James Dyson: l’innovazione con il design al centro

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Immagine di una lampadina coi fili illuminati. rende l'idea di innovazione e design

Se dico Dyson, probabilmente la tua mente corre a visualizzare un aspirapolvere. Poi, subito dopo, facilmente ti vengono in mente asciugamani ad aria, purificatori, asciugacapelli e molto altro. Tutti oggetti ad alta innovazione e con un design impeccabile. Una sorta di Apple per piccoli elettrodomestici.

Ma chi è James Dyson e come ha fatto a diventare uno degli uomini più ricchi al mondo grazie alla sua mente innovativa? E, soprattutto: ci è arrivato facilmente o, come spesso capita nella vita dei grandi inventori, il percorso non è stato lineare ma ricco di ostacoli?
Seguimi e scoprirai un’affascinante storia che combina ingegnosità, resilienza e cura per il dettaglio. Il tutto con il cliente al centro.

I primi anni di vita

James Dyson nasce il 2 maggio 1947 a Cromer, una suggestiva cittadina costiera nella contea di Norfolk, in Inghilterra. Con i suoi pochi abitanti, la posizione perfetta e un molo da fiaba, è una località di villeggiatura così incantevole che addirittura Jane Austen, nel suo romanzo “Emma”, la definì come “il miglior posto di mare in assoluto”.
Insomma, un luogo che sembra ispirare una vita tranquilla fuori dagli affanni di un mondo industrializzato e frenetico. Ma James Dyson, evidentemente, non la pensava così.

Figlio di Alec, un insegnante di lettere classiche, e Mary, una casalinga, vivrà un’esistenza serena per pochi anni, fino a quando un cancro porterà via suo padre dopo diciotto anni dalla sua nascita. Un evento che lo segnò profondamente.

La passione per il design

Frequenta per un anno la Byam Shaw School of Art e poi si dedica allo studio di mobili e interior design fino al 1970 al Royal College of Art.
Oltre ad un notevole ingegno, dimostra da subito anche ottime capacità atletiche, in particolare nella corsa su lunga distanza. Non per via di un fisico fortunato ma, come sostiene lui stesso, grazie alla sua determinazione che emergerà in diversi momenti della sua vita da inventore.

Negli studi, si concentra inizialmente sull’architettura, ma scopre presto una passione per il design industriale. Questo lo porta in contatto con il mondo dell’ingegneria e della tecnologia; lavora su vari progetti e collabora con altri studenti e docenti.

Già nell’ultimo anno di frequenza, infatti, incontra l’ingegnere e designer Jeremy Fry che diventa un mentore per lui e che lo assume nella sua azienda, la Rotork. È qui che Dyson avrà la possibilità di lavorare su una serie di progetti innovativi ed iniziare ad avere una comprensione concreta dell’ingegneria e della risoluzione dei problemi. Una pratica che getterà le basi per le sue future innovazioni.

Le prime invenzioni

Con Fry, infatti, contribuisce a progettare il Sea Truck, un motore su acqua a scafo piatto.
La sua prima invenzione originale, invece, sarà il Ballbarrow, una versione modificata e migliorata di una carriola con una ruota sferica al posto di quella solita più stretta. Questa semplice modifica permette di non rimanere intrappolati nel fango e gli farà conquistare il premio Building Design Innovation nel 1977.

Mentre continua a fare carriera all’interno dell’azienda, nella divisione di attrezzature marittime, inventa il Trolleyball, un carrello per mettere in mare le barche e la Wheelboat,un veicolo fuoristrada che può andare anche sull’acqua arrivando fino alla velocità di 64 chilometri all’ora.
Qui puoi vedere le immagini di queste prime invenzioni.

L’idea rivoluzionaria

Ma è nel 1978 che arriva il progetto che gli cambia la vita.
Dyson era frustrato dall’inefficienza del suo aspirapolvere Hoover, che perdeva velocemente potenza di aspirazione. Infatti, i sacchetti si intasavano per le particelle di polvere che si attaccavano alla sua parete interna.

Come in tutte le più classiche storie di innovazione, ci sono alcuni principi essenziali che si ritrovano all’opera: un problema da risolvere e la capacità di osservazione anche in ambiti molto differenti da quello su cui si sta lavorando.

Infatti, un giorno Dyson – durante una visita ad una segheria – osserva un ciclone industriale utilizzato per rimuovere la polvere dall’aria. Il dispositivo separava le particelle di polvere utilizzando la forza centrifuga. Mentre lo guarda lavorare, ha un’illuminazione: e se funzionasse anche con l’aspirapolvere? Dyson si mette subito all’opera e non si perde d’animo.

