I segreti della curiosità: le 5 dimensioni e i 4 profili di personalità

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Lemure con occhi sgranati

Nell’articolo precedente ho introdotto ampiamente il tema della curiosità: la sua importanza e funzione, i benefici che apporta, i circuiti neurali che attiva e quali siano le caratteristiche comuni nelle persone curiose.

Ora voglio entrare un po’ più nello specifico di quest’ultimo aspetto, perché una ricerca del 2018 ha approfondito quali siano le 5 dimensioni della curiosità e i profili di personalità che ne derivano.

Perché siamo curiosi

Abbiamo già visto quanto la curiosità sia fondamentale per la sopravvivenza e la crescita umana. Ci porta a farci molte domande spontanee, spinge a leggere e approfondire, stimola ad indagare il modo di pensare, sentire e comportarsi delle altre persone, ampliando le nostre visioni e atteggiamenti mentali. Inoltre, ci dà la spinta per provare e acquisire nuove esperienze e ci sostiene nel persistere in compiti impegnativi, mantenendo costanza e attenzione.

La sua funzione, nel breve termine, è quella di farci cercare, esplorare e immergere nella ricerca di nuove informazioni ed esperienze. Nel lungo termine, ci permette di espandere la nostra conoscenza, acquisire competenze, rafforzare le relazioni sociali e aumentare le capacità intellettuali e creative.

La difficoltà delle ricerche sulla curiosità

Ce n’è abbastanza per rendere golosi parecchi ricercatori, eppure gli studi in questo campo hanno faticato a fare ordine nella materia perché, sotto ad un unico termine, vengono elencati comportamenti e aspetti con sfumature leggermente differenti: apertura all’esperienza, ricerca di novità, bisogno di conoscenza, tolleranza dell’ambiguità/dell’incertezza/della frustrazione, ricerca di sensazioni.

Stretching ed embracing

Negli ultimi anni, si è tentato di distinguere maggiormente le varie sfaccettature. Il Curiosity and Exploration Inventory rivisto (CEI-II, di Kashdan e altri autori), ad esempio, distingue tra “stretching” (desiderare nuove conoscenze ed esperienze) ed “embracing” (essere disposti ad accettare la natura imprevedibile e complessa della vita quotidiana). Altre scale si sono basate sulle distinzioni precedenti fatte da Berlyne.

Piacere di conoscere e senso di deprivazione

La curiosità è stata poi anche suddivisa in un sentimento di interesse (volere sapere per il piacere in se stesso) e in uno di deprivazione (volere sapere perché non sapere è frustrante). Può sembrare una sottigliezza, ma è una distinzione importante, visto che la maggior parte degli approcci dà per implicito che la curiosità e i conseguenti atti di esplorazione siano piacevoli. Questa convinzione, però, ignora il fatto che le persone spesso cercano informazioni per risolvere l’incertezza e rimuovere la tensione che ne deriva. Nella ricerca si è infatti potuto vedere come questi due fattori, per quanto altamente correlati, siano effettivamente distinti.

La curiosità nei diversi ambiti

Le differenze non stanno solo nell’oggetto esatto dell’analisi, ma anche negli ambiti in cui viene esplorato. Ad esempio, molti studi sono stati dedicati alla ricerca di sensazioni o alla volontà di assumersi rischi in ambito finanziario, fisico o sociale; in altri casi è stato esplorato sul lavoro, dove sembra aiutare le persone ad adattarsi a nuovi ruoli e situazioni, poter prevedere le performance e il pensiero creativo. C’è poi la scala che valuta la curiosità imprenditoriale che porta all’innovazione.
In ambito ancora differente, si è visto che la curiosità sociale – che porta ad acquisire informazioni su come le altre persone pensano, sentono e si comportano – predice la tendenza al pettegolezzo, ma anche l’accuratezza delle percezioni interpersonali sugli estranei.

Le diverse dimensioni della curiosità

Per questo, la ricerca di cui parlavo e che ora esploreremo aveva come obiettivo quello di sintetizzare queste differenti sfumature della curiosità per creare un’unica misura completa.
Sulla base di una revisione della letteratura scientifica, sono emerse diverse caratteristiche della curiosità che appartengono a una misura multidimensionale.

