
È giorno, sei al lavoro e stai preparando delle slide per una presentazione. Mentre, annoiandoti un po’, cerchi di inserire tutti i concetti in una sequenza di parole e immagini accattivante, un pensiero veloce ti sfiora la mente. Ma non c’è qualcosa di meglio di Power Point?
Lasci da parte la tua presentazione e inizi a cercare freneticamente su internet, venendo sommerso da miriadi di possibilità di presentazioni, gratuite e meno. “Wow, questa sì che è interessante!”, esclami dopo circa un’ora che cerchi. E inizi a studiartela per capire se faccia al caso tuo e come potresti sfruttarla, quali opzioni siano gratuite e quali no.
Sono passate le ore, la tua presentazione è ancora ferma allo stesso punto. Forse avresti potuto procedere serenamente con Power Point; in fondo, non stai presentando l’ultimo smartphone di settecentotrentasettesima generazione, ma una sintesi dei risultati di un progetto di medio interesse senza particolari colpi di scena.
Ma sei stato abbagliato dalla “shiny object syndrome”, la sindrome dell’oggetto luccicante. Sai, come i bambini che passano davanti alla vetrina di giocattoli e ne scoprono uno nuovo che vorrebbero subito avere. Poi, come glielo regali, ci giocano pochi minuti e già pensano a cos’altro potrebbero desiderare e chiedere. Non a caso, è chiamata anche “shiny toy syndrome” (sindrome del giocattolo luccicante).
Si tratta, in pratica, della voglia di utilizzare uno strumento nuovo collegato ad un intenso ma temporaneo senso di soddisfazione nell’usarlo prima di voler passare (poco dopo) a qualcos’altro. Il che comporta uno stato continuo di distrazione e perdita di tempo, spesso a scapito di ciò che era già pianificato o in corso.
E il desiderio di cercare l’ultimo e – immagini – il migliore software (tecnologia/oggetto, ecc.) è spesso indipendente dalla necessità reale.
Vorrei sgomberare subito il campo da un possibile fraintendimento. Questa “sindrome” non è da intendersi in senso clinico, ma più come una tendenza particolarmente sollecitata dal mondo moderno, ricco di continui stimoli nuovi.
La puoi trovare un po’ dappertutto. Dal bisogno di avere nuove funzionalità nell’app al desiderio di nuove tecnologie innovative fino anche al bisogno di formarsi nell’ultima tecnica di salto triplo all’indietro (anche se il massimo dello sport che fai è passare dal letto al divano).
Tuttavia, quando riguarda il lavoro, può diventare un problema in termini di tempo, energie e soldi persi.
Perché cerchiamo sempre qualcosa di nuovo?
La curiosità e la ricerca di nuovi stimoli è parte della natura umana. Le nuove esperienze determinano un rilascio di dopamina, che è gratificante. Tuttavia, se non si tratta di un atteggiamento isolato, ma diventa un’abitudine costante, può diventare deleterio per la tua concentrazione e produttività. Anche perché è rinforzata ulteriormente da una realtà dove le novità escono in continuazione.
Ma come accorgersi se si è soggetti a questa mania del cambiamento fine a se stesso?
Semplice, osservandosi. Potresti scoprire che, nella vita quotidiana come sul lavoro, sei spesso alla ricerca di qualcosa di nuovo e lasci a metà ciò che già avevi iniziato, trovato o sperimentato.
Che sei sempre eccitato dal provare cose mai viste prima, spesso con la giustificazione che miglioreranno la tua vita o la tua produttività, salvo poi accorgerti che non fai progressi e rimani fermo nei tuoi obiettivi.
O che fai piani eccitanti, ma poi non arrivi mai in fondo perché ogni volta ti viene in mente qualcosa di meglio da fare, lasci a metà (o all’inizio) ciò che avevi cominciato e ti butti in quest’altra idea. E alla fine hai cinque progetti nuovi tutti solo abbozzati e non dai tempo a nulla di arrivare ad un qualche punto.
Oppure, ancora, cambi continuamente fornitore di servizi attratto dalle diverse funzioni che ti vengono elencate; ogni volta che c’è un nuovo corso di formazione ti iscrivi, salvo poi non trovare il tempo di seguirlo. E così via.