Ci vollero, però, 5 anni e più di 5.000 prototipi per ottenere il primo aspirapolvere al mondo senza sacchetto: il Dual Cyclone. Prima della sua esistenza, ogni aspirapolvere era dotato di una busta contenitrice. Ma come questa si riempiva di polvere, la macchina iniziava a dare problemi e a ridurre l’aspirazione. Così, pensò di utilizzare la forza centrifuga per separare la polvere e la sporcizia, come aveva visto nella segheria.

Ogni fallimento lo avvicinava un passo di più alla soluzione, permettendogli di affinare gradualmente il design e migliorare l’efficienza del dispositivo. Tuttavia, questo periodo di intensa sperimentazione lo mise a dura prova non solo dal punto di vista tecnico, ma anche finanziario. Dyson utilizzava i risparmi della famiglia e il sostegno della moglie, Deirdre, per portare avanti il suo progetto.

Nel 1983 il prodotto è finalmente pronto: un aspirapolvere che corrisponde esattamente alla sua idea iniziale, il G-Force.  Utile e bello.

Le difficoltà iniziali

Dalla creazione del modello alla vendita, tuttavia, il passo non è immediato. Per due anni Dyson gira l’Europa alla ricerca di un cliente interessato a produrlo su larga scala. Il primo ostacolo è l’idea di vendere qualcosa che avrebbe determinato la fine del mercato dei sacchi usa e getta, che rappresentavano un enorme business.

Quando le tue idee sono troppo avanti, l’unica speranza rimane rivolgersi a chi è abituato a vederci lungo come te. Non sarà nel vecchio continente che troverà soddisfazioni, ma nel sempre innovativo Giappone. Nel 1985 individua proprio qui un’azienda importatrice che gli dà fiducia.
E non solo le vendite partono bene, nonostante i costi elevati (più di 2.000 dollari), ma il G-Force nel 1991 vince anche il premio dell’International Design Fair a Tokyo.

Sarà poi con i profitti ottenuti dalle vendite in Giappone che Dyson riuscirà finalmente a fondare la sua azienda, la Dyson Appliances Ltd, nel 1991 (in seguito, solo Dyson Ltd).

Il DC01 e la rivoluzione nel settore degli elettrodomestici

Il primo grande successo commerciale di Dyson nel mercato britannico arriva con il lancio del DC01, il primo aspirapolvere senza sacco. Il DC01 era rivoluzionario non solo per la sua tecnologia di ciclone, ma anche per il suo design trasparente, che permetteva agli utenti di vedere il dispositivo in azione.

Anche in questo caso, questa funzione sembrava una vera scommessa: le persone non amano vedere lo sporco, non avrebbe potuto essere un boomerang? In realtà, tale aspetto visivo dava un grande vantaggio: quello di dimostrare direttamente l’efficacia del prodotto (vedevi subito i risultati), guadagnando in trasparenza e fiducia.
Il DC01 fu il primo di una serie di modelli di aspirapolvere di grande successo, l’inizio di una lunga catena di continui miglioramenti e innovazioni.

Crescita Esponenziale

Il successo del DC01 porta la Dyson ad una crescita esponenziale. L’azienda continuò a innovare e a lanciare nuovi modelli, ciascuno con perfezionamenti basati sul feedback dei clienti e ulteriori sviluppi tecnologici. Nel 2001, Dyson diventa il marchio di aspirapolvere più venduto nel Regno Unito, superando giganti del settore come Hoover ed Electrolux.

Non solo aspirapolveri

Asciugamani

James Dyson non è persona da fermarsi al primo successo. La sua passione per l’innovazione pervade ogni settore ed elettrodomestico su cui decide di mettere gli occhi. Il bisogno è quello di coniugare il nuovo con la funzionalità e il design.
Così, nel 2006, introduce anche l’asciugamani Airblade, un dispositivo che utilizza un flusso d’aria ad alta velocità per asciugare le mani in pochi secondi.
Come per l’aspirapolvere senza sacco, anche l’Airblade si basava su un’innovazione tecnologica che risolveva i problemi dei tradizionali asciugamani ad aria calda, migliorando l’efficienza energetica e riducendo il tempo di asciugatura.

