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Tra digital marketing, tech e domini: intervista a Simone Catania

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Parlare di presenza online, nel 2021, può apparire poco innovativo, quasi obsoleto.
Tuttavia, i dati ci dicono che, ancora oggi, in periodo di piena esplosione e maturità del web, l’utilizzo del digital marketing in Italia non è pienamente consolidato. Tanto più se rivolgiamo lo sguardo all’e-commerce.
Insomma, nel nostro Paese abbiamo ancora margini di miglioramento, nonostante la pandemia abbia accresciuto la confidenza con il digitale.

Ne parliamo, in questa intervista, con Simone Catania per conoscere meglio tale mondo e sapere come muoverci in esso per ottenere dei risultati efficaci.



Iniziamo col presentarti. Di cosa ti occupi esattamente?

Mi occupo di Content marketing e comunicazione B2B in ambito tech, in particolare lavoro nell’industria dei servizi Internet. Da circa 5 anni lavoro per il registro del dominio .SRL e .LTDA, attualmente gestito da InterNetX. Sono il responsabile del progetto editoriale news.srl, blog rivolto a imprenditori e professionisti in cui parliamo di digitalizzazione a 360 gradi. È un progetto che amo definire “aperto”, poiché siamo sempre felici di poter dare voce a chi ha il piacere di utilizzare la nostra piattaforma per parlare del proprio lavoro. Dal 2021, oltre a gestire news.srl, ricopro il ruolo di Global Content & Communications Manager per il core business dell’azienda con particolare focus sull’industria dei domini.

Cos’è un dominio e perché nasce .SRL?

L’estensione di dominio è quella parte di un indirizzo web che va dopo il punto. Esistono categorie di domini chiamati ccTLD (country code top-level domain) come il dominio italiano .IT ed altre estensioni generiche (gTLD) come i famosi .COM o .NET. Negli ultimi anni sono nati tantissimi altri nuovi domini per diversi settori ed usi.

Dopo varie verifiche e test, InterNetX ha ottenuto l’incarico di gestione del dominio .SRL da parte di ICANN, l’ente di gestione della rete Internet. La comunità Internet ha lanciato .SRL per offrire un nome di dominio professionale alle aziende registrate con la forma legale di s.r.l in Italia, Romania e molti altri Paesi ispanofoni dell’America latina dove sono presenti tali forme giuridiche. Le imprese hanno oggi l’opportunità di registrare un nome di dominio chiaro, semplice e facile da ricordare come ad esempio www.nomeazienda.srl. Il dominio funge inoltre da “sigillo di qualità” sul web, poiché solo le s.r.l. possono richiedere la registrazione.

Nel 2021, con l’utilizzo imperante dei social e di nuove piattaforme che nascono continuamente, ha ancora senso avere un sito o blog per un freelance o un’impresa?

La risposta è chiaramente sì, un progetto imprenditoriale richiede un sito web.

Le piattaforme social scelgono come presentare i contenuti ai propri utenti, vivono di feed sempre aggiornati e seguono un algoritmo che fa i loro interessi e a cui non puoi fare affidamento per il successo della tua azienda.

Anche in termini di grafica e funzionalità, affidarti ai social vuol dire avere confini ben delineati. Nonostante vengano inseriti tra gli owned media, in verità non ne hai il pieno controllo, ma devi “sottostare” alle specifiche delle singole piattaforme sui cui decidi di presentarti. Non dobbiamo inoltre dimenticare che non tutti sono attivi o registrati in un determinato social se vogliamo raggiungere un pubblico ampio e trasversale. Queste piattaforme inoltre potrebbero essere in voga oggi, ma fare un flop domani (vedi MySpace per esempio).

Per questi motivi, un sito web è fondamentale come un tuo canale proprio dove offrire un’esperienza ottimizzata che corrisponde esattamente alle esigenze dei tuoi utenti.

Poi naturalmente i social sono un elemento fondamentale oggi, ma all’interno del tuo marketing mix e delle tue strategie di comunicazioni che comunque dovranno ruotare intorno al sito web.

Per chi, come te, si occupa di contenuti in ambito tech, quanto è difficile avvicinare il grande pubblico su temi e termini che possono risultare anche un po’ ostici? Come si riesce a farlo?

Molto dipende dal target e dall’obiettivo del contenuto. In linea generale, per i contenuti su news.srl parliamo a un pubblico perlopiù trasversale, quindi cerco di trovare un equilibrio tra profondità dell’informazione e modalità di presentazione. Cerco di non prendere mai nulla per scontato per ciò che riguarda le conoscenze. Il fine naturalmente è quello di rendere accessibile un argomento altamente tecnico creando un ambiente in cui sia il profano che l’esperto possano trarne qualcosa di buono. Il tutto proseguendo in modo coerente affinché ogni mattoncino di informazione formi la base per il concetto successivo.

