Come incentivare la creatività al lavoro

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Come incentivare la creatività al lavoro

È possibile usare la creatività al lavoro? È utile?

Alla seconda domanda, la risposta è decisamente: Sì, è estremamente utile. Sulla prima, purtroppo, dipende. Chiaro che se sei un imprenditore o un libero professionista, scegli tu come vuoi impostare la tua modalità lavorativa. Il problema nasce quando si dipende da qualcun altro e, allora, la cosa importante diventa la cultura aziendale. Che, a volte, risulta chiusa, tradizionale, conservatrice. In questo caso, esprimersi e proporre cose nuove, magari anche un po’ fuori dalle righe, viene visto (purtroppo!) più come un problema e un intralcio che non come una grande opportunità.
Se, invece, ti trovi in un’impresa in cui l’innovazione è veramente incentivata (e non solo a parole) la tua creatività troverà terreno fertile. 


Diciamolo chiaramente: non sono molti i luoghi produttivi in cui c’è una vera  e proprio cultura dell’innovazione, dove la creatività è un elemento molto importante. Molti ne parlano, ma nei fatti i cambiamenti non li stimolano e men che meno li perseguono. Fra il dire e il fare, come sempre, c’è di mezzo il mare.  
In un altro articolo avevo già introdotto 13 strategie per implementare una cultura dell’innovazione…se vuoi, leggi per capire quanto tu come imprenditore (o l’azienda presso cui lavori) sia in linea.

Il vantaggio dell’innovazione

Tuttavia posso dire che, se l’azienda non persegue una modalità improntata all’apertura e al cambiamento, perde un patrimonio incalcolabile. Oggi come oggi, dove tutto si modifica alla velocità della luce, la visione tradizionale, in cui le cose vengono fatte sempre nello stesso modo senza chiedersi dove stia andando il mondo intorno a noi, rischia di non resistere a lungo.   
Certo…le innovazioni si possono anche inseguire. Lasciamo che gli altri inventino, cambino, determinino gli eventi e noi, con calma, copiamo, ci adattiamo. A volte questo ci garantirà (a fatica) il sostentamento. Il più delle volte, invece, soccomberemo. Infatti,  la sopravvivenza di un numero sempre maggiore di aziende dipende oggi dalla capacità di rispondere velocemente ai cambiamenti nei bisogni e nella conseguente domanda dei consumatori, in termini sia di nuovi prodotti sia di servizi.

L’apertura, negli ultimi anni, ad un mercato sempre più globale e più accessibile, in qualunque parte del mondo ci si trovi, ci porta ad avere competitor ovunque, non più e non solo in un raggio ristretto a pochi chilometri. E intorno a noi, puoi starne certo, per un’azienda (o anche un professionista) che non vuole cambiare, ce ne sono cento, mille e più impegnate in un continuo processo di innovazione.
Chi non si muove con flessibilità è quasi certamente destinato a fallire (o a vivacchiare).
Avere, al contrario, una visione improntata all’inventiva, all’apertura mentale e alla sperimentazione del nuovo, ci permette di essere un passo avanti, invece di inseguire. Oltre al vantaggio, non proprio secondario, di avere un clima lavorativo decisamente migliore e garantire benessere a chi sta con noi. 

L’importanza della creatività sul lavoro

Le aziende hanno sempre più bisogno di persone con una mente indipendente, che esprimono il proprio parere e che siano capaci di affrontare il cambiamento in modo fantasioso. Nelle fabbriche e negli uffici ci sono spesso molte più persone creative di quanto non si credi; semplicemente, non si fa nulla per incoraggiarle. Anzi, molte volte si crea esplicitamente un clima che scoraggia la libera manifestazione della propria visione se non pienamente conforme alla tradizione.
Perché la creatività si manifesti, è necessaria una cultura aziendale che ne incoraggi l’espressione in un clima di tranquillità e di apertura a idee che, a prima vista, possono anche apparire destabilizzanti o strane. A sua volta, l’accettazione del “fuori dalla norma” può realizzarsi là dove vi siano solidi legami fra le persone e gruppi capaci di collaborare.