Come si diceva, bisogna innanzitutto distinguere fra l’attrazione generale per nuove informazioni e il desiderio intrinseco di colmare un divario informativo. Vivere il fascino per l’apprendimento, vedendo il mondo come un luogo ricco di esperienze stimolanti è cosa qualitativamente diversa dalla tensione che si prova nel non avere la soluzione ad un problema in corso. E questa è una prima distinzione fondamentale.

Un altro aspetto implicito nella curiosità, inoltre, è la presenza di una buona capacità di affrontare lo stress. Esplorare un territorio nuovo, complesso e sconosciuto porta anche ad emozioni negative che bisogna essere in grado di gestire per un tempo sufficiente e necessario a colmare il divario informativo.

Un’ulteriore dimensione del desiderio di scoprire il nuovo è la volontà di assumersi rischi (sociali, finanziari, legali, ecc.) che possono presentarsi nell’acquisire esperienze originali. La ricerca del brivido e l’avventura sono, infatti, una forma particolare di curiosità dove lo stress non rappresenta un elemento scomodo da ridurre, ma piuttosto qualcosa da amplificare. Non un distress, ma un eustress.

Infine, una dimensione ancora differente della curiosità è quella rivolta alle altre persone, al conoscerle ed indagarne i mondi.

Il rapporto fra dimensioni della curiosità e personalità, emozioni, sensazioni

Lo studio menzionato, quindi, ha lo scopo di organizzare tutte le teorie e ricerche sui temi precedenti in un unico quadro. Il vantaggio che deriva dall’avere una scala singola e multidimensionale è quello di potere accedere anche ad aspetti correlati alla curiosità, comprese le dimensioni della personalità, gli stati emotivi e la sensazione di benessere collegata solo con alcuni dei differenti aspetti di questo tratto.

Facciamo qualche esempio.

L’attrazione generale per il nuovo, unita alla capacità di tollerare lo stress derivante, sono sicuramente determinanti nello sperimentare il benessere e un senso di felicità nella vita. A differenza della tendenza a cercare soluzioni alle lacune informative più probabilmente correlata ad un certo livello di disagio.

Allo stesso modo, la curiosità sociale e la sua conseguente tendenza ad acquisire informazioni su ciò che fanno gli altri ha più un’utilità nel determinare in noi una comprensione ordinata del mondo, ma difficilmente apporta uno stato soggettivo di benessere.

Il piacere nell’assumersi dei rischi per potere acquisire emozioni ed esperienze piacevoli ha un effetto positivo se incanalata in attività di vita significative (sport, performance pubbliche, professioni di aiuto in situazioni di emergenza, ecc.). Può avere conseguenze molto gravi, invece, se messo a disposizione di comportamenti rischiosi per la salute, le relazioni sociali o la vita lavorativa.

Un approccio multidimensionale ci permette quindi di comprendere il modo in cui i differenti aspetti si configurano all’interno di un particolare individuo. Diventa perciò possibile identificare sottogruppi di persone sulla base del profilo dato dall’intreccio e dall’intensità delle varie caratteristiche della curiosità.
In questo modo si possono intuire facilmente tratti del carattere, valori, obiettivi, interessi ed altri aspetti delle persone sulla base del profilo che ne esce.

La Five-Dimensional Curiosity Scale (5DC)

Nasce cosi la Five-Dimensional Curiosity Scale (5DC) che esplora le cinque dimensioni definite prima della curiosità e il loro collegamento con alcuni aspetti della personalità (ad esempio, grinta, emotività positiva e negativa) e del benessere (come felicità soggettiva, significato nella vita, flessibilità psicologica e soddisfazione dei bisogni psicologici).
Questo strumento permette, inoltre, di identificare diversi sottogruppi di persone sulla base delle cinque dimensioni della curiosità.

Non solo, è stato possibile anche comprendere quali fra questi tipi di persone curiose possedessero i tratti e i valori della personalità più adattivi. Quello che è emerso è come alcune categorie con punteggi più alti nell’esplorazione gioiosa e nella capacità di tollerare lo stress delle novità mostrassero un funzionamento psicosociale più sano in tutti gli ambiti.
Al contrario, punteggi più alti sulla sensibilità alla privazione con intolleranza al disagio predirebbero un modello meno adattivo.

I risultati

Una serie di studi precedenti aveva già scoperto che le persone curiose hanno alcune caratteristiche in comune.

In questa ricerca, basata sull’analisi di 3000 risposte complete ad un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione degli Stati Uniti, sono emersi altri aspetti importanti.

