Innovazione sociale: quando il profitto incontra il bene comune

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Disegni di famiglie nelle case a rappresentare l'innovazione sociale

Quando parliamo di innovazione, spesso pensiamo a tecnologie all’ultimo grido, app che rivoluzionano mercati, o startup che scalano velocemente. Ma cosa succede quando il progresso non è misurato dal fatturato, bensì da quanto migliori la vita di qualcuno, quanto resti saldo un tessuto comunitario, quanto contribuisca al bene comune?

Niente da recriminare all’innovazione che punta dritta solo al profitto; in fondo, se funziona è perché risolve i problemi o i bisogni di qualcuno. Tuttavia, c’è qualcosa di profondamente stimolante nell’idea che un’azione, una scelta, un progetto possano andare oltre il guadagno immediato e cambiare davvero la vita delle persone, in profondità e su necessità essenziali.

Questo è esattamente il mondo dell’innovazione sociale: uno spazio dove la creatività incontra l’empatia. In tale ambito le risorse — non solo economiche, ma anche umane, culturali, relazionali — vengono messe al servizio di esigenze spesso ignorate e la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale e civica.

Soddisfare bisogni essenziali

Pensiamo ai quartieri marginali in molte città italiane, alle persone anziane che restano isolate, ai disoccupati di lungo termine, agli studenti con difficoltà di apprendimento, alle comunità rurali che perdono risorse e identità. Dietro ad ognuno di questi contesti c’è un bisogno: sociale, culturale, psicologico. Comunque essenziale.
Spesso, il settore pubblico o il mercato “standard” non riescono a rispondere in modo adeguato poiché mancano i soldi, l’interesse oppure la flessibilità di ideare un approccio “su misura”.

Ed è proprio nelle crepe del sistema esistente che l’innovazione sociale trova terreno fertile. Nasce in quei contesti in cui qualcuno si rende conto che una situazione disagevole va cambiata sperimentando nuovi modelli e mettendo al centro le persone invece del profitto.

Cos’è veramente l’innovazione sociale

Secondo la definizione data dalla Commissione Europea, l’innovazione sociale consisterebbe nello “sviluppo di nuove idee, servizi e modelli per fornire risposte più adeguate ai bisogni sociali”.

Fare innovazione sociale, tuttavia, non significa semplicemente “fare del bene” o della beneficenza fine a se stessa. L’innovazione sociale richiede che scatti qualcosa in più.

Si tratta di progettare e implementare soluzioni nuove (o molto migliorate) a problemi sociali, che creino valore per la società; non solo –  e non necessariamente – profitto per chi le propone.

Gli aspetti essenziali

Vi sono alcuni aspetti che la caratterizzano ed esattamente:

  • Nuova idea o nuovo modello: non basta un progetto generico, serve qualcosa che sia diverso, che introduca un cambiamento rispetto a quello che già c’è, che risponda in modo nuovo — più efficace, più inclusivo, più sostenibile — a una necessità.
  • Scopo sociale chiaro e intenzionale: l’obiettivo sociale non è un effetto collaterale, ma centrale. Il profitto (quando c’è) è un mezzo, non il fine. Scopo primario è creare valore per la comunità, per persone che altrimenti resterebbero escluse, per territori dimenticati, per bisogni che restano insoddisfatti.
  • Sostenibilità nel tempo: il modello deve poter durare sia finanziariamente che organizzativamente. E ovviamente, deve avere un impatto sociale. È quindi essenziale che abbia la capacità di trovare risorse e  collaborazioni.
  • Scalabilità e replicabilità: l’idea deve poter crescere, espandersi o essere adattata in contesti diversi.
  • Misurabilità: vanno definite metriche chiare per capire se l’impatto è stato raggiunto.
  • Partecipazione ed empowerment: spesso, l’innovazione sociale non è qualcosa che si impone dall’alto, ma qualcosa che nasce dal basso; dalle esperienze, dalle comunità, dalle persone stesse che vivono il bisogno. Diventa perciò fondamentale  far crescere la capacità di agire delle comunità stesse. Spesso vengono infatti coinvolte comunità, stakeholder, beneficiari fin dall’inizio, per garantire che la soluzione risponda ai bisogni reali.

L’urgenza dell’innovazione sociale

Negli ultimi anni, le sfide che ci troviamo davanti — cambiamento climatico, disuguaglianze economiche e sociali, flussi migratori, crisi demografiche, dislocazione del lavoro, crisi sanitarie — hanno reso evidente che i modelli tradizionali non bastano più. Serve qualcosa che possa reagire in modo più flessibile, locale, integrato. Innovazione sociale significa anche questo: essere capaci di agire dove serve, con mezzi nuovi, adattandosi, sperimentando.

Allo stesso tempo, c’è una spinta normativa e culturale verso l’inclusione sociale, l’equità, la sostenibilità di tutti i tipi (economica, ambientale, sociale). Le politiche pubbliche, i fondi europei, la sensibilità crescente del pubblico e, conseguentemente, delle imprese verso gli aspetti ESG (Environmental, Social, Governance) spingono verso un terreno in cui l’innovazione sociale diventa non solo un valore aggiunto, ma un elemento essenziale per affrontare le sfide del presente e prepararsi al futuro.