Saper leggere le informazioni

Abbiamo sentito spesso dire come, in questo periodo storico, ciò che fa veramente la differenza, il nuovo “oro”, siano le informazioni. Il futuro di un’impresa dipende dall’efficacia con cui acquisisce l’informazione, la interpreta e agisce di conseguenza. O, ancora meglio, “annusa l’aria”, percepisce il cambiamento prima che si manifesti del tutto. D’altra parte, i dati senza la capacità di leggerli e di farlo, appunto, anche in maniera intuitiva, applicando poi soluzioni creative, rischiano di essere solo dei numeri che non ci dicono nulla.
Le informazioni devono servire da base per un continuo apprendimento e automiglioramento, un perfezionamento costante di prodotti, servizi, processi di produzione, distribuzione e marketing in una vera ottica kaizen.
Ma chi dovrebbe occuparsi di analizzare i dati in maniera intelligente, consapevole e costruttiva se non le persone stesse che compongono l’organizzazione? Persone che, però, abbiano percezioni acute, spirito innovativo e sappiano porsi le domande giuste. Questo tipo di lavoratori si trovano in aziende che stimolino la creatività dei propri dipendenti.
Infatti, l’informazione in sé e per sé rischia di mostrarsi arida, asettica se non la si sottopone ad un lavoro di interpretazione. Che, a sua volta, è un atto creativo. Il quale potrà avvenire solo se sappiamo di poterci esprimere senza timore di reazioni negative o, peggio, di rappresaglie.

Come si esprime la creatività al lavoro?

Sono diversi i modi in cui lo spirito creativo può esprimersi sul luogo di lavoro. Il primo che viene in mente è con la creazione di nuovi prodotti o servizi, ma non è certamente l’unico. L’innovazione può esprimersi anche nei processi lavorativi interni o di distribuzione esterni, nei modi di raccogliere finanziamenti o di comunicare. Così come nel migliorare l’ambiente relazionale e nel sostenere il benessere dei dipendenti; che, a sua volta, incide sulla produttività e la riduzione del turn over.
Un ambiente che stimola la libera espressione della propria forza lavoro è un ambiente che dà potere ai dipendenti; i quali, a loro volta, ricambiano attingendo alle loro capacità, aumentate dalla fiducia che viene loro concessa.
Quando questo avviene, cominciano a verificarsi cambiamenti piccoli, ma continui ed importantissimi. Che, nel tempo, sommano i loro effetti, incidendo in modo potenziale. Si comincia a dar valore non più solo al prodotto finale, ma anche al processo; si dà importanza alla crescita del lavoratore, al suo apprendimento continuo, alla sua creatività. L’organizzazione diventa non un luogo impersonale, ma quasi un organismo vivente bisognoso di continuo nutrimento e stimolazione.
Tutto questo, però, solo se il cambiamento è reale, non di superficie. E perché lo sia, tutti, dal dirigente di massimo livello al dipendente al gradino più basso, devono credere in questa cultura di partecipazione e libera espressione, di contributo di ciascuno al migliore funzionamento dei processi organizzativi e umani.

Come si costruisce un ambiente creativo

Guardando alle imprese che per prime hanno contribuito a diffondere una nuova visione, possiamo vedere quali siano alcuni punti chiave per stimolare un ambiente più creativo e dinamico. Individuiamo tre aspetti essenziali più di altri:

  • ridurre le distanze fra le persone;
  • lasciare emergere le idee;
  • realizzare un ambiente attento ai bisogni.

Ridurre le distanze fra le persone

Ridurre le distanze può intendersi in molti modi. In senso lato, ha sempre un buon effetto sulla creatività al lavoro, che si tratti di distanza fra ruoli, fisica fra i colleghi/collaboratori o emotiva.
Vediamone le diverse declinazioni.

Appiattire le gerarchie

La prima fra le distanze presenti in azienda è quella fra i vertici e la base. Spesso, nelle imprese innovative, la tradizionale gerarchia piramidale viene «appiattita». Il che significa che per prendere le decisioni non ci devono essere infiniti livelli intermedi. Che hanno l’effetto non solo di ritardare le azioni, ma anche di non prenderle perché non vengono comprese da chi deve agire.           