Ventilatori Senza Pale

Nel 2009, Dyson rivoluziona ancora una volta un settore, quello del ventilatore. Cos’ha di particolare il suo? Che è senza pale. Neanche una! E’ un anello che muove l’aria senza ausili meccanici: il flusso creato all’interno del cerchio viene velocizzato di 15 volte grazie ad una particolare tecnologia, Air Multiplier™, che crea una piacevole brezza ed elimina vari inconvenienti dei ventilatori precedenti, fra i quali la pericolosità delle pale, la difficoltà di pulizia e la rumorosità.

Per non parlare del design avveniristico che dà ad una vecchia funzione un tocco magico: un cerchio che crea un flusso d’aria apparentemente dal nulla!

E ancora…

Nel corso degli anni, Dyson ha continuato a espandere il suo portfolio di prodotti, introducendo aspirapolvere robotici, purificatori d’aria, luci a LED e asciugacapelli che utilizzano la stessa tecnologia del ventilatore Air Multiplier™.

Ogni nuovo prodotto è caratterizzato dalla stessa attenzione per l’innovazione tecnologica e il design funzionale che ha definito l’azienda sin dall’inizio. Spesso non si tratta di innovazione incrementale, ma di vera e propria disruptive innovation, dove su elettrodomestici presenti da tempo si trovano modalità assolutamente originali ed efficaci di funzionamento.

Ma, al di là dei prodotti che coniugano design, modernità e funzionalità, quello che ci interessa è comprendere la filosofia di lavoro che molto ha a che vedere con alcuni principi di base del pensiero innovativo.

La filosofia dietro i prodotti Dyson

Risoluzione dei problemi

Uno degli aspetti che caratterizza la visione di Dyson è quella di partire da un problema per studiarvi intorno la soluzione.
Comprendere il bisogno di un target e trovarvi una risposta è uno dei punti essenziali dell’innovazione. Non si parte da una nostra idea che amiamo, ma da una necessità rilevata nel mercato.

In più, nel metodo Dyson, c’è il valore dell’innovazione che si accompagna alla risposta al problema.
Ogni prodotto nasce da una frustrazione percepita con le soluzioni esistenti e dalla determinazione a trovare un funzionamento migliore. In  questo modo, Dyson è arrivato a sviluppare tecnologie che non solo perfezionano la funzionalità dei dispositivi, ma trasformano anche interi settori.

Importanza del design

Per Dyson, il design non è solo una questione estetica, ma una componente essenziale della funzionalità del prodotto.

Ogni dettaglio, dai materiali utilizzati alla forma e ai colori, è studiato per migliorare l’esperienza dell’utente e la piacevolezza estetica.
Questo focus su tale aspetto ha portato, nel tempo, a prodotti che non solo funzionano bene, ma sono anche piacevoli da usare e da vedere. E che, in molti casi, hanno vinto anche dei premi di design.

Ricerca e Sviluppo

Probabilmente una domanda spontanea è come faccia la Dyson ad inventare sempre nuove tecnologie. La risposta c’è e sta nel forte investimento in ricerca e sviluppo: da corsi universitari tenuti da propri professori a laboratori di ricerca accademici, fino ad una divisione di robotica e all’investimento in start-up.

Nei vari centri di ricerca presenti in tutto il mondo, con un vero e proprio esercito di ingegneri e scienziati che lavorano su nuove tecnologie e prodotti, vengono sviluppate e testate continuamente idee originali.

Provare e rinunciare

Un altro aspetto fondamentale che incide nel successo dell’azienda è la sua capacità di mettere alla prova molti nuovi prodotti in settori differenti e anche rivoluzionari, senza avere timore di tirarsi indietro se i risultati non soddisfano.

Come spesso dico, alla base dell’innovazione ci dev’essere una cultura dell’errore che va visto come una fonte di informazione e non come un fallimento irreparabile. Quanto più ci si muove provando, misurando le risposte, facendo aggiustamenti sulla base di queste e ri-testando le proprie soluzioni aggiustate sulla base dei dati, quanto più sarà possibile avvicinarsi al risultato.
E, come la stessa storia di Dyson conferma, non è importante quanti prototipi sbagliati fai, ma quanto mano a mano ti avvicini all’esito voluto. Anche quando questo significasse capire che ciò a cui punti non può funzionare o che richiede un investimento eccessivo rispetto al ritorno possibile.
Se la Dyson ha sfornato moltissimi prodotti di successo, ce ne sono stati almeno altrettanti che non hanno visto la luce.

