Come l’atteggiamento mentale incide su vita e raggiungimento degli obiettivi

Aspetti psicologici, Mindset | 0 commenti

Donna che guarda uno sfondo con un punto interrogativo

Carol Dweck è una professoressa di psicologia della Stanford University; le sue ricerche si focalizzano sui temi della motivazione e dell’atteggiamento mentale.
Negli ultimi anni, è diventata abbastanza nota anche al grande pubblico grazie ad un libro che parla, appunto, di mindset. Nello specifico, della differenza fra due tipi di mentalità: il growth mindset (mentalità di crescita o dinamica) e il fixed mindset (mentalità fissa o statica).

Naturalmente, come sempre, non dobbiamo immaginare le persone in una logica binaria; sono molto più complesse di così. Possiamo però ritenere che gli individui si posizionino in punti differenti di una linea che mostra, agli estremi, questi due tipi di atteggiamenti mentali.

Perché è importante capire come ci poniamo noi o gli altri in questo continuum? Perché l’Autrice ci mostra come il modo in cui noi pensiamo alla nostra intelligenza e alle nostre capacità può influenzarci fortissimamente anche nei risultati che otteniamo in vari campi della vita, successo (qualunque cosa per voi questo rappresenti) e lavoro inclusi.

L’importanza delle nostre convinzioni

Come chiarisce la stessa Dweck, il suo lavoro fa parte di una tradizione in psicologia che mostra il potere delle convinzioni delle persone. Queste ultime possono essere consapevoli o inconsapevoli; in ogni caso, hanno un peso determinante su ciò che vogliamo e sulla probabilità di ottenerlo.
Tuttavia, non si tratta solo di realizzare una fotografia statica della situazione. La parte interessante di questi studi è che mostrano come cambiare le convinzioni degli individui, anche le più semplici, possa avere effetti profondi.

Le sua analisi sono cominciate  dal comprendere come le persone, a partire dagli studenti della sua università, affrontassero i problemi o i fallimenti.  Mentre osservava i loro comportamenti, notava che vi erano reazioni molto differenti.
Nonostante nessuno amasse fallire, ovviamente, vi era chi aveva reazioni negative, di rifiuto, rabbia o disimpegno e chi, invece, sembrava ricevere una sorta di spinta motivazionale.

Capirai che comprendere dove stesse la differenza poteva rappresentare la chiave per implementare e raggiungere il secondo atteggiamento mentale, molto più utile, adattivo e decisamente meno ansiogeno.

Qual era, quindi, il segreto di una mentalità che poteva trasformare un fallimento in un dono? La vera differenza stava nelle convinzioni che permettevano di interpretare in modo diverso l’errore.
Coloro che in qualche modo ricevevano una spinta ad un maggiore impegno erano gli studenti che consideravano l’intelligenza non una capacità fissa, un dono dato in misura maggiore o minore a qualcuno che doveva accontentarsi di quanto ricevuto per tutta la vita. Si trattava, invece, di una qualità che poteva incrementare attraverso lo sforzo. E questo non riguardava solo l’intelligenza, ma le varie capacità umane.

Non solo non si scoraggiavano per il fallimento, ma non pensavano nemmeno di avere fallito. Lo interpretavano, piuttosto, come un’occasione di apprendimento.

Genetica o esperienza?

Da che mondo è mondo, l’uomo si interroga sull’origine di alcune qualità: sono capacità innate, determinate dai geni o sono acquisite e si possono migliorare? Quanto conta la biologia e quanto l’ambiente?
Da psicologa so bene come sia forte l’effetto dell’esperienza, della cultura e del contesto in cui nasciamo e viviamo nel determinare certi nostri aspetti, competenze, possibilità. E questo vuol dire che esiste un buon margine di cambiamento e miglioramento, volendo.
Persino in ambito fisico, pur entro certi limiti, possiamo modificare molti aspetti (forza, crescita muscolare, resistenza, ecc.). Perché mai non potremmo farlo in aree dove non vi sono costrizioni biologiche così nette?

Quasi nessuna delle capacità che ci riguardano è esclusivamente dettata dalla natura o dall’educazione, ma è piuttosto una costante interazione tra le due. Gilbert Gottlieb, un eminente neuroscienziato, spiega che non solo i geni e l’ambiente cooperano mentre ci sviluppiamo, ma i primi richiedono un input dal secondo per funzionare correttamente.
D’altra parte, se ci pensi, è il concetto stesso di evoluzione della specie. Se i geni rappresentassero un sistema chiuso, con un progetto preciso e non modificabile, non sarebbe neanche possibile migliorare per perfezionare gli aspetti più adattivi rispetto alle condizioni in cui un organismo si trova. Cosa che, invece, avviene con l‘evoluzione.