Pensiamo, ad esempio, a chi sta tutti i giorni in prima linea, cioè a diretto contatto con i clienti. È chiaro che queste persone avranno una percezione dei bisogni e dei desideri dell’utente che può sfuggire completamente alla direzione aziendale, perdendo così occasioni importanti. Questo è il motivo per cui in Toyota, l’azienda che ha inventato il kaizen,  chi entra nell’organizzazione, indipendentemente dal suo titolo, parte dai livelli bassi e ruota su diversi ruoli aziendali, al fine di avere una percezione completa dei problemi. E per potersi maggiormente immedesimare, nel momento in cui prende decisioni, con l’impatto finale sul cliente.            
Avete presente quegli architetti che fanno dei progetti di case meravigliosi ma completamente non funzionali alla vita quotidiana? Ecco, è un po’ come se poteste dire a quel professionista: “guarda, prima ci vivi tu un anno qui dentro”. Scommetti che troverebbe il modo per renderla più pratica oltre che bella? 😉
In un contesto in cui la distanza fra la base e l’apice non sia enorme, non solo le decisioni sono più veloci e, anche, adattate alle necessità, ma le persone sentono di avere la fiducia. E questo è un vero e proprio boost alla produttività.

Un eccesso di gerarchia crea, poi, un altro problema, una specie di cortocircuito. Poiché in queste organizzazioni è complesso e faticoso raggiungere la cima, una volta arrivati, si teme di perdere il primato. A questo punto, per garantirsi la propria posizione di vantaggio, si inizia a svolgere uno stretto controllo sul flusso delle informazioni, eliminando quelle che possono creare disturbo o che sono fonte di dispiacere. Contemporaneamente, collaboratori validi possono essere messi in ombra per timore che diventino rivali ed insidiino il nostro posto di lavoro.
Insomma, se non svolto con grande rigore etico ed onestà intellettuale, il ruolo ai vertici rischia di creare i problemi che dovrebbe risolvere: tensioni, segreti, bugie, dipendenti poco motivati e con poche responsabilità.


Ciò che invece, oggi, è necessario è una riduzione delle gerarchie e una fiducia che permetta di dare alle persone delle responsabilità e il senso dell’onore nell’assumersele.
Resa così partecipe, solitamente una persona comincia a sviluppare una coscienza morale del proprio lavoro e un maggiore attaccamento ad esso. Perché sente di poter incidere e fare parte del processo. E quando un dipendente è responsabile del modo in cui svolge il proprio lavoro, è più libero di trovare soluzioni creative ai problemi che si presentano.

L’influenza della dimensione lavorativa

Un altro elemento che condiziona la creatività è la grandezza dell’ambiente di lavoro. Se esso rimane a livello di una sorta di famiglia allargata, cioè una grandezza nella quale le persone possono conoscersi fra loro, la creatività è più sollecitata.
Grosse aziende andrebbero quindi ridotte in più unità semiautonome, andrebbero create divisioni semindipendenti all’interno della società più grande. Questo perché nelle organizzazioni enormi le singole voci si perdono. Le persone tendono a diventare numeri e le conoscenze reciproche, le relazioni produttive finiscono per diluirsi. In questi ampi spazi (fisici e mentali) i lavoratori faticano a sentirsi parte di un sistema e, soprattutto, a percepire di potere in qualche modo incidere. Il conformismo aumenta, coraggio e immaginazione diminuiscono, la burocrazia dilaga, i tempi si allungano.
Le cose in grande scala aiutano l’economia, ma non la creatività. Che, però, è motore di innovazione e sviluppo. Le quali ripagano ampiamente in profitti i maggiori costi nel breve periodo.

L’importanza del gruppo

Per quanto una persona possa essere geniale, difficilmente potrà portare avanti da sola una grande innovazione. Tanto più oggi che la tecnologia è sempre più complessa e si richiede l’integrazione di molti saperi. Ma non è solo questo.  
Un gruppo unito può attingere ai punti di forza di ciascun membro, mostrandosi nell’insieme più intelligente ed efficace delle sue singole componenti individuali.                  
Robert Sternberg, uno psicologo di Yale, parla di «QI del gruppo» come somma, o addirittura prodotto, di tutti i talenti di ogni membro del team. Il valore superiore è dato dal fatto che là dove un elemento manca di una competenza si può sopperire con quelle a disposizione di altri soggetti. Ognuno dà il proprio contributo in una complessità difficilmente gestibile, invece, da un singolo lavoratore.