Cosa può insegnare l’esempio di Dyson a chi vuole innovare

Parlando della filosofia di Dyson abbiamo già visto alcuni aspetti fondamentali in ambito innovazione come l’importanza di partire da un problema sentito e la cultura dell’errore.

Ci sono altri aspetti che vorrei portare, però, alla tua attenzione e che possono anch’essi venire riutilizzati in molti ambiti diversi, pur con i dovuti aggiustamenti:

  • Trasferire idee e tecnologie da un settore all’altro: abbiamo spesso visto come la mente dell’innovatore sia capace di creare connessioni nuove fra aspetti conosciuti. Spesso questo capita prendendo a prestito soluzioni trovate in un settore e riadattandole al nostro. Quello che avevamo già visto con il principio dell’exattazione. Ti ricordi come Dyson è arrivato alla tecnologia Dual Cyclone partendo da un ciclone industriale osservato in una segheria? Questo dispositivo separava la polvere dall’aria utilizzando la forza centrifuga, un principio che lui adattò per risolvere il problema dell’intasamento dei sacchetti negli aspirapolvere tradizionali.
  • Attenzione al design funzionale e visivamente accattivante: questo è uno degli aspetti distintivi dei prodotti Dyson. In questo modo, si risponde non solo ad una necessità pratica, ma anche ad una estetica. Che non va mai sottovalutata, perché fa parte dei bisogni emotivi del cliente. In questo senso, basti pensare al successo di Apple che ha sempre fatto dell’attenzione ossessiva al design uno dei suoi punti di forza.
  • Focalizzazione sull’esperienza del cliente: l’estetica va bene, ma non deve mai essere fine a se stessa. L’osservazione dell’utente deve essere al centro per comprendere le sue difficoltà e rendergli la vita più semplice col nostro prodotto/servizio. Bisogna sempre chiedersi cosa affatichi il cliente, lo disturbi, lo limiti e dare una risposta a queste domande con la nostra soluzione. Pensa all’aspirapolvere senza sacco: la sua eliminazione rispondeva contemporaneamente ad una scelta di design, ma riduceva anche i costi operativi per i consumatori e semplificava la manutenzione, migliorando l’esperienza complessiva del cliente. Inoltre, i miglioramenti tecnici dei prodotti di Dyson spesso tendono a ridurre persino consumi e sprechi, rispondendo anche ad un’esigenza di sostenibilità.
  • Iterazione e prototipazione: Il processo di innovazione richiede iterazioni continue e prototipazione per avvicinarsi sempre più al prodotto finale riducendo errori e malfunzionamenti e comprendendo sempre meglio il bisogno dell’utente finale. Fallimenti ed errori sono parte integrante del processo creativo, come abbiamo visto, e devono essere considerati come opportunità di apprendimento.
  • Tenacia e perseveranza: se pensi di trovare la soluzione perfetta al primo colpo, l’innovazione non fa per te. Parte integrante della cultura dell’errore e dell’iterazione è la capacità di perseverare di fronte alle difficoltà e di continuare a cercare soluzioni. La resilienza è una caratteristica base per superare gli ostacoli e raggiungere il successo.
  • Curiosità: certamente una degli aspetti caratteriali che non fanno difetto a Dyson è la curiosità. Intuire dove si possono creare dei problemi o dei bisogni, provare a scoprire come risolverli o appagarli, studiare tecnologie anche di altri settori per poi riapplicarli al proprio è tipico di una mente curiosa. È questa qualità che ci permette di osservare ciò che accade intorno a noi continuamente con occhi nuovi e attenti a creare inedite connessioni. In alcuni articoli precedenti, abbiamo visto come la curiosità sia una qualità assolutamente da coltivare per il nostro benessere mentale e per il successo in molti campi.

Conclusioni

Come in altre storie di innovazione, abbiamo ritrovato alcuni principi che si ripetono e che rendono più probabili i risultati e il successo.
Questo può aiutarti a capire come realizzare innovazione non sia un fatto di fortuna, ma un giusto mix di ingredienti, in grande parte psicologici e mentali, che si possono ricreare, approfondire, sviluppare.
Sono criteri essenziali per chi sviluppa prodotti o servizi innovativi, ma in buona parte – riadattandoli – possono essere applicati anche al nostro approccio alla vita in generale. Perché l’innovazione non è solo la grande invenzione tecnologica, ma anche la capacità di vivere in modo diverso, più appassionante e originale, la nostra vita e il nostro lavoro.

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