La mente in vacanza: perché staccare migliora creatività e produttività

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Una donna in vacanza che guarda il mare al tramonto. La sensazione è di relax

Si dice (la frase è solitamente attribuita a Peter Ferdinand Drucker) che “a volte, la cosa più produttiva che si possa fare è niente”. Facile a dirsi, ma meno a farsi; in un mondo che glorifica l’iperattività e la disponibilità costante, staccare è quasi un atto sovversivo.

Eppure, proprio l’interruzione, l’ozio consapevole e la distanza dai compiti quotidiani sono tra i più potenti strumenti a nostra disposizione per coltivare una mente innovativa, sana e creativa.

Immersi in un sistema che premia la performance continua, la cultura dell’“always on” ci illude che più tempo dedichiamo al lavoro, più saremo efficaci, apprezzati, indispensabili. Ma è davvero così? Ne avevo già un po’ parlato qui, a proposito del multitasking, competenza che ci fa sembrare di essere più efficienti, mentre – nella realtà – ci fa solo perdere tempo e fare più errori.

Studi condotti negli ultimi vent’anni, inoltre, mostrano come lavorare senza sosta non sia una grande tecnica di efficienza. Un’indagine pubblicata sul Journal of Occupational Health Psychology ha dimostrato che lavorare più di 55 ore a settimana – per gli impiegati di mezza età – è associato a un aumento significativo dei sintomi di ansia e depressione rispetto ai colleghi che ne lavorano 35-40. Anche se, più nello specifico, attraverso un’analisi stratificata per sesso, è emerso che il rischio eccessivo di depressione e ansia era presente tra le donne ma non tra gli uomini.
Il workaholism, cioè la tendenza a lavorare eccessivamente, dedicando molto tempo ed energie al lavoro, anche quando ciò non è richiesto o necessario, è correlato a un calo della produttività reale nel medio termine, nonché a un abbassamento della qualità delle decisioni prese.

In sintesi: lavorare troppo può farci sentire importanti, ma ci rende meno lucidi.

Cosa succede alla mente quando si ferma

Il nostro cervello ha bisogno di pause, non solo per riposarsi ma per funzionare meglio. Quando ci allontaniamo dai compiti cognitivi impegnativi, si attiva una rete chiamata Default Mode Network (DMN), un circuito cerebrale che si accende quando non siamo focalizzati su nulla in particolare. Il DMN è coinvolta in attività fondamentali come:

  • la rielaborazione dell’esperienza
  • la generazione di connessioni inedite
  • il consolidamento mnemonico
  • l’introspezione e l’autoriflessione

Le pause, in particolare quelle lunghe e immersive come le vacanze estive, danno al cervello lo spazio per “riorganizzare i dati”, uscire dalla modalità esecutiva e ritrovare senso, creatività, visione d’insieme.

La noia come fertilizzante per la creatività

Uno studio pubblicato nel 2014, condotto da Sandi Mann e Rebekah Cadman, ha dimostrato che persone sottoposte a compiti noiosi tendono successivamente ad avere un aumento della creatività.

Nello specifico, sono stati condotti due analisi; nella prima, 80 partecipanti hanno preso parte a un’attività di scrittura noiosa o meno (gruppo di controllo) seguita da un compito creativo. Nella seconda, ad altri 90 partecipanti venivano variati il tipo di attività noiose intraprese (un’attività scritta, un’attività di lettura o un gruppo di controllo) e il tipo di compito creativo che seguiva.
Dai risultati si notava che le attività noiose avevano portato ad un aumento della creatività e che le attività di lettura noiose stimolavano una maggiore creatività in alcune circostanze (come nei compiti convergenti) rispetto alle attività scritte noiose.

Quindi la noia, se non evitata compulsivamente come ai giorni nostri grazie allo smartphone, costringe la mente a trovare strade alternative, nuovi interessi, connessioni insolite.
Per questo la vacanza, intesa nel suo senso più stretto, di riposo totale, può aiutare a vivere una noia creativa, se non infarcita di mille attività da svolgere.