Ovviamente, aspetto fondamentale è l’armonia del gruppo. Un sano legame fra i partecipanti permette di far circolare liberamente le competenze e di aiutarsi reciprocamente, mentre invidie e rivalità bloccano il flusso positivo. Per questo leader capaci di creare e sostenere gruppi armoniosi e affiatati, che danno valore alla condivisione, alla fiducia e all’incoraggiamento, sono una risorsa preziosa. In pratica, un leader che sa padroneggiare l’intelligenza emotiva al lavoro.

Incoraggiare la creatività al lavoro

Se si vuole avere un’azienda innovativa, la creatività va incoraggiata. E, per farlo, non basta certo dire: sentitevi liberi (che, dal punto di vista della psicologia, è quella che si definisce un’ingiunzione paradossale: se sono libero, non posso seguire il tuo ordine. Se seguo il tuo ordine, non sono veramente libero).
È un po’ il discorso del brainstorming: la tecnica in sé è utile, ma è il modo in cui solitamente la si usa che può far fallire i suoi intenti. Se viene tirata fuori solo a spot, per un progetto specifico, in un tempo e uno spazio definito, difficilmente porterà a grandi cose. Quello che funziona è creare una vera cultura dell’innovazione, non usare singoli strumenti una volta ogni tanto e poi non fare fiorire la creatività giorno per giorno.
Quindi, nell’organizzazione si deve respirare aria di libertà, di poter proporre idee e soluzioni, di sottolineare cosa non va e proposte per migliorarlo. Anche azzardate e  fuori dalle righe, se necessario. La provocazione, se positiva e volta a crescere e migliorare, va colta e incoraggiata, non punita.

Oggi il coltello dalla parte del manico non lo tiene più l’azienda, ma il cliente. In un mondo pieno di prodotti e servizi, dove ciascuno può comprare ovunque, non si può più contare sui vantaggi di un mercato con poca concorrenza. Quindi, capire le reali esigenze del consumatore e rispondervi in modo creativo è ciò che può fare  un’organizzazione per avere un vero vantaggio competitivo.
Questo avviene solo se si è incoraggiata una cultura aziendale innovativa e, soprattutto, se si stimola il contatto reale e diretto col cliente e coi suoi bisogni. Non è standosene tranquilli dietri ad una scrivania che si comprende quali siano le difficoltà del cliente nell’interazione col tuo prodotto/servizio. O quali i nuovi bisogni che emergono.

Questo ci fa tornare al concetto di prima, riduzione della gerarchia e responsabilizzazione a tutti i livelli. In una sorta di capovolgimento della piramide aziendale, la direzione, in qualche modo, dovrebbe dare sostegno ai lavoratori che sono più a diretto contatto con gli utenti finali e che sono il primo fronte dell’organizzazione, quello che ne decreta l’immagine esterna e il successo o il fallimento.

Innovazione radicale e incrementale

Ho già avuto modo di parlare della differenza fra innovazione radicale e incrementale in un mio articolo precedente (fra l’altro, in assoluto uno dei più letti).
Quando si parla di creatività e lavoro, soprattutto nelle aziende, tendenzialmente si pensa a grandi innovazioni che stravolgono gli schemi tradizionali. In realtà, a volte i cambiamenti possono essere più piccoli, ma continui, nell’ottica kaizen appunto, miglioramento continuo. Non sempre sono necessarie le grandi rivoluzioni, a volte molto si può fare con l’attenzione all’eccellenza e al perfezionamento incessante di ciò che già esiste. Non esiste un’innovazione migliore o peggiore: dipende dagli obiettivi, dal contesto, dal settore, dal momento.