I risultati hanno infatti definito la presenza di cinque dimensioni di curiosità, come si diceva. Da queste, i ricercatori sono riusciti a derivare quattro gruppi significativi che differivano nell’attività della vita quotidiana.
In pratica, si sono focalizzati su come i diversi tipi di persone curiose utilizzano le loro risorse più preziose e limitate nella vita di tutti i giorni: tempo, energia e denaro.

Le 5 dimensioni della curiosità

I cinque distinti fattori o dimensioni della curiosità scoperti dallo studio sono:

  • Esplorazione gioiosa
  • Sensibilità alla privazione
  • Tolleranza allo stress
  • Curiosità sociale
  • Ricerca di emozioni

Vediamole più nel dettaglio

Esplorazione gioiosa

Si riferisce all’esplorazione di situazioni per la gioia o l’esperienza positiva che se ne ricava. Tra tutte e cinque le dimensioni, è stata trovata la correlazione più alta con il benessere, il livello di soddisfazione della vita e il significato dell’esistenza.
In questo senso, la curiosità rappresenta un insieme di credenze e valori che portano ad essere proattivi e a coinvolgersi nelle cose. Risulta associata alla resilienza e alla capacità di affrontare l’incertezza, poiché  chi si dedica all’esplorazione gioiosa tende ad apprezzarla.

Sensibilità alla privazione

La sensibilità alla privazione si riferisce a un alto “bisogno di sapere”, di colmare le lacune di conoscenza e di non essere tagliati fuori da qualcosa. Queste persone tendono a credere che una buona vita ruoti attorno al raggiungimento di obiettivi e di uno scopo, invece che semplicemente alla ricerca di esperienze piacevoli di per sé (esplorazione gioiosa).
Le persone il cui interesse alla curiosità si basa sulla sensibilità alla privazione sono risultate significativamente più inclini a soffrire di ansia. La curiosità diventa, principalmente, un mezzo per raggiungere degli obiettivi.

Tolleranza allo stress

La dimensione della tolleranza allo stress è quella in cui gli individui impegnano la loro curiosità perché credono di essere individui indipendenti, capaci di affrontare l’ansia e l’incertezza tipica di situazioni nuove e non conosciute.
Questa è la dimensione in cui le persone risultano meno portate ad avere risultati negativi o disadattativi, come evitare situazioni di stress.
Inoltre, chi ha questo tratto ha il più alto livello di flessibilità psicologica e di tolleranza al disagio.

Curiosità sociale

La curiosità sociale si basa sul bisogno individuale di creare connessioni significative con gli altri. Questa motivazione è il contrario di quella presente nelle persone la cui curiosità si basa sulla tolleranza allo stress e che sono, invece, interessate all’autonomia.
Questa forma di curiosità serve a promuovere un senso di appartenenza e unione.

Ricerca di emozioni

La curiosità come ricerca di emozioni deriva dalla sensazione che la vita sia fatta per essere vissuta, per godere e ottenere il massimo dalla stessa.
In questo caso, il comportamento curioso non riguarda tanto l’apprendimento o la crescita (caratteristiche centrali per l’esplorazione gioiosa e la sensibilità alla privazione), quanto la convinzione e l’atteggiamento del “si vive una volta sola”.

I quattro profili delle persone curiose

La combinazione di queste cinque dimensioni e delle loro differenti intensità, determinano quattro profili di persone curiose:

Gli affascinati

Ottengono i punteggi più alti su esplorazione gioiosa, tolleranza allo stress, ricerca di emozioni e i punteggi più bassi sulla sensibilità alla privazione.

  • Tendono ad essere estroversi o ambiversi.
  • Hanno letture e fonti d’informazione eclettiche. Ad esempio, consultano una gamma significativamente più ampia di siti web rispetto agli evitatori.
  • Ottengono punteggi elevati per l’indipendenza e il romanticismo.
  • Mostrano rating elevati per i valori, la preoccupazione per la giustizia sociale e le questioni ambientali.
  • Si sentono tendenzialmente in grado di far fronte a molte situazioni e hanno elevate capacità di regolazione emotiva (nonostante abbiano ottenuto i punteggi più bassi nell’impressione di controllo della loro vita)
  • Hanno più “amici” sui social media rispetto a qualsiasi altro profilo.
  • Tendono ad avere un maggior numero di aree di competenza rispetto agli altri profili.
  • Sono più propensi ad interessarsi alla politica e ai viaggi.
  • Tendono ad abbonarsi a più riviste e pubblicazioni rispetto a qualsiasi altro profilo.
  • Hanno entrate economiche mediamente più alte.