I problemi della shiny object syndrome
Il problema è che questi continui accumuli e cambi di programma ti portano a perdere in produttività, nell’illusione di inseguire e trovare sempre qualcosa di meglio, senza fermarti mai a godere e approfondire ciò che hai. È un ottimo metodo per rimanere sempre in superficie, perderti le scadenze e restare insoddisfatto delle tue prestazioni. Di fatto, i rischi principali sono:
- Progetti incompleti
Se insegui ogni nuovo oggetto luccicante, la meta finale continua a sfuggire e ad allontanarsi, finisci per passare costantemente da un progetto all’altro, abbandonando o ritardando quelli in corso per inseguire nuove idee o iniziative. Avrai un accumulo di piani iniziati ma mai completati. Questo riduce la capacità di portare a termine i compiti e può rallentare significativamente il progresso complessivo. - Perdita di tempo
Imparare a utilizzare nuovi prodotti, integrarli con strumenti e pratiche già esistenti e diventare competenti nell’utilizzo è un processo che richiede del tempo che tu non stai dedicando ai tuoi scopi principali. E se poi riparti da capo ogni volta, gli effetti negativi diventano esponenziali. I progressi si arrestano e tu rimani bloccato. - Produttività ridotta
Come stretta conseguenza dei punti precedenti, la tua produttività colerà a picco. Nell’inseguire il nuovo, perderai tempo, salterai le scadenze, dovrai riprogrammare da capo. - Disorganizzazione
Il continuo cambio di focus e l’incapacità di stabilire priorità chiare ti porteranno ad un ambiente lavorativo disorganizzato, dove è difficile mantenere una visione chiara degli obiettivi e delle scadenze. - Rallentamento della carriera
Se sei un libero professionista o un lavoratore autonomo, i punti precedenti possono mettere a serio rischio il tuo progresso lavorativo e la tua carriera. - Impossibilità a testare la direzione giusta
Quando cambi continuamente progetti, non hai modo di testarli correttamente e capire cosa funziona e cosa no. Non avrai abbastanza dati su cui riprogrammare azioni e obiettivi. - Affaticamento del team
Se non sei solo, ma gestisci un team e lo sottoponi spesso a cambi per inseguire qualcosa di nuovo, finirai per stressare le persone che lavorano con te, rendendole meno efficienti (e più frustrate). - Stress e confusione
Come dicevo già a proposito dei costi energetici nascosti nel multitasking, la tendenza a cambiare continuamente focus porta ad un dispendio energetico importante, con perdita di attenzione e tempo per potere recuperare la concentrazione su ciò che stiamo seguendo. A questo si aggiunge la necessità di imparare da capo le funzioni, le impostazioni e le caratteristiche del nuovo servizio/oggetto su cui ci stiamo concentrando.
Cosa fare per non cadere nella shiny object syndrome?
Per evitare di spendere soldi, tempo, energie rincorrendo i bagliori del nuovo, puoi attivare alcuni trucchi semplici che possono aiutarti.
Innanzitutto, osservati
Il primo punto, infatti, è sempre quello di prendere consapevolezza dei nostri atteggiamenti disfunzionali. Spesso, tendiamo a giustificarli con qualcosa di positivo (“sto solo cercando di migliorare la mia produttività”; “cerco semplicemente un modo più efficace e veloce per fare le cose”) e non capiamo come mai siamo sempre bloccati, in ritardo, stanchi e incapaci di concentrarci. Meglio uno strumento vecchio, ma ben utilizzato e sfruttato in tutte le sue potenzialità che qualcosa di nuovo che non è veramente essenziale e che ci farà perdere tempo per apprendere da capo tutte le caratteristiche. Ovviamente questo discorso vale solo quando si cambia per il desiderio puro di cambiare, non perché oggettivamente un differente servizio o oggetto ci può essere utile e alleggerirci o semplificarci il lavoro.
Prova a riflettere su quante volte, nell’ultimo anno, sei stato preso dal desiderio di iniziare qualcosa di nuovo, comprare un nuovo tool, accedere ad un ulteriore servizio.
Definisci chiaramente obiettivi e priorità
A volte, il problema non sono i mezzi che usi attualmente, ma come hai impostato i tuoi obiettivi. Se sono vaghi e poco chiari, la sensazione sarà che ciò che stai facendo non sia efficace. Ma il problema non è il mezzo, è il fine poco definito.
Stabilisci obiettivi SMART (specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e correlati al tempo): sarà molto più semplice raggiungerli o capire dove le cose non stanno funzionando, senza dare la colpa ad altro.
