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Pensiero laterale o verticale: di quale hai bisogno?

Riflessioni | 0 commenti

Vi è mai capitato di trovarvi impantanati nella soluzione di un problema e tornare e ritornare sempre sugli stessi punti cercando disperatamente di fare sciogliere i nodi che vi impediscono di arrivare al risultato?
Può succedere in tutti i campi e a tutti i livelli di difficoltà; con la lampada che non ne vuole proprio più sapere di accendersi così come con una strategia di lavoro complessa che non ha dato i risultati sperati. Non importa il tipo di problema o il contesto in cui avviene, ma in quei casi, solitamente, non “ci caviamo i piedi” finché non irrompe un’idea alternativa che si allontana dal filo logico che avevamo percorso fino a quel momento. È il pensiero laterale che ci viene in aiuto.
Un’illuminazione, spesso accompagnata da un: “che idiota, perché non ci avevo pensato prima”?

Ecco, perché non ci avevamo pensato prima?
Di solito perché ci ostinavamo a seguire un percorso verticale, logico, sequenziale. E ci arriviamo solo quando usciamo dai binari rigidamente precostituiti che ci eravamo obbligati a seguire. Cioè, quando abbandoniamo il pensiero verticale a favore di quello laterale, secondo il concetto introdotto da Edward De Bono, uno psicologo maltese che ha passato la sua vita a studiare questi temi[1].

Pensiero laterale

Ma che cos’è il pensiero laterale, esattamente?
È un termine che indica una modalità di risoluzione di problemi con un approccio particolare, cioè attraverso l’analisi della situazione da diverse angolazioni, piuttosto che andare alla soluzione più diretta (e classica) attraverso nessi logici e sequenziali.

Invece di partire dalle valutazioni più ovvie, quelle a cui siamo regolarmente abituati, si cercano modi differenti e punti di vista alternativi. Insomma, si devia dal percorso centrale per girare un po’ intorno al problema…godendosi il paesaggio 😉

Ovviamente, non si tratta di un percorso semplice e immediato, proprio perché siamo solitamente abituati a seguire direzioni prestabilite e veloci. Le quali il più delle volte ci aiutano, ma che in determinate situazioni possono rappresentare un vero e proprio ostacolo.

Pensiero verticale e pensiero laterale

Il pensiero logico-razionale viene invece definito “verticale” da De Bono perché procede in sequenza e per step successivi conseguenti a quelli precedenti. Immaginatelo come una freccia che unisce dei puntini in sequenza, partendo dall’alto e procedendo verso il basso.
Il pensiero laterale, al contrario, non è ancorato alla logica, procede in orizzontale, scoprendo nessi nuovi e introvabili (se si seguisse lo schema classico del ragionamento). Potremmo immaginarlo più come una rete che connette punti su uno stesso piano, una ragnatela che si estende in tutte le direzioni.

Come esseri umani siamo abituati, da Aristotele in poi, e soprattutto dopo l’Illuminismo, a mettere su un piedistallo la ragione, la ricerca scientifica e la logica. D’altra parte, ci riteniamo superiori agli altri animali grazie alla nostra corteccia cerebrale che consideriamo superiore in quanto naturalmente portata ad un pensiero di tipo verticale.
Uscire da questa direzione è visto più spesso come un errore che come un vantaggio.

Certo, è vero che il progresso si è costruito grazie a ricerca scientifica e rigore logico, ma il pensiero laterale ci ha messo lo zampino molto più spesso di quanto non si creda. I casi di grandi scoperte nate da eventi fortuiti che hanno permesso di cogliere un collegamento prima non visto, nonostante tutti i procedimenti logici seguiti, si sprecano.

Meglio il verticale o il laterale?

Il problema nasce dal volere mettere una forma di ragionamento contro l’altra, cercando di eleggere un vincitore. Creatività pura contro razionalità. Un po’ lo stesso sbaglio che si compie quando si contrappone l’innovazione disruptive con la rigorosa organizzazione dei processi aziendali. Come se non fossero due aspetti del medesimo percorso che porta al risultato, semplicemente da attuare in momenti differenti.

Il pensiero creativo o laterale è anch’esso frutto del nostro ragionamento, ma si tratta di un tipo di riflessione differente; spesso viene considerato di qualità inferiore, senza coglierne le reali implicazioni di aiuto nella vita, nel lavoro e nella scienza.

Lo strumento è lo stesso: il nostro cervello. È il modo in cui lo usiamo che è differente. E, se mettiamo da parte il pregiudizio sulla presunta superiorità della logica, potremmo scoprire qualcosa di utile. E cioè che, a seconda di ciò che serve, possiamo utilizzare un metodo o un altro per ottimizzare la soluzione dei nostri problemi.

Quando non riusciamo a trovare una soluzione con il normale procedimento verticale o qualora sia necessaria un’idea nuova, allora si dovrebbe usare il procedimento laterale.

Perché? Perché il pensiero verticale ha delle caratteristiche intrinseche che non gli permettono di inventare nuove soluzioni; quelle stesse tipicità che rappresentano dei vantaggi nella soluzione di problemi tradizionali, si rivelano un limite se dobbiamo trovare risposte originali.

Vantaggi e limiti del pensiero verticale

In pratica, il nostro cervello è strutturato per interpretare le varie situazioni secondo il criterio della probabilità: di fronte ad una situazione, deve trovare quel senso che ha la massima probabilità di spiegare ciò che sta avvenendo. È il motivo per cui possiamo vivere automatizzando moltissime risposte e sapendo già a priori cosa significano la maggior parte delle condizioni nelle quali ci troviamo e a cosa porteranno. In caso contrario, la vita sarebbe quasi impossibile perché dovremmo analizzare a fondo tutto ciò che ci capita ed esaminare con cura qualsiasi azione, non potendo dare nulla per scontato.