Il potere creativo della distanza dal problema

Per quanto ci immaginiamo gli inventori trovare una grande idea nel mezzo dei loro uffici polverosi, fra carte e strumenti, la verità è che molte intuizioni geniali nella storia non sono nate in ufficio (ed altrettante sono persino nate per caso).

È ben noto l’aneddoto di Archimede che urlò “Eureka!” immerso in una vasca, non in laboratorio, intuendo improvvisamente il principio per cui un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l’alto pari al peso del volume di fluido spostato. E l’episodio non è affatto strano: è piuttosto frequente trovare idee originali mentre ci si riposa, spesso proprio sotto la doccia!
Ma perché? Perché la distanza fisica e mentale dal problema consente al cervello di attivare il Default Mode Network che porta al mind wandering. Il quale, a sua volta, è essenziale nell’attivare processi inconsci che portano a intuizioni improvvise. Il pensiero divergente, fondamentale nei processi creativi, ha bisogno di spazio, tempo, stimoli nuovi e assenza di pressione.

La vacanza come allenamento mentale

Ed è questo il motivo per cui una vacanza può avere un effetto potente sul riequilibrio fisico e mentale necessario per tenere il cervello al suo massimo potenziale, defatigandolo e aiutando a recuperare connessioni originali.

Ovviamente, non tutte le vacanze sono rigeneranti. Quelle piene di obblighi, tappe forzate, connessioni costanti e stress da “Instagrammabilità” possono peggiorare il nostro stato mentale. In questo caso, è come se mettessimo altri doveri a sommarsi a quelli soliti del lavoro.

Ma una vacanza vissuta con intenzionalità può essere un vero training neurocognitivo. E questo per diverse ragioni; non è solo un fatto di riposo puro e semplice. Infatti:

  • Viaggiare stimola la neuroplasticità: soprattutto se si cambia di molto l’ambiente usuale, le lingue, gli spazi, le usanze e  i cibi differenti dal solito generano nuove connessioni neurali obbligando il nostro cervello a vedere le cose con occhi nuovi.
  • Esporsi a culture diverse espande la capacità empatica e la tolleranza all’ambiguità, obbligandoci ad interpretare ciò che avviene intorno a noi in modo nuovo.
  • Cambiare routine rafforza la flessibilità mentale, perché fa sempre parte di una modifica di alcune rigide abitudini che ormai viviamo col pilota automatico.

Per chi non ha la possibilità di viaggiare, è comunque importante usare dei momenti di pausa per uscire dal conosciuto. Esplorare un sentiero nuovo, dedicarsi a un hobby manuale, fare silenzio, scrivere, camminare senza meta: si possono trovare mille modi per cambiare routine e nutrire la mente.

Vacanza e flessibilità cognitiva

In uno studio del 2014 si è indagata la creatività distinguendo tra flessibilità cognitiva e originalità come due indicatori differenti. In questo caso, la flessibilità cognitiva si riferisce al processo di generazione di idee e alla diversità delle stesse. Alti livelli di flessibilità cognitiva dovrebbero dare un elevato numero di risposte divergenti in un compito di creazione di idee. L’originalità, invece, è un indicatore della qualità dell’idea o della soluzione del problema.

Si è riscontrato che i lavoratori mostravano livelli più elevati di flessibilità cognitiva dopo il ritorno a casa da una lunga vacanza estiva rispetto ai livelli pre-vacanza. Le idee, cioè, che i dipendenti generavano dopo il rientro al lavoro erano più diversificate rispetto a prima della vacanza, coprendo una gamma più ampia di concetti.
Tuttavia, lo studio non rilevava lo stesso effetto sull’originalità delle idee.

