La creatività è una questione di quantità o di qualità?

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Quantità o qualità?

Una delle credenze più errate (e comuni) sulla creatività è che si tratti di un talento che qualcuno ha la fortuna di possedere e qualcun altro no. E se sei fra questi ultimi, non puoi farci nulla. Si tratta di un errore grossolano che, però, può portarti lontano per un’intera vita dai benefici della creatività.

È vero che si tratta di un talento innato, ma in un senso diverso: tutti ci nasciamo. Tuttavia, nel tempo rischiamo di perderlo, perché molto di ciò che troviamo intorno a noi ci spinge ad abbandonare questa qualità, a metterla da parte a favore di aspetti più pratici e razionali. Dalla scuola in poi, il pensiero logico-matematico sembra diventare il principe indiscusso dell’insegnamento.

Niente da dire contro una forma di ragionamento che ci ha fatto fare balzi avanti in senso evolutivo, tuttavia questo è accaduto spesso a scapito di un’attenzione agli aspetti più creativi che sono stati relegati a qualcosa di secondario. Di cui, spesso, in realtà si osannano gli effetti, quando ci portano a qualche innovazione importante, ma che viene sempre considerata come una sorta di potere divino che viene calato dall’alto a qualche mente estremamente predisposta. Insomma, non c’è nulla da insegnare e nulla da imparare, devi solo sperare che qualche entità soprannaturale te la infonda!

La creatività si può imparare?

Quindi, la buona notizia è che si può imparare ad essere più originali. Quelle cattive sono due: 1) la maggior parte delle persone non lo sa e 2) se anche lo sospetta, non sa da dove partire.

Ci sono un po’ di tecniche che aiutano in questo, alcune più semplici, altre più complesse. In ogni caso, la creatività è come un muscolo: va allenata.

E questo ha effetto in due direzioni. Più mi alleno, più mi abituo a vedere prospettive differenti, a creare una mente aperta, che coglie dettagli e associazioni che prima non avrebbe notato.
Ma sembra sia anche vero che più produco creativamente, più i risultati sono buoni. Ed è su questo secondo punto che ora mi soffermo.

La creatività è questione di quantità o qualità?

Probabilmente, se ti facessi questa domanda, risponderesti che la creatività è una questione qualitativa e che la quantità non ha mai prodotto, di per sé, la qualità.

In effetti, tendiamo ad associare l’essere prolifico con l’essere un po’ superficiale, con la tendenza a tirare via le cose e ad essere scarsamente accurati. Tuttavia, ci sono molti esempi di grandi autori e innovatori molto produttivi: da Thomas Edison a Pablo Picasso, da Stephen King a James Dyson.

Perciò, evidentemente, la quantità non va sempre in contrasto con la qualità. Anzi, in ambito di creatività, spesso la prima produce la seconda.

Una ricerca scientifica

L’idea della quantità legata alla qualità in questo settore non è nuova. C’è, in realtà, un vecchio studio scientifico[1] che aveva mostrato il legame fra la fluidità (il numero di idee generate) e la qualità, l’originalità e/o la creatività associata delle idee che vengono prodotte su compiti di pensiero divergenti. 

Da allora, grazie a Simonton, si parla di “regola delle pari probabilità” per intendere che “il rapporto tra il numero di successi (creativi) e il numero totale di opere prodotte in un dato periodo di tempo è positivo, lineare, stocastico e stabile”[2].

In questo studio del 2015, invece, si sono somministrate varie batterie di test per analizzare la relazione tra pensiero divergente e altre misure dell’intelligenza, della creatività e della personalità.

Nella ricerca, ai soggetti veniva presentato un disegno e chiesto loro di scrivere a quante cose l’immagine li facesse pensare, assomigliasse, gli ricordasse o suggerisse. Il tutto, in 45 secondi, su sei diversi disegni. In questo modo, si estraevano poi le risposte “creative”.

I risultati e le strutture cerebrali implicate

Una prima analisi mostrava, anche in questo caso, che la fluidità delle risposte era altamente correlata alla creatività. Il che supporta l’idea che, in ambito ideativo, la quantità sia associata alla creatività.

Coloro che avevano prodotto più descrizioni di disegni visivi astratti avevano anche prodotto descrizioni più creative degli stessi.