Lasciare emergere le idee

Per creare un ambiente creativo e, di conseguenza, innovativo, è chiaro che si devono lasciare le idee libere di emergere e mostrarsi recettivi ad esse. Ma come fare? Un primo punto è di controllare il giudizio, lasciare la mente aperta, così che le persone possano sentirsi libere di dare suggerimenti controcorrente o porre domande senza doversi sentire stupidi.   
Questo è possibile, fra l’altro, quando nell’ambiente di lavoro sono apprezzati non solo gli approcci analitici, ma anche quelli intuitivi. Nella creazione di nuove idee, infatti, non conta solo il ragionamento logico, ma anche emozioni, valori e sensazioni. Affinché tutto ciò si esprima liberamente, è necessaria un’atmosfera di rispetto reciproco e la certezza di non essere derisi.
Inoltre, può essere importante collegarsi anche con la comunità esterna, rispondendo alle esigenze dei cittadini che vivono intorno all’impresa, facendo attività e iniziative che incidano positivamente sulla vita della città. Il che aiuta i dipendenti a sentirsi orgogliosi della proria azienda e ha un effetto benefico anche sull’immagine esterna.
Esempi di aziende conosciute che hanno agito su ambiente interno e/o creatività e/o impatto sociale sono Google, The Body Shop, PatagoniaToyota fra gli altri. In Italia, abbiamo Brunello Cucinelli. In questo articolo, puoi leggere chi è Brunello Cucinelli e cosa ha fatto per l’azienda e per la sua comunità.

Combattere i killer dell’innovazione

Uno dei killer più feroci dell’innovazione è il clima svalutante e critico su chiunque faccia proposte nuove, che escono dai classici binari. In quel caso, anche se l’idea viene, si ha paura ad esprimerla o si rinuncia in partenza, sapendo già che non sarà accolta. Anzi, peggio, che magari si verrà considerati stupidi.
Un ambiente innovativo, invece, contrasta attivamente questa predisposizione alla critica e incoraggia, invece, domande e proposte provocatorie, che mettono in discussione (in modo costruttivo) gli assunti da cui si è sempre partiti. In quest’ultimo caso, un buon modo per cogliere l’atmosfera che regna è il tipo di risposta che viene data. Se è: “ma si è sempre fatto così”, certamente non sei in un ambiente che stimola l’innovazione 😉 Spesso, le persone si muovono per “tradizione” e inerzia, ma senza essersi mai chiesti se abbia senso, se vi siano dei dati che supportano il fatto che sia la scelta migliore o se non ci sia un modo più efficace per agire. Questa è la base di chi ha ha uno spirito innovativo: farsi continuamente domande anche su quello che appare ovvio, perché spesso ovvio non lo è. Siamo solo noi a darlo per scontato per pigrizia mentale.

A volte, i killer non sono fuori di noi, ma dentro. Spesso siamo noi stessi i più feroci critici contro le nostre idee; pensiamo agli infiniti modi per cui qualcosa non funzionerà, piuttosto che a quelli che possono farla andare.

In alcune aziende con vero spirito innovatore, proprio per abbattere queste tendenze all’uccisione di pensieri creativi, addirittura si incoraggiano i dipendenti con delle ricompense per chi produce nuove idee efficaci. Invece che ridicolizzare, si fa capire che dall’intuizione e dall’immaginazione possono scaturire risultati utili e apprezzati.

Un ambiente attento ai bisogni

Un altro aspetto fondamentale, presente nelle imprese maggiormente all’avanguardia, è la visione dell’ambiente di lavoro come uno spazio più umano, attento ai bisogni dei propri lavoratori. Che può significare, per aziende più grandi e che possono permetterselo, anche realizzare strutture importanti come l’asilo aziendale per i figli dei dipendenti, piuttosto che la palestra o il “maggiordomo” che aiuta nelle commissioni extradomestiche. Ma anche chi non ha queste risorse, può attingere…dalla propria creatività!…per realizzare servizi o cambiamenti che si avvicinino alle esigenze dei lavoratori. Chi dando più flessibilità negli orari di lavoro, chi ricreando un ambiente interno più stimolante e piacevole, che promuova l’interazione e sia bello da abitare.

Modificare l’ambiente di lavoro

Abbiamo già visto come l’ambiente culturale sia essenziale per sviluppare la propria creatività, ma anche lo spazio fisico può dare una mano importante. Non sempre ci rendiamo conto di quanto le cose attorno a noi incidano su umore, serenità, distrazione e altri aspetti. Invece, vivere in un luogo piuttosto che un altro può fare molta differenza.
Un ufficio triste e impersonale finirà per farci considerare le cose allo stesso modo, triste e impersonale. Al contrario, un ambiente ricco di stimoli, divertente e vario aiuta ad alimentare il pensiero creativo.
D’altra parte, immagino che sia esperienza di tutti la percezione di fatica che si prova ad entrare in alcuni uffici spogli, con vecchi mobili, senza nulla alle pareti o in ambienti curati, allegri e colorati. Non so se avete mai visto foto degli spazi lavorativi di Google
Allo stesso modo, avere pareti non nude, ma piene di grafici, tabelle e numeri non è esattamente un grosso incentivo all’immaginazione sfrenata 😉
Essere circondati da oggetti belli e motivanti permette di vivere l’ambiente con più serenità, piacere e stimoli. E si può fare anche a costi bassi, non sto parlando necessariamente di prodotti di design.