Crea, quindi, una lista di obiettivi a medio-lungo termine e definisci le tue priorità; poi attieniti a queste indicazioni per mantenere il focus su ciò che è davvero importante. Puoi suddividerli in tappe settimanali e mensili per valutare meglio se le nuove idee valgono il tempo e l’energia o se sono solo distrazioni che ti allontanano da quanto pianificato.
Monitora le prestazioni
Tieni traccia dei progetti completati e dei progressi fatti rispetto agli obiettivi prefissati, in modo da visualizzare quanto sei in linea col programma ed evitare di deviare troppo spesso.
Prenditi del tempo ogni settimana o mese per riflettere sui tuoi progressi. Questo momento di riflessione permette di capire se stai deviando troppo e se è necessario riallinearti agli obiettivi principali.
Aspetta
Non comprare o seguire l’ultima moda d’impulso, ma obbligati ad aspettare alcuni giorni e a riflettere sulla tua reale necessità. Molta parte di questi acquisti vengono fatti in modo quasi istintivo, seguendo un bisogno interno più che una necessità esterna. Se ti dai tempo per calmare il primo impulso, spesso il desiderio cala, se non sostenuto da una reale esigenza.
Non trattare troppi progetti contemporaneamente
Limita il numero di progetti in corso o di idee nuove che segui.
Decidi in anticipo quanti progetti puoi gestire contemporaneamente. Quando si raggiunge questo limite, nessuno nuovo dovrebbe essere inserito fino a quando uno di quelli attuali non è completato.
Pianifica i momenti per le nuove idee
Dedica dei momenti specifici della settimana per pensare e valutare nuove idee. Avere uno spazio definito per la creatività può ridurre l’impulso di deviare continuamente dal proprio percorso durante le ore di lavoro.
Puoi anche creare un elenco dove annotare nuove idee o progetti interessanti che potrai riprendere in mano in un secondo momento. Segnarli aiuta a non sentirsi obbligati a seguirli immediatamente, ma a tenerli presenti per una valutazione successiva.
Crea routine e abitudini lavorative solide
Aiuta a mantenere la disciplina e a rimanere concentrati. Avere abitudini chiare, ti permette di seguire la tua routine riducendo il rischio di deviare verso nuove distrazioni.
Valuta i costi del passaggio al nuovo
Che riguardi la tua professione, la tua impresa o anche solo la tua vita privata, i passaggi hanno sempre un costo. Soprattutto se concerne la tua vita lavorativa, valuta alcuni aspetti importanti:
1) il ritorno sull’investimento nel passaggio da uno strumento all’altro (in termini di tempo, soldi, energie risparmiate nel medio-lungo termine);
2) altre attività che dovranno essere rimandate mentre ti concentri sullo studiare e implementare le nuove funzionalità. Da questo bilancio potrai capire se i risultati nel medio-lungo termine ripagano i costi nel breve.
Questo è particolarmente importante se hai un’azienda. Chiaro che innovare potrebbe essere essenziale e parte integrante delle tue attività. Non si può rimanere indietro su aspetti importanti, soprattutto oggi che l’innovazione viaggia a ritmi frenetici. Tuttavia, c’è differenza fra nuovo e innovazione, come abbiamo visto altre volte. Non tutto ciò che è diverso da quanto hai sempre fatto è buono di per sé o ti dà un potenziale di crescita, soprattutto se non riguarda alcuni dei tuoi obiettivi principali. A volte, infatti, la novità può essere utile al miglioramento. Se si tratta, però, di un’attività così marginale dove anche un impatto importante esiterebbe comunque in un cambiamento minimo dell’attività totale, le modifiche toglierebbero solo tempo ed energie a qualcosa di più essenziale.
Definisci un iter per introdurre le novità
Ancora in ambito aziendale, un altro metodo per non rischiare di prendere una deriva negativa sempre alla rincorsa dell’ultimo prodotto eccitante, potrebbe essere anche quella di creare una sorta di processo per proporre ed introdurre nuove proposte. Chi lancia l’idea deve anche stilare un piccolo report dove indica l’utilità, su quali aspetti va ad incidere, quanto probabilmente impatterà in positivo nel medio-lungo termine (in termini di costi, tempo, sforzi risparmiati) e in negativo nel breve (tempi necessari per il passaggio, l’apprendimento, i rallentamenti a quanto fatto finora, ecc.).
