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Mappe mentali e concettuali. Cosa sono e come si usano

Strategie e strumenti | 0 commenti

Mappe mentali

Sul finire degli anni Settanta, Tony Buzan, uno psicologo cognitivista inglese, diede vita ad una tecnica innovativa e rivoluzionaria nell’ambito delle metodologie di apprendimento rapido. In seguito alla sua insoddisfazione su quanto si sapesse al tempo del funzionamento del cervello – e soprattutto di come esso apprenda – iniziò a fare ricerche sulla memorizzazione e a divulgare il concetto di mappe mentali.

Nacque così uno strumento che, da allora, ha fatto la felicità di migliaia di studenti che hanno scoperto un modo più semplice e creativo per memorizzare.
Non so voi, ma io ricordo ancora come un incubo il mio libro di storia delle superiori, strutturato secondo me appositamente per evitare qualsiasi forma di memorizzazione 😉

In realtà, le mappe mentali sono un metodo valido per molti, ma non per tutti, almeno per quanto riguarda l’apprendimento. Sicuramente, imparare a farle correttamente e avere una buona memoria fotografica aiuta molto.
In ogni caso, il loro utilizzo non si restringe solo allo studio, ma risulta molto valido anche in fase di creazione e progettazione.

Cosa sono le mappe mentali

Spesso confuse con quelle concettuali (vedi sotto), le mappe mentali sono definite come rappresentazioni grafiche del pensiero. Attraverso elementi come parole chiave, immagini, simboli e colori, semplificano concetti altrimenti difficili da memorizzare. Con questo strumento si creano associazioni dirette a partire da un concetto principale, posto al centro della mappa, da cui partono tutti i collegamenti. Sfruttano, combinandole, sia la capacità analitica che quella creativa del cervello.

La forza delle mappe mentali sta nella loro capacità di:

  • ridurre la complessità delle informazioni grazie a un’immagine d’insieme
  • facilitare il ricordo di concetti difficili
  • stimolare contemporaneamente le competenze dei due emisferi cerebrali
  • generare nuove idee
  • ideare e sintetizzare progetti
  • incentivare la creatività

Gli elementi di cui è composta sono

  • parole chiave
  • rami curvi
  • immagini
  • colori
  • collegamenti

A cosa servono

Si tratta di una tecnica visuale per stimolare le capacità immaginative, i processi associativi attraverso cui ristrutturare le idee, così come per risolvere i problemi in maniera più efficiente. Ma anche per iniziare a sviluppare un progetto, organizzare contenuti o strategie. Sono poi molto utilizzate in ambito didattico per facilitare l’apprendimento e comprensione degli argomenti; l’uso di concetti chiave, immagini e colori può aiutare infatti la memorizzazione.

Come è fatta una mappa mentale

Nella mappa, le informazioni vengono disposte secondo una logica gerarchica e associativa. Infatti si parte da un nucleo centrale, che rappresenta l’argomento principale, dal quale si dipartono i vari rami.
Questi sono costituiti da parole chiave che collegano ciascun elemento con quello che lo precede e si dispongono in senso orario.

La parola chiave è un termine – o al massimo una brevissima frase – che condensa in sé concetti più complessi ad essa collegati.

Ogni elemento della mappa ha sempre e solo un antecedente, cui è unito mediante un ramo. In genere, la disposizione grafica degli elementi è a raggiera, ma è possibile realizzare anche altre forme di connessione, come quella a spina di pesce oppure ad albero. Nell’idea di Tony Buzan, la struttura radiale serviva a ricalcare la stessa conformazione dei neuroni.

Come si realizzano le mappe mentali

L’intero percorso procede con la libera associazione mentale, iniziando dall’elemento centrale e agganciando man mano nuovi elementi verso l’esterno della struttura o ristrutturando quelli già inseriti.

Nelle ramificazioni che via via si espandono, si procede dal generale al particolare. Possono venire connessi fra loro anche concetti disposti in punti diversi della mappa attraverso associazioni che si rappresentano con delle frecce. Si tratta di note, commenti, relazioni fra elementi. Mentre i contenuti della mappa coincideranno sempre con i rami.

Inoltre, nelle mappe mentali le parole chiave sono collegate successivamente a delle immagini. In questo modo si stimola la parte visiva del cervello, quella che memorizza con più facilità.
Si utilizzano figure fantasiose, che siano divertenti per l’autore da scegliere e disegnare, e che si prestino a colpire e a rimanere impresse. C’è, infatti, un forte impiego di elementi evocativi, che stimolano il processo creativo e la memorizzazione.
Vengono poi utilizzati colori che diano la sensazione di armonia, oppure contrastanti per attirare l’attenzione. Anche questo elemento stimola l’apprendimento.