Modalità di finanziamento dell’innovazione sociale

È vero che c’è un’attenzione crescente verso queste tematiche; tuttavia, perché funzioni, l’innovazione sociale ha bisogno di risorse. Come fa a finanziarsi? Dove trova i soldi?

Vi sono alcune forme di finanziamento principale, a cui solitamente si ricorre:

Filantropia / donazioni / grant

Fondazioni, enti non profit, donatori privati finanziano progetti con lo scopo sociale a fondo perduto, cioè, senza attesa di ritorno economico. È un tipo di finanziamento che permette di avviare progetti sperimentali con un alto grado di libertà creativa, perché può sostenere anche fasi iniziali con rischio elevato. Tuttavia, si crea una forte dipendenza da fondi esterni che potrebbe ridurre la  sostenibilità a lungo termine. Allo stesso tempo, spesso comportano dei limiti di scalabilità.             

Impact Investing

Investitori privati o istituzionali mettono capitale in progetti che generano impatto sociale/ambientale oltre al ritorno finanziario. Il vantaggio è quello di riuscire solitamente a mobilitare capitali maggiori e di avere una superiore richiesta di rigore nella misurazione dell’impatto. La scalabilità potenziale e solitamente più ampia. Tuttavia, comporta anche un rischio finanziario; vi è infatti la necessità di bilanciare ritorno economico e impatto sociale. Presenta solitamente anche una maggiore complessità di struttura e viene richiesta più trasparenza.

Finanziamenti ibridi

In questo caso sono presenti delle combinazione di strumenti come donazioni, equity, prestiti agevolati, finanziamenti pubblici. In tal modo, si riducono i rischi per progetti ad alto impatto, aiutando ad avviare iniziative che altrimenti non avrebbero accesso al capitale. Il lato negativo è che richiedono elevati requisiti di governance, spesso sono costruiti con contratti complessi e i rendimenti non sempre sono prevedibili, portando a possibili conflitti tra obiettivi economici e sociali.    

Green Bonds e Social Bonds

Sono obbligazioni (titoli di debito) che una azienda, ente pubblico o istituzione emette per raccogliere capitali. I soldi raccolti sono vincolati a progetti che hanno un impatto ambientale (green) o sociale (social). L’investitore riceve interessi, come in un’obbligazione classica, indipendentemente dall’impatto reale che il progetto produce, purché l’emittente segua gli impegni su come usare i fondi. Permettono agli investitori di combinare rendimento finanziario, magari un po’ ridotto ma  con obiettivi di impatto sociale o ambientale.

Naturalmente, dietro l’angolo c’è sempre il rischio del “greenwashing”, cioè che l’obbligazione venga definita “green” o “social” ma che i progetti finanziati non siano realmente tali, o che solo una parte minima dei fondi lo sia. O, ancora, che le “promesse” sull’impatto siano esagerate o non verificate. Inoltre, non esiste (in molti casi) un criterio universale per stabilire cosa sia “green” o “sociale”. Questo introduce incertezza per chi investe e la misurazione e rendicontazione richiedono comunque costi superiori.

Social impact bonds

Si tratta dell’emissione di obbligazioni il cui rimborso o rendimento è legato al raggiungimento di obiettivi sociali specifici.  In questo ambito, c’è un forte allineamento tra incentivi, trasparenza e affidabilità, se ben strutturati. L’altro lato della medaglia è il rischio che risultati non vengano raggiunti, una maggiore complessità di monitoraggio e regolamentare.

Crowdfunding

È la raccolta di piccole somme di denaro da tante persone, tramite piattaforme digitali (ne ho parlato qui).  Questo permette una buona accessibilità a fondi per progetti locali o sperimentali e ha anche il vantaggio di creare comunità attorno all’iniziativa.  Tuttavia, il volume raccolto è solitamente limitato, quindi non adatto per sostenere progetti grandi. Il suo successo è anche dipendente dalla visibilità e partecipazione pubblica.

Gli esempi italiani recenti

Va bene, è tutto molto interessante. Ma, nei fatti, cosa si fa con questa innovazione sociale? Quali sono degli esempi pratici in cui è stata utilizzate e per quali risultati? Partiamo dal nostro Paese per capire come, in Italia, possa incidere questa forma di finanziamento per scopi sociali. Prendiamo alcuni casi abbastanza recenti:

Vesti Solidale

La sua innovazione risiede nel permettere, in caso di raggiungimento degli obiettivi concordati, di trasformare una parte del contributo a fondo perduto. In questo modo, il beneficiario è incentivato a raggiungere l’impatto sociale che determinerà anche un aumento del suo patrimonio.  

Il progetto “Vesti Solidale” mira a creare il più grande impianto italiano dell’economia sociale per riciclare fino a 15.000 tonnellate all’anno di indumenti usati. Ciò comprende non solo il recupero materiale ma anche l’inclusione lavorativa: si stima la creazione di nuovi posti di lavoro, di cui almeno il 70 % destinati a persone in condizioni di svantaggio.