La questione non è, quindi “l’uno o l’altro”, ma “l’uno E l’altro”.
Questo sia per quanto riguarda gli aspetti fisiologici che quelli mentali.

Ovviamente, come capita nel mondo fisico, anche nella psicologia il mutamento richiede impegno, attenzione, consapevolezza. Non è un gioco. Ma cambiare si può, a volte con risultati veramente sorprendenti.

Gli effetti dell’atteggiamento mentale

Il fatto che lo sappia io, però, non basta. Neanche che lo sappia un’intera comunità scientifica. Ciò che fa veramente la differenza, nella tua vita, è che lo sappia tu! Perché l’azione per il cambiamento deve comunque partire da te, per quanto agevolata da consigli, consulenza e competenza di un esperto.

E qui arriviamo al punto centrale: quali sono le conseguenze del pensare che la tua intelligenza o personalità sia qualcosa che puoi sviluppare piuttosto che un tratto fisso e profondamente radicato?

Moltissime. Soprattutto tenendo conto del fatto che – a differenza di un tempo – ad oggi sappiamo che le persone hanno più capacità per l’apprendimento e lo sviluppo cerebrale lungo tutta la vita di quanto si sia mai pensato. Nonostante ciascuno abbia una dotazione genetica unica, comunque l’esperienza, la formazione e lo sforzo personale lo possono portare avanti in uno sviluppo continuo.

In questo senso, la ricerca della Dweck ha messo un tassello importante nel dimostrare quanto in profondità la visione che adotti per te stesso influisca sul modo in cui conduci la tua vita e sui risultati che ottieni di conseguenza.

Effetti dell’atteggiamento mentale statico

Infatti, l’idea che le tue qualità siano incise nella pietra, quello che l’autrice chiama “mentalità statica” o “fissa” (fixed mindset), crea reazioni ben specifiche: autocelebrazione, evitamento, bisogno di conferme, disimpegno che, alla lunga, incidono profondamente su ciò che (non) otteniamo.

Di fatto, se sei convinto/a che l’intelligenza/carattere (o metti tu quello che vuoi) sia qualcosa che hai ricevuto in una specifica dose non modificabile, ogni tua azione sarà mirata a dimostrare che la quantità che hai ricevuto in dono sia adeguata e sufficiente (se non superiore alla media).
A questo punto, diventa importante per la tua integrità e il tuo amor proprio (o così si è portati a credere), confermare – talvolta in modo ossessivo – a te stesso e al mondo le tue varie qualità.
Spesso, poi, questa idea è qualcosa che ereditiamo dalle convinzioni della famiglia che ci cresce e che noi non mettiamo in discussione.

Effetti dell’atteggiamento mentale dinamico

C’è, invece, un altro atteggiamento mentale che porta a pensare che questi tratti non siano semplicemente qualcosa di immutabile con cui devi convivere, cercando sempre di convincere te stesso e gli altri che ne hai in abbondanza (quando magari temi di non raggiungere neanche la sufficienza).
In questo diverso modo di vedere le cose, ciò che la natura ti ha elargito è solo il punto di partenza per lo sviluppo ulteriore. Questa è la “mentalità dinamica” o “di crescita” (growth mindset) e si basa sulla convinzione che le qualità di base si possano coltivare attraverso l’impegno e che tutti possono cambiare e crescere.

Di fatto, mentre i primi sprecano le loro energie – fisiche e mentali – a dover dimostrare continuamente quanto sono grandi, i secondi studiano, si esercitano, imparano e persistono fin o a raggiungere le loro mete. E questo anche quando le cose (spesso, nella vita reale) non vanno bene.
Ed è esattamente questa la mentalità che permette alle persone di fare passi in avanti e prosperare anche durante i momenti più difficili della loro vita.

Come persone con differente atteggiamento mentale interpretano le difficoltà

Chi ha una mentalità statica tende a vivere difficoltà e fallimenti in maniera totalizzante, come un’impronta negativa non su qualcosa che ha fatto ma su di sé come persona.
In qualche modo, è come se l’errore dimostrasse al mondo che loro non hanno sufficienti qualità e, siccome ritengono non sia qualcosa di migliorabile, l’unico desiderio, a quel punto, è di nascondere la disfatta ed evitare situazioni future simili. Per impedire che qualcuno possa “prendergli le misure” di nuovo e realizzare che sono scarsi.
Di fatto, quando una mentalità fissa incontra l’ostacolo, si crea una sensazione di fallimento totale e di paralisi.