Inoltre, emergeva che le reti cerebrali fronto-sottocorticali erano implicate nelle prestazioni sia delle misure di fluidità che di creatività, con un’area comune in entrambe le misure, cioè il polo frontale.

Le aree che facilitano fluidità e creatività

Nello specifico, risultava come il polo frontale sinistro fosse più spesso associato sia a una maggiore fluidità che a una maggiore creatività tra i soggetti.
Ancora più interessante se si pensa che esiste una rete neurale comune fra la memoria episodica, la simulazione futura e il pensiero creativo che include il polo frontale e i lobi temporali mediali.
Allo stesso tempo e coerentemente, il danno al polo frontale è associato a preferenza per la ricompensa immediata rispetto a quella futura, ad un’ applicazione anomala delle strategie e all’interruzione del processo decisionale. 

Quindi, i risultati di questo studio che vedono un ispessimento del polo frontale sinistro e paraippocampale nelle persone più creative sono coerenti con le scoperte sulla rete implicata nel “pensare al futuro”. D’altra parte, la cosa potrebbe non sorprendere; in fondo, chi resta nel momento presente, non è capace di immaginare qualcosa che non sia concretamente attivo nel momento. Per ideare, bisogna fantasticare su qualcosa che ancora non esiste, ma potrebbe realizzarsi in un futuro più o meno lontano.  

Le aree che inibiscono fluidità e creatività

Il talamo destro sembra invece coinvolto in senso opposto. Il talamo contiene il livello più alto di recettori della dopamina D2 nel cervello; un’alta densità di tali recettori aumenta il filtraggio e l’autoregolazione del flusso di informazioni, nonché l’inibizione dei neuroni prefrontali che sono collegati a maggiore creatività, come dicevo. La riduzione dell’attività di questi recettori, al contrario, potrebbe portare ad una facilitazione creativa che aumenta la fluidità e la flessibilità delle associazioni. 

L’equilibrio fra le reti cerebrali

Questo studio supporta quindi l’idea che una maggiore produzione di idee sia associata ad una più alta probabilità che esse siano creative e mostra anche quali siano le strutture e i percorsi cerebrali che la facilitano o riducono. 

Da questi risultati, si può ipotizzare una rete neuronale reciprocamente inibitoria. Infatti, alcuni nodi specifici (ad esempio, la corteccia fronto-temporale mediale) all’interno di questa rete sono implicati in processi cognitivi umani altamente adattivi, tra cui il pensiero futuro e l’estrazione di prospettive future, mentre altre regioni (ad esempio, talamo, cingolato anteriore) sono coinvolte nella modulazione della fluidità e della flessibilità della cognizione. 

Conseguentemente, le reti fronto-temporali e fronto-sottocorticali sembrano operare in un equilibrio “mutuamente inibitorio”; se una malattia o lesione interrompe questo equilibrio, si può determinare una maggiore spinta creativa. 

Esercita la creatività

Ecco dimostrato perché la creatività vada esercitata regolarmente. Più lo fai, più si rafforza. Indipendentemente dall’obiettivo che ti poni, se vuoi diventare più originale, non devi attendere l’ispirazione o lasciare il tutto al caso ma…puoi allenarti.

Se la tua attività richiede creatività (e spesso, anche se non è necessaria, apporta qualcosa in più), sarebbe bene che non ti affidassi solo a momenti casuali di ispirazione, ma ti impegnassi, piuttosto, giorno per giorno ad accrescerla.

Vediamo allora qualche nozione di base relativa al contesto che può aiutarti in questo compito.

Lo spazio

Cerca, innanzitutto, di crearti un tuo spazio dove esercitare la tua fantasia, possibilmente con qualcosa che stimoli la tua creatività e l’immersione in essa: colori, strumenti utili, silenzio o musica leggera di sottofondo, isolamento, ecc.

Non tutti possono ovviamente dedicare una stanza, ma basta un angolo deputato. Molto meglio che cambiare di volta in volta il punto dove ti eserciti, perché uno spazio fisso e adeguatamente attrezzato ti agevolerà ad entrare nello stato giusto.