La relazione – poco indagata – fra riposo e creatività

Nonostante queste ricerche appena viste, la maggior parte degli studi degli ultimi anni si sono spesso focalizzate sul benessere portato dalle vacanze in ambiti diversi dalla creatività: dall’incoraggiamento allo sviluppo personale, al rafforzamento delle competenze fino al giovamento rispetto a problemi di salute e burnout.

Eppure, la maggior parte dei datori di lavoro sembra credere che le ferie aumentino la produttività dei dipendenti.
In più, analisi su momenti di recupero di durata più breve, come il tempo libero serale o del fine settimana, indicano che i dipendenti che iniziano la giornata lavorativa sentendosi mentalmente e fisicamente riposati riportano prestazioni migliori. Uno studio di Miyakawa et al. del 2019 ha inoltre dimostrato che la frequenza dei viaggi è correlata a un aumento delle competenze generiche (ad esempio, comunicazione efficace) e, a lungo termine, allo stipendio mensile dei dipendenti.
In pratica, un episodio prolungato di recupero dal lavoro è un fattore predittivo di creatività e produttività, aspetti chiave della performance lavorativa dei dipendenti.

Eppure, nonostante il pensiero laterale dei lavoratori rappresenti un importante vantaggio competitivo per le aziende, l’associazione tra recupero e creatività ha ricevuto scarsa attenzione da parte della ricerca.

Il DRAMMA delle vacanze

Partendo dall’idea che il tempo libero non strutturato allevi il senso di urgenza delle persone e incoraggi il pensiero riflessivo e l’incubazione, cruciali per la creatività, le vacanze rappresenterebbero un periodo di tempo libero consecutivo più lungo e, quindi, un’ottima opportunità per ricavarsi uno spazio mentale per la riflessione. Quindi, per pensieri creativi.

Il benessere soggettivo è migliorato dal tempo libero attraverso la soddisfazione di vari bisogni psicologici che sono raggruppabili in sei categorie, con l’acronimo DRAMMA (beh, in italiano non rende molto l’idea! :-)). Questi momenti sono: distacco-rilassamento, autonomia, padronanza (mastery), significato (meaning) e affiliazione. Distacco e rilassamento rispondono al bisogno di reintegrare le risorse esaurite durante il lavoro, mentre autonomia, padronanza, significato e affiliazione soddisfano principalmente il bisogno di acquisire nuove capacità e provare piacere.

Distacco

In particolare, il distacco si concentra sull’acquisizione di una distanza interiore dal lavoro. Secondo l’ipotesi di Smith e Blankenship della “fissazione-dimenticanza”, distogliere l’attenzione da un problema irrisolvibile permette di dimenticare le soluzioni sbagliate, aumentando le probabilità di trovare una nuova soluzione creativa. Pertanto, la distanza mentale dai problemi lavorativi durante le vacanze corrisponde alla fase di incubazione che precede i pensieri creativi.

Rilassamento

Il rilassamento è caratterizzato da un relax fisiologico e da bassi livelli di attivazione. In uno studio di Grabner et al. si mostrava come un aumento dell’attività delle onde alfa, soprattutto nell’emisfero destro del cervello, fosse associato a maggiori livelli di originalità in un test sulla creatività. Inoltre, abbiamo già visto come il Default Mode Network (DMN), che consiste in un insieme di diverse regioni cerebrali che si attivano quando il cervello sembra essere a riposo, ci permette di fantasticare, attività essenziale per l’immaginazione mentale e la creatività. C’è infatti un’associazione positiva tra la prestazione creativa e il volume di materia grigia del DMN.

Autonomia, padronanza, significato e affiliazione

Le ultime quattro lettere del modello DRAMMA (autonomia, padronanza, significato e affiliazione) sembrano correlate agli affetti positivi, a loro volta legati alla creatività. Gli affetti positivi ampliano il focus attentivo e incoraggiano le persone a esplorare e scoprire, due elementi importanti nel processo creativi.