Il modello è sostenuto con strumenti ibridi, tra cui investimenti e grant vincolati al raggiungimento di obiettivi sociali.

Progetto Polis Up (San Cesareo)

Il Comune di San Cesareo ha realizzato un progetto integrato per rendere la città accessibile in termini informativi alle persone con bisogni comunicativi complessi, utilizzando la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA). Si tratta del primo esempio al mondo di Comune accessibile tramite la CAA, superando i modelli applicati solo a singole strutture (musei, scuole, parchi).

L’accessibilità in CAA ha raggiunto spazi pubblici come la Biblioteca Comunale, i plessi scolastici del Comune e il Municipio, ma ha anche permesso di realizzare  parchi giochi inclusivi con supporti visivi e comunicativi,  una mappa cittadina in CAA con possibilità anche di navigazione multimediale del paese e varie attività di formazione. Il tutto coinvolgendo classi scolastiche e centinaia di studenti in percorsi di co-progettazione con esperti.

Kitenergy

Kitenergy è una startup nata nel 2010 al Politecnico di Torino che sviluppa soluzioni per produrre energia eolica ad alta quota tramite aquiloni . L’idea è sfruttare i venti ad alta quota — che sono più costanti e forti — mantenendo la parte “pesante” dell’impianto (generatori, strutture) a terra, così da minimizzare l’impatto visivo, acustico, ambientale.

Un focus importante è la riduzione delle disuguaglianze, portando soluzioni energetiche anche in territori remoti o isolati dove le tecnologie tradizionali sono poco pratiche o troppo costose. Il punto di forza è utilizzare un approccio non convenzionale che può superare alcuni limiti dell’eolico tradizionale (spazio, impatto visivo, rumore) determinando un impatto ambientale ridotto.

e quelli internazionali

Energiaühistu at Kärdla — Estonia

È una comunità energetica attiva nel villaggio di Kärdla, nell’isola di Hiiumaa fondata nel 2021, con una diversa base di membri (imprenditori, cittadini, attivisti) che partecipano anche economicamente tramite crowdfunding. Gli investitori hanno potuto contribuire con piccole somme (con un minimo di 100 euro) per diventarne membri. Gli obiettivi sono quelli di  produrre energia rinnovabile locale, coinvolgere la comunità, migliorare l’autosufficienza energetica e ridurre le emissioni.

SDG Impact Finance Initiative (SIFI)

È una iniziativa che cerca di usare il blended finance (capitale pubblico / filantropico messo insieme a investimenti privati) per supportare soluzioni con alto impatto, soprattutto nei paesi emergenti o in settori sottoserviti.
Ha mobilitato capitali rilevanti verso attività che operano in settori diversi fra cui clima, educazione, inclusione finanziaria.
Finanzia anche iniziative in fase iniziale con grant, per favorire nuove idee che possano poi scalare.

Ten Social Innovation Case Studies for Cities — Europa

Sono una serie di casi studio che affrontano temi urbani: coinvolgimento dei cittadini, cambiamento comportamentale, comunità energetiche. Dimostrano che l’innovazione sociale non è solo tecnologia, ma design delle relazioni, servizi, comportamenti. Insomma, molto più complesso (ma anche gratificante) che creare un prodotto/servizio originale.

Le domande importanti da farsi

Se stai pensando di avviare un progetto di questo tipo (o di promuoverlo), le domande più utile da porti sono:

  • Qual è il bisogno sociale reale che vuoi affrontare?
  • Chi sono i potenziali beneficiari, e come puoi coinvolgerli fin dall’inizio?
  • Come misurerai l’impatto? Quali indicatori userai?
  • Quale mix di finanziamento può essere più adatto: grant, investimento, modelli ibridi?
  • Come garantirai la sostenibilità nel lungo termine (economica, ambientale, sociale)?

Cosa imparare dall’innovazione sociale

L’innovazione sociale è un aspetto sempre più centrale per affrontare crisi strutturali. Investire su progetti con impatto sociale richiede pazienza, trasparenza, metodi chiari, misurazione e partecipazione.

Non è qualcosa di semplice da costruire, perché richiede di fare attenzione ad aspetti differenti: impatto sociale verificato, costruzione di relazioni, partecipazione, eventuale ritorno dell’investimento, se previsto. Tuttavia, permette soluzioni veramente innovative a problemi non trattati dai grandi player della finanza, ma non per questo meno importanti o impattanti., anzi.

È un modo intelligente per coniugare rendimento, originalità e soluzione a problemi fondamentali della nostra società.

In questo settore, sono spesso le comunità locali, la cooperazione sociale, gli attori del terzo settore a giocare un ruolo fondamentale nel fare da ponte tra bisogni reali e soluzioni nuove.

L’innovazione sociale è una potente leva per costruire non solo un’economia migliore ma anche società più giuste, resilienti, sostenibili. I progetti che uniscono impatto sociale, sostenibilità, partecipazione sono quelli che hanno maggiori possibilità di lasciare un segno duraturo e di risolvere i grandi problemi che affliggono persone e comunità.

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