I risolutori di problemi

Ottengono il punteggio più alto sulla sensibilità alla privazione; elevati nell’esplorazione gioiosa e bassi nella curiosità sociale.

  • Mostrano punteggi elevati per i tratti di personalità adattivi di coscienziosità, gradevolezza e apertura. Così come nel dare l’impressione che la loro vita sia sotto controllo.
  • Riportano un punteggio medio-alto per il nevroticismo.
  • Hanno rating medi per l’edonismo, l’indipendenza e il romanticismo.
  • Riportano, invece, i punteggi più bassi per l’apatia.
  • I risolutori di problemi presentano il secondo maggior numero di aree di competenza dopo gli affascinati.
  • Sono al terzo posto per numero di tipi di siti web consultati (dopo gli affascinati e gli empatici) e per numero di amici e follower sui social network.
  • Presentano un numero di interessi medio rispetto alla popolazione generale.
  • Hanno invece un livello più alto di tolleranza allo stress.
  • Si sono dimostrati il gruppo con la minore curiosità sociale.

Gli empatici

Ottengono il punteggio più alto sulla curiosità sociale, ma basso sul cercare emozioni.

  • Tendono ad avere punteggi più alti nel nevroticismo, alti nei tratti di personalità adattivi (coscienziosità, gradevolezza e apertura) e più bassi sull’apatia.
  • Tendono a ottenere un punteggio medio rispetto alla popolazione per l’indipendenza, il romanticismo e l’edonismo.
  • Ottengono un punteggio molto elevato per lo status (che è risultato essere un valore centrale per gli empatici), ma basso per la giustizia sociale e l’ambiente.
  • Sono secondi solo agli affascinati nell’essere in contatto con le proprie e le altrui emozioni.
  • Sono nella media rispetto al dare l’impressione che la loro vita sia sotto controllo.

Gli evitatori

Mostrano il punteggio più basso sulla tolleranza allo stress, l’esplorazione gioiosa e il cercare emozioni.

  • Tendono a ottenere punteggi molto bassi per i tratti di personalità considerati adattivi (coscienziosità, gradevolezza e apertura).
  • Mostrano un maggiore nevroticismo rispetto a qualsiasi altro profilo.
  • Presentano il più alto livello di apatia verso nuove situazioni.
  • Hanno il minore interesse per le attività pro-sociali, la giustizia sociale, l’ambiente e l’indipendenza.
  • Sono i più portati a sentirsi stressati e i meno propensi a sentirsi in grado di affrontare situazioni difficili.
  • Hanno il punteggio più basso e costante per l’interesse appassionato per le cose (gli affascinati hanno il più alto, seguiti dai risolutori di problemi e dagli empatici).
  • Hanno il minor numero di aree di competenza di tutti i profili.
  • Sono i meno interessati alla politica, ai viaggi, allo sport, alla tecnologia, alla moda o alle finanze.
  • Hanno, di gran lunga, il minor numero di canali di social media con cui interagiscono e il più basso numero di amici, follower e di interazioni.
  • Hanno la gamma più bassa di interessi e tipi di siti web visitati.

Conclusioni

La curiosità è, naturalmente, un ingrediente essenziale di una mente aperta; ancora di più se si occupa di innovazione. Tuttavia, grazie a questa ricerca, si è iniziato a cogliere l’importanza di fare chiarezza su cosa sia la curiosità e sulle sue numerose sfaccettature.
Dire che una persona è curiosa ci chiarisce poco che cosa la motivi, cosa la attragga, dove percepisca il senso del piacere, il significato della vita e così via.

Sulla base del presente studio e del questionario che ne è derivato, possiamo ora capire meglio come la curiosità sia determinata da più cause le quali, a seconda di come si intreccino fra di loro, fanno emergere profili di personalità con caratteristiche piuttosto variegate.

Conoscere meglio chi siamo e cosa ci spinge può aiutarci a incanalare al meglio questo nostro istinto, indirizzandolo là dove è più in linea con la nostra personalità, aiutandoci, contemporaneamente, a ridurre – volendo – anche gli aspetti meno positivi collegati al nostro profilo di personalità.

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