In sintesi, diverse teorie e precedenti risultati di studi empirici supportano l’ipotesi che i vacanzieri possano trarre beneficio dalla realizzazione delle sei esperienze DRAMMA in termini di creatività. Tuttavia, la ricerca empirica su come tali esperienze durante le vacanze si relazionino con la creatività dopo le stesse è scarsa.

Più o meno creativi dopo le ferie? Dipende…

Finalmente, in un’analisi del 2021 ci si è dati l’obiettivo di approfondire la comprensione di questo rapporto.

In questo studio longitudinale, si dimostrava che i dipendenti percepivano soggettivamente la propria creatività inferiore il primo giorno di rientro al lavoro dopo le ferie. Tuttavia, 2 settimane dopo le ferie, si sentivano più creativi rispetto a prima delle stesse.

Come mai questa differenza? Questi risultati potrebbero essere spiegati dal carico di lavoro dopo le vacanze. Si potrebbe ipotizzare che il primo giorno di rientro al lavoro i dipendenti fossero così immersi nel recuperare quanto accumulatosi da non percepirsi creativi in ​​quel giorno. Mentre 2 settimane dopo il rientro dal lavoro, i dipendenti avevano completato con successo le attività ed erano in grado di concentrarsi su nuove attività, acquisendo consapevolezza della propria accresciuta capacità di essere creativi.

Distacco mentale e problem solving

Entrando nello specifico, i risultati hanno indicato che i dipendenti percepivano la propria creatività più elevata nei momenti in cui avevano maggiori difficoltà a distaccarsi dal lavoro. Questa scoperta può sembrare controintuitiva, tuttavia si è visto che la riflessione sulla risoluzione dei problemi è positivamente correlata all’aumento della creatività.

Più semplicemente, il distacco mentale è negativamente correlato alla creatività se i dipendenti hanno scarse capacità di problem-solving. Nei periodi in cui le persone si distaccano di più, sono meno creative rispetto ai periodi in cui si distaccano di meno. Questo dimostra che i dipendenti possono avvicinarsi a una soluzione creativa se non si distaccano completamente, ma mantengono attivi i pensieri legati al lavoro a un livello basso.
Quindi, ci si riposa, ma con in background il software “problemi da risolvere” leggermente attivo. Dedicare più tempo a pensare al lavoro durante il tempo libero – ma in modo leggero e sullo sfondo – potrebbe quindi aiutare a pensare fuori dagli schemi per creare connessioni intelligenti e complesse.

Inoltre, nello studio si è mostrato che i dipendenti con più esperienze di padronanza hanno riportato una maggiore creatività rispetto agli altri dipendenti. Le esperienze di padronanza comportano attività che comprendono il superamento di sfide e il miglioramento delle proprie competenze. Compiti intellettualmente stimolanti o sfide fisiche durante il tempo libero possono ricostituire le risorse emotive e cognitive dei dipendenti. In più, l’affetto positivo evocato dalla padronanza è altamente favorevole alla creatività.

Conclusione: il potere rigenerativo del tempo libero

Ciò che emerge, in sintesi, da tutte le ricerche e riflessioni fin qui raccolte è che la pausa non è una sospensione della produttività, ma una sua componente essenziale.
La mente, per rimanere agile, creativa, flessibile e lucida, ha bisogno di staccarsi. Di dimenticare, di rilassarsi, di uscire dal senso di urgenza per potere recuperare energie.

La vacanza, allora, non va vista come semplice evasione, ma come un’alleata profonda del pensiero innovativo. È nella noia costruttiva e nelle esperienze diverse dal solito tipiche delle vacanze che si creano le condizioni ideali per far maturare nuove idee e per tornare più capaci di pensare diversamente.

Naturalmente, per essere ricreativa, la vacanza deve lasciare lo spazio anche a momenti di noia positiva, non essere riempita in ogni spazio.
Ma una vacanza intenzionale, vissuta con consapevolezza e apertura, può diventare un vero laboratorio mentale per allenare creatività, visione e benessere.

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