La struttura della mappa mentale permette di avere sempre ben presente l’argomento generale nella sua totalità, le sue ramificazioni, i collegamenti.

Consente dunque una rappresentazione che ha un punto di partenza ma che può estendersi a piacimento verso l’esterno e dispone gli elementi intorno al centro secondo una raggiera.

Le mappe concettuali, invece, hanno struttura e funzione differenti.

Le mappe concettuali

Queste ultime possono, infatti, essere considerate rappresentazioni del pensiero razionale.

Sviluppate negli anni Sessanta dal biologo statunitense Joseph Novak (sulla base delle teorie di Ausubel), si differenziano da quelle mentali per la maggiore organizzazione degli elementi. Le relazioni non si basano più su associazioni, ma su reti di relazioni tra concetti, secondo un’impostazione maggiormente basata su causa-effetto o precedente-successivo.

Sono quindi sviluppate su una base cognitiva e razionale, a differenza di quelle mentali che sono più imperniate su creatività (colori che differenziano ogni concetto, immagini evocative) e associazioni.
La mappa concettuale, dovendo fare appello ad un impianto logico, è solitamente monocromatica e con una struttura che si ripete per sottolineare la funzionalità e il tipo di collegamento fra i concetti. Per questo solitamente la struttura è a reticolo (ricco di connessioni anche complesse, non sempre facili da leggere a colpo d’occhio) mentre quello delle mappe mentali è radiale.

Disegnare una mappa mentale in pratica

  1. prendi un foglio bianco, posto in orizzontale; poi penne, matite e pennarelli;
  2. scrivi al centro l’argomento che devi sviscerare con una parola (massimo due-tre, senza articoli e congiunzioni), in maiuscolo, disegnandola a colori al centro del foglio;
  3. aggiungi a questo primo elemento tutto quello che ti evoca tramite associazione di idee. Rispondi alla domanda: “Cosa mi viene in mente pensando a questo argomento?”
  4. inizia a creare questi rami che partono dall’argomento centrale in senso orario. Scrivine almeno sei, in diversi colori, creando linee curve che vanno verso l’esterno;
  5. da questi si dipartiranno, poi, delle biforcazioni, cioè sotto-rami colorati con altre idee collegate al ramo da cui derivano;
  6. scrivi le parole chiave sui rami e sottorami e disegna accanto delle immagini per ricordartele. Questo è importante perché hanno un potere evocativo infinitamente superiore a quello delle parole, essendo facilmente legate alle emozioni;
  7. non ti preoccupare di saper disegnare; non è richiesta alcuna abilità. Ciò che conta è seguire la struttura.

Colori e immagini sono essenziali perché il modello è volto alla creatività e alla memorizzazione. Ciò che rende gradevole ed evocativa la mappa, quindi, aiuta queste funzioni. Anche per questo non vanno usati fogli a quadretti o a righe, ma solo bianchi, poiché devi lasciare spazio all’immaginazione e permettere alla mente di vagare liberamente, guardando il foglio. Delle distrazioni sulla pagina ti permettono di vedere meno bene l’insieme e peggiorano l’aspetto grafico, che è importante per la memorizzazione o l’analisi.

Come immagini, usa quelle che per te sono correlate al concetto, non necessariamente in modo razionale, ma anche usando divertenti associazioni. L’importante è che sia qualcosa che per te ha senso e che ti aiuta a ricordarlo.

Esempi di utilizzo delle mappe mentali

Le mappe mentali sono, infatti, molto usate per lo studio. Immaginiamo che tu debba apprendere la prima guerra mondiale. Al centro metterai questo tema e da lì farai partire i rami con tutte i contenuti che ti rimangono in mente dopo una prima lettura. Questi, a loro volta, saranno collegati ad ulteriori elementi che potrai rappresentare con dei sottorami. Si procede sempre dal centro verso l’esterno, a raggiera (curva). Alla fine, guarda la tua mappa e prova ad impararla, se ti serve per la memorizzazione.

Se, invece, la usi con altri scopi (ad esempio, farti venire idee creative su un progetto), dai sfogo a tutto ciò che ti viene in mente, poi riguardala e inizia a ragionare sopra a ciò che hai scritto per potere poi dare in un secondo momento una forma più razionale per creare i tuoi obiettivi e sottobiettivi e la sequenza corretta in cui impostarli. In questo caso, quindi, puoi passare da una mappa mentale ad una concettuale, ad un diagramma di Gantt o a qualsiasi struttura ti sia più utile per formalizzare un percorso corretto per il tuo progetto.