Di fatto, la nostra capacità di estendere a situazioni differenti certi principi logici che ci permettono di interpretarle velocemente ci garantisce rapidità di analisi e presa delle decisioni nella maggior parte delle situazioni di vita quotidiana.
Il ragionamento verticale è, quindi, quello che ci fa trovare la soluzione che ha la più alta probabilità di essere vera e adeguata. È il motivo per cui noi lo preferiamo e lo utilizziamo più di frequente. Per non rendere la nostra vita un inferno ripartendo ogni giorno dall’inizio, come nel famoso film “ricomincio da capo”.

Tuttavia ha dei limiti; tende ad imbrigliarci sempre negli stessi ragionamenti e a portarci alle medesime conclusioni. Che succede, quindi, se abbiamo bisogno di uscire da una situazione che non riusciamo a comprendere, trovare un’idea nuova, capire qualcosa che ci sta sfuggendo?

Caratteristiche del pensiero laterale

Qui sarebbe bene che entrasse in campo il pensiero laterale. Che, attenzione, non è privo di regole. Tutt’altro. Sia il laterale che il verticale seguono un procedimento, solo che è differente.

Ci sono diverse tecniche per affinare questa competenza che, per ragioni di spazio, non analizzerò ora, ma alla base c’è una caratteristica comune: quella di liberarsi dalle costrizioni della logica e dai binari stretti in cui vorrebbe incanalare il nostro pensiero. A volte non è solo il procedimento logico a crearci delle strettoie, ma anche l’esperienza passata e l’abitudine che ci rendono più complesso vedere aspetti nuovi in situazioni conosciute.

È quindi necessario:

  • identificare quei pensieri dominanti secondo i quali tendiamo ad interpretare una data situazione
  • metterli in discussione
  • cercare nuovi nessi e nuovi modi di vedere quella stessa realtà
  • uscire dalla modalità di pensiero verticale e utilizzare in nostro aiuto dati e circostanze casuali che ci circondano
  • allenarci a riconoscere nel nostro ambiente, e ad utilizzare, quelle stesse situazioni fortuite; imparare a cercare per il piacere di cercare

Il pensiero laterale può manifestarsi in modi differenti, ma in tutti si nota la tendenza ad andare oltre agli schemi consueti; a volte può trattarsi dell’attitudine ad esplorare il mondo circostante senza pregiudizi di alcun tipo, in cerca (volontaria o involontaria) di un’ispirazione che ci porti a trovare dati nuovi con cui ricombinare quelli già esistenti. Altre volte, invece, si tratta di ricomporre gli elementi che già abbiamo in schemi insoliti per leggere ciò che abbiamo in una prospettiva differente.

Una forma mentis

Si tratta, comunque, sempre di creare qualcosa di nuovo, non semplicemente di migliorare quanto già esistente, pratica per la quale è più che adatto il pensiero razionale.

A volte questo capita per caso, per un colpo di fortuna scopriamo aspetti che altrimenti non avremmo visto. Ma attenzione: il più delle volte non si tratta solo di fortuna, ma di una mente pronta a cogliere collegamenti nuovi, ad accorgersi di aspetti insoliti nell’ambiente circostante. Se la stessa situazione fortuita fosse capitata ad una persona chiusa nei suoi schemi rigidi, con buona probabilità non avrebbe notato i dati emergenti o non li avrebbe collegati ad altri già conosciuti per individuare una soluzione nuova ad un problema.

Si tratta di un abito mentale a cui ci si può nel tempo allenare. Se non ci si pone verso il nostro mondo con mente aperta, difficilmente potremo portare innovazione nella nostra vita e nel nostro lavoro, semplicemente perché ci faremmo sfuggire degli elementi essenziali per poterlo fare.

Il pensiero laterale è un talento naturale?

Non è vero, come molti pensano, che la creatività e la capacità di pensare in modo differente e innovativo sia un talento naturale. Certo, è vero che c’è chi è più predisposto, così come nello sport.
Ma puoi avere anche un corpo atletico e possente e non diventerai mai un campione di una qualsiasi disciplina se non ti alleni. Così come puoi non avere un fisico che ti aiuta e, quindi, non diventare un campione olimpionico, ma allenandoti nel modo giusto certamente migliorerai le tue capacità.
Se invece metti insieme predisposizione e allenamento, puoi arrivare ovunque.

Insomma, il pensiero laterale è un’abilità che si può apprendere esercitandosi a pensare e a vedere le cose in determinati modi. È un’attitudine, una forma mentis che si costruisce nel tempo e con la pratica, che richiede consapevolezza nell’uso.
Pochi la possiedono come attitudine naturale, ma tutti possono acquisirla in una qualche misura, applicandosi con impegno.

Non è però semplice, visto che la società e i metodi didattici tradizionali non incoraggiano questa abilità; anzi, di fatto la ostacolano dirigendo la mente degli studenti verso i binari rigidi del pensiero razionale.
Finché, però, non si coglierà l’importanza di utilizzare questa modalità di ragionamento, si continuerà a seguire la visione dominante della supremazia della logica, perdendosi infinite occasioni che, spesso, abbiamo sotto agli occhi, ma che guardiamo con lo sguardo sbagliato.


[1] De Bono, Il pensiero laterale, 2000, BUR, Milano. Trovi una mia recensione anche qui nella sezione “risorse”

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