Abbastanza impegnativo da far desistere chi butta lì proposte a caso solo per provare le novità e sufficientemente snello da potere comunque prendere in considerazione miglioramenti innovativi ma con un’idea di base della loro reale utilità.
Ricordati sempre che dedicare del tempo a questo oggetto luccicante ne toglierà dell’altro a qualcosa che va spostato.
Il rapporto con la tua mission
Un altro aspetto importante che dovrebbe contenere questa breve sintesi è anche quanto il nuovo servizio/prodotto contribuisca al tuo “perché”, alla tua mission, quanto porti avanti la tua strategia generale oltre che le singole attività. Cioè, quanto sia rilevante per gli obiettivi fondamentali del tuo lavoro.
Vista anche da questa prospettiva, probabilmente scoprirai che tanti strumenti non sono così essenziali.
Oggi come oggi tutti, per diletto o per lavoro, trascorriamo molto, troppo tempo sui social media. Luoghi dove ci vengono mostrate continuamente sponsorizzazioni di nuovi software e prodotti dai risultati mirabolanti. Migliaia di annunci che scorrono senza sosta e ci fanno temere di perderci l’ultima novità che ci può cambiare vita e lavoro. Raramente è così…rilassati e stai lontano il più possibile dai social 🙂
Il rapporto fra Shiny object syndrome e la F.O.M.O.
Per concludere: se hai avuto l’impressione che la shiny object syndrome fosse qualcosa di già sentito, hai ragione. Ricorda un po’, pur con le dovute differenze, la famosa F.O.M.O., fear of missing out. Si tratta della paura di essere esclusi, un fenomeno sociale legato alla digitalizzazione della vita quotidiana che rappresenta il timore di perdersi una esperienza piacevole e gratificante che coinvolge conoscenti o amici. Con la conseguente sensazione che gli altri conducano una vita più appagante della nostra. Essendo continuamente esposti, coi social, alle esperienze altrui (spesso appositamente ingigantite nei loro effetti), le occasioni per vedere quanto gli altri siano più fortunati e vivano esperienze migliori delle nostre sono frequenti.
A volte la sensazione è provata anche in assenza del coinvolgimento altrui. In questo caso, la paura dell’esclusione è relativa alle troppe possibilità di scelta rispetto a come impiegare il tempo libero. E alla conseguente paura di prendere la decisione sbagliata, che ci porterà lontani dall’esperienza migliore in assoluto.
Per quanto la F.O.M.O. sia legata al campo della socialità, ci sono alcuni punti comuni.
- Impulso a cercare novità
In entrambi i casi c’è un’attrazione verso ciò che è nuovo e diverso e che sembra migliore di ciò che abbiamo a disposizione. Nella shiny object syndrome, le persone sono sempre alla ricerca del “prossimo grande strumento/prodotto”, in modo simile a come chi soffre di FOMO cerca di non perdersi nessuna novità o evento. - Distrazione dall’obiettivo principale
Entrambe le condizioni possono portare le persone a deviare dal loro focus principale. Nel caso della shiny object syndrome, il risultato è una mancanza di continuità e finalizzazione dei progetti; nella FOMO, si tende a disperdere energie in troppe attività, pur di non sentirsi esclusi. - Stress e ansia
Sia FOMO che la sindrome dell’oggetto luccicante possono generare stress. La sensazione di dover rincorrere continuamente novità o opportunità può far sentire sopraffatti e incapaci di gestire il tempo e le priorità.
Conclusioni
La shiny object syndrome è una tentazione sempre più frequente nel nostro mondo pieno di possibilità. Per evitare di caderci, è importante sviluppare autodisciplina, mantenere un focus chiaro sugli obiettivi a medio-lungo termine e adottare strategie per valutare criticamente le nuove opportunità. Anche implementare routine strutturate, limitare le distrazioni e creare un sistema di responsabilità personale aiuta a prevenire la dispersione delle energie e a migliorare la produttività.
Infine, è importante prendersi del tempo per l’autoosservazione e la riflessione per vedere se si è deviato dal percorso, per controllare la lista di novità e capire se veramente sono necessarie. E che impatto possono avere sia in positivo sia in negativo.
È importante riprendere il controllo sul nostro tempo e le nostre energie. Molte novità possono aspettare (anche per sempre…).



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