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Innovazione radicale e incrementale

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Quando si parla di innovazione, la maggior parte delle persone pensa alla creazione di qualcosa di completamente nuovo. In realtà, esistono due tipi di innovazione. Radicale (disruption), cioè l’idea, il servizio, il prodotto completamente nuovi che creano anche una nuova nicchia di mercato; incrementale, cioè innovazione e miglioramento continui di quello che già c’è. Entrambe possono essere presenti all’interno della stessa società in momenti differenti.

Un esempio spesso citato di innovazione incrementale è Microsoft; fautrice inizialmente di grande innovazione, ha poi consolidato il suo successo migliorando l’offerta iniziale (quindi innovandola, ma senza costruire qualcosa di completamente nuovo) negli anni. Anche Intel è stata innovatrice nell’ambito dei microprocessori; ha poi costruito sulla sua capacità di incrementare e migliorare la conoscenza tecnologica del microprocessore, ma mantenendo essenzialmente lo stesso modello di business.

Non è quindi necessario creare sempre qualcosa di nuovo e inesistente, in modo radicale, ma è fondamentale anche sapere rendere sempre più innovativo un prodotto o servizio che già esiste, migliorandolo e adattandolo ai nuovi bisogni.

Innovazione radicale

L’innovazione radicale, invece, rappresenta il nuovo totale, qualcosa di impensato (a volte persino impensabile) rispetto a prodotti e servizi precedenti. E’ quel cambio che crea un nuovo settore di mercato. Pensiamo ad Internet, che crea da zero un canale comunicativo prima totalmente inesistente (non, quindi, il miglioramento di un canale preesistente). O il telefono cellulare rispetto al telefono di casa.

Possiamo considerare l’innovazione radicale, in un certo senso, come una sorta di “salto quantico”; non progressiva e lineare, ma discontinua e, proprio per questo, introducente nuovi paradigmi, regole e modalità. Proprio come il passaggio dalle regole della fisica classica a quelle del mondo quantistico.

Innovazione sostanziale

Qualcuno parla anche di innovazione sostanziale. Si tratta dell’arricchimento di un prodotto di nuove funzionalità che, pur non alterando sostanzialmente l’utilizzo del prodotto, lo rendono più interessante e utile. L’obiettivo è, solitamente, raggiungere nuove nicchie di mercato. Possiamo considerarlo come una via di mezzo fra l’innovazione incrementale (perché il prodotto di base rimane lo stesso) e quella radicale (perché comunque si creano nuove funzionalità, potenziando l’utilizzo che diventa, in un certo senso, anche qualitativamente differente, pur senza creare qualcosa di completamente nuovo)

Innovazione di processo e organizzativa

Non esiste, però, solo l’innovazione di prodotto, ma anche quella di processo e di organizzazione. Le innovazioni di processo aiutano il miglioramento o la creazione ex novo di un processo produttivo, che determinano un innalzamento della qualità, la creazione di nuovi prodotti e/o la riduzione dei costi.

L’innovazione organizzativa consiste in un cambiamento della struttura organizzativa dell’impresa con l’obiettivo di migliorarne la gestione, adattandosi ai cambiamenti del proprio business e del contesto di riferimento.

Cosa è meglio?

Per quanto possa sembrare che l’innovazione radicale sia più utile e determinante nello sviluppo di prodotti o servizi, la verità è che non è meglio di quella incrementale; come spesso accade, se sia più utile l’una o l’altra dipende dal contesto, dall’azienda e dalle risorse/limitazioni esterne.

Questo discorso si applica, ovviamente, a tutti i generi di attività. Non solo le grandi aziende, ma anche piccole imprese o addirittura studi professionali hanno continuamente a che fare con l’innovazione. In questi casi, spesso non è necessario un cambiamento radicale, quanto un miglioramento continuo e incrementale.

Tendenzialmente, quando si parla di innovazione, si tende a farla coincidere con i miglioramenti tecnologici e digitali; è importante, invece, iniziare a pensare all’innovazione come determinata da diverse componenti, dove quella umana non ha meno peso di quella tecnologica.

Allo stesso modo, innovazione non riguarda esclusivamente le grandi imprese, ma è un processo che può (e dovrebbe!) rientrare a pieno titolo nel mondo anche di piccole dimensioni, come gli studi professionali, persino se formati da un singolo professionista. Chiaramente, in ogni realtà le ricadute pratiche e le modalità di cambiamento saranno coerenti con la situazione specifica, tenendo conto di risorse, possibilità, grandezza, contesto di riferimento e di ogni altra peculiarità di chi vi fa ricorso.

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