Oltre a ciò che comunichiamo, bisogna fare attenzione anche alla forma, e ciò non vuol dire solo grammatica e parole chiare. Sul web oggi siamo bombardati da un numero vastissimo di informazioni. Un articolo ad esempio deve essere impostato per permettere all’utente di effettuare una scansione visiva. Ciò significa principalmente avere un articolo ben strutturato in paragrafi, sottotitoli, possibilmente informazioni sotto forma di elenco puntato, ma anche immagini, infografiche e video che spezzano la monotonia del testo e offrono una migliore esperienza.

Quali consigli daresti alle PMI che intendono cimentarsi in una strategia di Content marketing?

Consiglio innanzitutto di avere ben presente l’obiettivo da raggiungere e calcolare le risorse disponibili, tra queste naturalmente anche il tempo a disposizione. Sottolineo fin da subito che se l’obiettivo è il posizionamento SEO, in questo caso sarebbero necessarie conoscenze trasversali anche piuttosto tecniche per cui sarebbe meglio affidarsi a un esperto.

Se invece quello che vogliamo ottenere è generazione di lead, maggiore fiducia e conoscenza del brand o in generale creare valore intorno a un prodotto e servizio, possiamo realizzare dei contenuti come ad esempio un contenuto testuale quale un articolo, un tutorial o delle spiegazioni su come risolvere un problema che i nostri utenti potrebbero avere.

Questi sono i passi che potremmo seguire:

  1. Una volta identificato l’argomento, riassumiamolo in una parola chiave. Visitiamo lo strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Ads, un ottimo tool per confrontare la media di ricerche mensili, il livello di concorrenza e suggerimenti per parole chiave simili o correlate alla nostra. Questo primo risultato configura una prima concretizzazione della nostra idea iniziale.
  2. A questo punto con la nostra parola chiave ben chiara, possiamo utilizzare i risultati di ricerca delle query Google o strumenti gratuiti come AskThePublic per ottenere suggerimenti sul comportamento di ricerca degli utenti. Per quanto riguarda i motori di ricerca si consiglia di utilizzare la modalità in incognito per ottenere risultati il più neutrali possibili e non basati sulla nostra cronologia/profilo personale.
  3. Il passo successivo è ricercare ciò che esiste sul web sull’argomento. Guarda cosa ha fatto la concorrenza e non aver paura di “lasciarti ispirare”. Questo passaggio è fondamentale per avere un punto di partenza per poi distinguerti dalla concorrenza cercando di proporre ciò che secondo te potrebbe essere aggiunto o migliorato.
  4. A questo punto si va all’azione: unisci le parole chiave con il più alto volume di ricerca e la minore concorrenza con i suggerimenti che hai trovato nei risultati di ricerca Google. Crea il tuo contenuto ricordando di offrire un valore aggiunto al lettore e di inserire una CTA chiara senza dimenticare le best practices per la scrittura sul web.

Qui finisce la fase di ideazione e creazione ma nel quadro di una strategia di Content marketing siamo solo a metà. È fondamentale basarsi sui dati, ovvero misurare le performance del proprio lavoro. Ricordarti inoltre di promuovere il tuo contenuto come ad esempio sui social o su un forum e, perché no, di massimizzare il ROI (Return on Investment) attraverso misure di Content Recycling.

Che consigli daresti a giovani che volessero affacciarsi adesso a un lavoro come il tuo?

Per entrare nel mondo delle professioni digitali oggi esistono tantissimi corsi di laurea triennale e specialistica. Intraprendere e portare a termine un percorso universitario è un ottimo modo non solo per conoscere dinamiche e teorie legate al digital marketing e alla comunicazione digitale, ma è sicuramente anche un ottimo banco di prova. Non per ultimo rappresenta un fattore importante per presentarsi nel mondo del lavoro al meglio e avere maggiori prospettive di carriera.

Oggi online esistono comunque diversi corsi, offerti anche da grosse MarTech, che permettono di imparare e completare con una certificazione il proprio curriculum, perlopiù gratuitamente. Ad esempio, saper lavorare con l’analisi dei dati web oggi è fondamentale e la certificazione Google Analytics permette di scoprire come raccogliere, elaborare e configurare l’analisi dei web su Analytics. Chi volesse invece focalizzarsi sul mondo dell’advertising online, sempre Google offre numerosi corsi su AdWords.

Io personalmente ho apprezzato l’Academy di HubSpot in cui è possibile ottenere una certificazione in Content marketing, Inbound marketing e Digital marketing. Le certificazioni Blueprint invece dimostrano la conoscenza degli strumenti marketing di casa Facebook che comprendono l’omonimo social, Instagram e WhatsApp. E questo solo per fare qualche esempio. Basta fare una ricerca su Google per avere davanti a sé un mondo di opzioni!

Il mondo digital è ampio e vario e può richiedere conoscenze trasversali. Risulta quindi fondamentale capire quali sono i propri punti di forza e i propri interessi e partire da lì. 🚀



Un sentito grazie a Simone Catania per averci concesso questa intervista. Se vuoi conoscerlo meglio, lo trovi sui social. Naturalmente 😉
Qui i suoi riferimenti:

Linkedin: https://www.linkedin.com/in/simone-catania-81542490

Facebook: https://www.facebook.com/simone.catania.1428/

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