Relazioni e creatività

Dovrebbe sembrare un normale corollario a quanto scritto sopra, eppure nella realtà quasi sempre non lo è: l’amore, nel senso di attenzione e cura per l’altro, oltre che rispetto, sono aspetti che permettono alla creatività di emergere nell’ambiente di lavoro.
L’azienda, lo ripeto sempre fino alla nausea, è fatta di persone e da queste, quindi, non possiamo prescindere. E quale persona non ama sentirsi in un ambiente protetto, con colleghi di cui sa di potersi fidare, che hanno a  cuore il suo benessere? Certo, non dobbiamo creare “l’azienda del Mulino Bianco”, ma è indubbio che, con le dovute differenze fra situazione amicale e lavorativa, sapere di essere in un posto dove c’è attenzione gli uni per gli altri è un potente motore sia di benessere – e quindi produttività – sia di innovazione. Perché nessuno, a quel punto, dovrà temere l’attacco alle proprie idee, la ridicolizzazione o la presa in giro. Tutto avviene in uno spazio “sicuro” dove siamo liberi di esprimerci.
Inutile dirlo, questi valori vanno incarnati prima di tutto agli alti livelli e nel proprio stile di leadership. Che non coincide solo con la capacità di comunicare una visione e far muovere gli altri in quella direzione, ma anche nel preoccuparsi della crescita delle persone che guidi.
Ciò porta i dipendenti ad essere più disponibili, a correre rischi per una comune idea. Perché sentono che sopra di loro c’è qualcuno che si prende cura della loro crescita.
In tal modo, si aiutano le persone a realizzare le loro potenzialità, li si incoraggia a correre dei rischi e a sviluppare anche il proprio intuito per prendere delle decisioni. Sapendo che, anche di fronte ad un fallimento, non ci saranno ritorsioni, ma analisi comune dell’errore e ulteriori possibilità.
Una leadership basata sulla paura e sull’adesione ferrea a schemi rigidi porta a prestazioni sotto alle possibilità dei lavoratori. Riducendo anche la competitività dell’azienda.

Nuovi tempi all’orizzonte

La pandemia ha fatto emergere nuove necessità nei lavoratori e, di conseguenza, nuove sfide per le imprese.
Ora le persone sono più attente anche ai processi interni alle aziende, non solo alla paga o al tipo di lavoro. Il dipendente vuole che sia dato spazio al suo benessere, vuole crescere anche come persona.
Oggi spesso si nota un divario fra quello che la maggior parte delle aziende persegue come proprio obiettivo e ciò che sempre più persone vorrebbero trovare nel proprio lavoro. Questo gap porta ad un’alienazione la quale, evidentemente, prosciuga ogni risorsa creativa.  
Alcune aziende ancora rispondono a questo cambiamento con un misto di incentivi economici e di politiche di paura. Combinazione letale per la creatività.
Per questo l’approccio dell’azienda è destinato a cambiare se la stessa non vuole perdere i migliori talenti.
Sviluppo delle risorse interiori dei dipendenti e ottimi bilanci non sono in contrapposizione; anzi, è vero il contrario.

Conclusioni

In questo articolo puoi trovare molti spunti su come creare un ambiente di lavoro che punti sulla creatività e, di conseguenza, stimoli l’innovazione e la produttività. È sicuramente focalizzato sul mondo aziendale, ma diversi stimoli sono riadattabili anche a situazioni in cui si lavora da soli.       
E poi, ricordiamoci, nessuno è un’isola e, anche nel lavoro autonomo, abbiamo a che fare con clienti, collaboratori e fornitori. Le relazioni sane e un ambiente creativo possono produrre effetti su chiunque. Provare per credere…

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