Di fronte a situazioni simili, anche chi ha una mentalità dinamica vive comunque con fatica o dispiacere la difficoltà. Ma è il modo di interpretarla e di reagire che è completamente differente. L’idea è che, se hanno sbagliato qualcosa, devono impegnarsi di più, correre dei rischi, affrontando le sfide e continuando a lavorarci sopra.
In fondo, se credi che l’impegno ripaghi e porti ad una crescita, non temi il rischio del fallimento, perché sai come affrontarlo. Se, invece, pensi di non potere crescere, rischio e sforzo diventano per te semplicemente due cose che possono rivelare a tutti le tue inadeguatezze, mostrando che non eri all’altezza del compito, che non sei dotato a sufficienza.

Tuttavia, è molto interessante vedere come questi aspetti possano cambiare, aiutando le persone a sviluppare una mentalità dinamica.
Praticamente, le convinzioni che hai, determinano pensieri e azioni che, a loro volta, portano a determinate conseguenze. In un circolo che può essere virtuoso o vizioso a seconda del punto di partenza.
Modificando quello, puoi invertire la direzione.

Atteggiamento mentale e autovalutazione

Un altro aspetto in cui questi due tipi di persone divergono molto è la capacità di autovalutarsi.
Gli studi mostrano che le persone con mentalità fissa sovrastimano notevolmente le proprie prestazioni e le proprie abilità. Mentre quelle con la mentalità di crescita sono tendenzialmente molto precisi in questa analisi. Perché questa differenza?
Se pensi alle caratteristiche di questi due tipi, puoi comprenderlo. Se hai la convinzione di poterti sviluppare, accrescere le tue competenze, allora è importante capire a che punto esattamente ti trovi e sei aperto a informazioni accurate sulle tue attuali capacità, persino se non sono un granché.

Al contrario, se la tua visione delle cose è bianco o nero, o sei grandissimo o sei un fallito, come per le persone con mentalità statica, la distorsione nel valutarti diventa una sorta di difesa necessaria per la tua sopravvivenza psichica.
Alcuni risultati li esagererai, altri li giustificherai sempre con qualcosa di esterno e, un passo dopo l’altro, perdi completamente la precisione nell’autoanalisi.

Da questo consegue anche che i primi possono individuare bene dove sbagliano e come possono migliorare per arrivare all’obiettivo, i secondi non possono permetterselo, per cui inconsciamente allontanano sempre più la possibilità di avere successo. Di fatto, ignorando i feedback necessari alla crescita e i propri punti di forza e di debolezza.

Le differenze fra i due atteggiamenti mentali in sintesi

In estrema sintesi: la mentalità statica ti porta a preoccuparti di come sei giudicato; la mentalità dinamica ti porta a pensare a come puoi migliorare.

Nel mondo del mindset fisso il successo è la dimostrazione di quanto tu sia dotato e talentuoso e rappresenta una conferma del tuo valore. Nel mondo della mentalità di crescita, si tratta di spingersi sempre oltre per migliorare le proprie capacità, imparare qualcosa di nuovo. In due parole; svilupparti ulteriormente.

Nella visione statica, l’errore è un fallimento, la dimostrazione che non hai talento o non sei adeguato. Nell’altra, significa non essere cresciuto abbastanza e non potere raggiungere ancora ciò che vuoi. Non essere al momento arrivato a dispiegare appieno il tuo potenziale.

Per la mentalità fissa, lo sforzo è una brutta cosa (“se mi devo sforzare, allora non ho abbastanza qualità innate”). Per quella di crescita, è ciò che ti permette di migliorare e raggiungere i tuoi obiettivi.

Questi due tipi di mentalità, inoltre, investono non solo l’intelligenza e le abilità di diverso tipo, ma anche le tue qualità personali.

Conclusioni

È evidente che queste divisioni sono delle ipersemplificazioni per far comprendere il concetto. Gli esseri umani non sono mai totalmente bianco e nero; tuttavia, è una distinzione di base importante per comprendere come tendenzialmente, a  seconda di quali siano le nostre convinzioni, tendiamo a porci nei confronti delle sfide e della realtà. E di quanto i nostri pensieri possano condizionare profondamente come agiamo, cosa otteniamo e, anche. la felicità che ne deriva o che ci precludiamo.
Ora, però, sai che hai una scelta. perché, per quanto potenti, le credenze sono solo questo: convinzioni nella tua mente. E si possono cambiare. E il mutamento porta ad azioni diverse e, a cascata, a risultati diversi.

Se ti interessa il tema, in questo articolo vedrai più in profondità le differenze determinate dal mindset in diversi aspetti. Così comprenderai anche meglio come porti per agevolare il più possibile il raggiungimento del tuo potenziale nei diversi campi.

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