Strumenti digitali

Le mappe mentali andrebbero fatte a mano, su carta. Soprattutto se le usi per imparare qualcosa, perché è ormai provato da  numerosi studi che scrivere a mano aiuta l’apprendimento e la memorizzazione.

Tuttavia, negli ultimi anni sono stati creati diversi software per la realizzazione digitale di queste rappresentazioni. Essi permettono di realizzare mappe strutturate secondo il modello gerarchico – associativo, nonché belle e curate dal punto di vista grafico.

Vi possono essere anche tool ulteriori, come la possibilità di inserire del testo esteso. Questo può essere vantaggioso nel caso tu la stia utilizzando con un fine pratico (ad es. per progettare o fare una presentazione), avvicinandola di più ad una mappa concettuale. Ad esempio, puoi partire da una prima fase creativa per la realizzazione di un progetto, a cui vuoi poi far seguire una seconda più operativa, in cui strutturarlo adeguatamente con sottoobiettivi e tempistiche.

Esistono sia degli applicativi opensource che proprietari. Fra i primi, ricordiamo i più noti Freeplane, Freemind, Xmind e Mindmeister.
Fra quelli a pagamento, il primo fu creato dallo stesso Tony Buzan. Si chiamava iMindMap (ora, invece, Ayoa) e ti permette di disegnare, modificare, aggiornare e condividere mappe mentali.

Anche se meno valido per la memorizzazione e la creatività, un software offre altri vantaggi. Puoi, ad esempio, spostare velocemente i rami e modificare le mappe senza doverle cancellare e ripartire da capo. Inoltre, ti dà modo di esportare tutto in altri formati (come pdf, powerpoint) per condividerle.

Fra le curiosità, ti indico WikiMindMap, un programma gratuito per la didattica, sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Esso consente la creazione di mappe mentali salvabili in un formato compatibile con Freemind e Freeplane. È ottimizzato per Wikipedia, per cui, a partire dall’indice di un articolo pubblicato qui, ti crea la mappa.  Wiki2map.org è il sito che ha raccolto la sua eredità.

Per cosa è utile una mappa mentale

Basandosi su un sistema essenzialmente associativo, aiuta le capacità creative e incentiva le associazioni mentali. I colori e le immagini stimolano il contributo dell’emisfero destro. Perciò le mappe mentali sono particolarmente efficaci sia per l’apprendimento sia come supporto all’elaborazione del pensiero, alla creatività e alle prime fasi di progettazione.
Per la memorizzazione più completa e dettagliata, così come per l’impostazione di un processo in modo più operativo, sono più adatte, invece, le mappe concettuali.

Si possono anche considerare come due fasi di un processo in cui impostare prima una visione globale che lascia libero spazio alla fantasia per procedere poi con una maggiore sistematizzazione.

La mappa mentale è uno strumento che ha validità anche se sfruttato in gruppo, per esempio durante un braistorming.

I benefici delle mappe mentali

In sintesi, potremmo sintetizzare così i benefici più importanti:

  1. Creatività: incoraggia la creatività e aiuta a trovare nuove idee;
  2. Collaborazione fra colleghi: può agevolare l’incontro di brainstorming su un progetto, aiutando anche a realizzare un’atmosfera divertente, rendendo la riunione meno pesante;
  3. Progettazione e programmazione: quando devi iniziare a pianificare e organizzare un nuovo progetto, la prima fase potrebbe bloccarti. In questo caso, l’aspetto più “libero” e fantasioso di una mappa mentale può essere un primo step per iniziare a buttare giù le idee che riorganizzerai in un secondo tempo con strumenti più adatti;
  4. Preparare un discorso. Per memorizzare a colpo d’occhio un discorso, la struttura, i colori e le immagini della mappa possono esserti molto utili;
  5. Apprendimento: le mappe mentali sono nate per questo scopo. Possono aiutare gli alunni a identificare e ricordare meglio alcuni concetti (soprattutto per chi ha una memoria visiva);
  6. Soluzione di problemi e decisione: la mappa mentale può esser utilizzata nella fase più creativa del problem solving e aiutare ad esplorare le relazioni tra idee.

Bene, siamo arrivati alla fine del magico mondo delle mappe mentali. Direi che ora manca solo di iniziare a sperimentarle per ciò che ti serve di più.
Prendi carta, penna, matite colorate e inizia a fare pratica!

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