Il flow

Trovato il posto giusto, l’ideale è riuscire ad entrare in uno stato, che viene definito “flow” (o stato di flusso) che è eccezionale per liberare la creatività e lavorare con la massima efficacia. Approfondisci qui se vuoi capire cos’è e come attivarlo. Se il tema ti intriga, qui puoi scoprire cosa accade nel tuo cervello quando sei in questo stato.

Scegli la tua modalità creativa

Quindi, trovato il tuo spazio e ricreato lo stato di flow, allenati con il tipo di creatività che preferisci. Secondo la ricerca psicologica, esistono diversi tipi di creatività che puoi sfruttare per scambiare idee in modo più efficace: la creatività combinatoria, esplorativa e trasformazionale.

Creatività combinatoria

In questo caso, si tratta di ricombinare insieme vecchie idee, ma legate in maniera diversa ed originale.

Spesso cerchiamo idee alternative, quando in realtà la maggior parte dei concetti creativi sono una combinazione di elementi familiari, semplicemente uniti in una maniera a cui nessuno aveva pensato prima. Per questo, aiuta moltissimo leggere, guardare, ascoltare temi diversi, inserirsi in conversazioni e situazioni variegate e poi lasciare la mente libera di vagare fra i differenti concetti. Prenditi un tempo per fare sedimentare tutto, aspettando che il tuo inconscio e preconscio faccia il lavoro per te 😉 Insomma, prova a seguire le 4 fasi di Poincaré-Wallas.
Nella maggior parte dei casi, è probabile che l’idea combinata ti salti in mente quando il tuo cervello è in stato di rilassamento. Mentre cammini, sotto la doccia, in fase di preaddormentamento o di risveglio, ad esempio.

Creatività esplorativa

Si tratta di ricercare nuove idee in un ambito specifico, governato da determinate regole, rimanendo all’interno delle stesse ma creando qualcosa di differente. Una tecnica utile è chiederti perché certe cose si fanno in modi specifici, se ci possono essere possibilità alternative (solitamente non esplorate o provate perché si è abituati secondo modalità che, tutto sommato, funzionano). Domandarsi se esistono altre vie per realizzare un certo servizio o prodotto, ad esempio. Immaginate i voli low cost. prima del loro avvento, nessuno si era chiesto se si potesse volare utilizzando aeroporti i cui costi fossero inferiori o suddividendo i servizi erogati e lasciando poi libero il passeggero di pagare solo quelli di cui aveva bisogno. E così via.

Creatività trasformazionale

Questo tipo di creatività non cerca di trovare modi nuovi di fare le cose all’interno di spazi conosciuti e seguendo regole consolidate, ma piuttosto ti propone di fuggire da ciò che conosci e sperimenti, di mettere proprio in discussione le regole, di ignorarle per elaborare qualcosa di apparentemente impossibile. Quello che viene fuori sono idee radicali, ma che, con gli opportuni aggiustamenti, potrebbero apportare prospettive completamente nuove e interessanti.

I tre tipi di creatività, poi, non sono così nettamente separati. A volte possono anche essere messi insieme.

Conclusioni

Ancora una volta, abbiamo visto come la creatività non sia un dono soprannaturale toccato a pochi fortunati, ma qualcosa che va esercitato. Ed è uno di quei pochi campi in cui quantità e qualità non sono affatto in contrasto, ma si esaltano a vicenda.
Questo rafforza l’idea che la creatività vada allenata, quasi “spremuta” fino in fondo. In tal modo, le probabilità di trovare qualche idea originale migliorano.

I metodi sono tanti e si rifanno ai principi di base che ti ho illustrato. E i momenti ideali sono quando sei a riposo, quando lo stato di rilassamento permette alle connessioni di attivarsi seguendo percorsi insoliti.

Sfrutta il più possibile questi attimi per esercitarti a far vagare la mente in modo creativo secondo tecniche combinatorie, esplorative o trasformazionali.


[1] Wallach M. A., Kogan N. (1965). Modes of Thinking in Young Children: A Study of Creativity-Intelligence Distinction. New York: Holt, Rinehart, & Winston.

[2] Simonton D. K. (2010). Creative thought as blind-variation and selective-retention: combinatorial models of exceptional creativity. Phys. Life Rev. 7 156–179

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