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7 idee sbagliate sulla creatività (che limitano la tua)

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Errori e creatività

Da ormai sette anni, Adweek stila una lista delle cento persone più creative al mondo, la Creative 100. Nel 2021, una sola italiana era presente nell’elenco: Cristiana Boccassini, global chief creative officer di Publicis Italia e Le Pub.
Non tutti aspiriamo a diventare dei punti di riferimento di creatività; tuttavia, questa caratteristica può apportare un vero beneficio al nostro sviluppo personale in modi diversi. Ci aiuta a risolvere i problemi, a vedere le situazioni da angolature differenti, rendendoci meno rigidi; ci spinge ad essere più indipendenti, riduce la sofferenza psicologica e, in qualche modo, colora emotivamente la nostra vita.
Anche le ricerche dimostrano gli innumerevoli effetti positivi che creatività e immaginazione possono apportare alla nostra vita di tutti i giorni.

Quindi, perché non migliorarsi in questo aspetto?
Sfortunatamente, molti rinunciano in partenza: se ti senti poco creativo, sei convinto di non poterci fare nulla. Se lo sei, credi di non dovere apprendere altro. Niente di più sbagliato.

Purtroppo, la creatività è uno di quei temi di cui tutti parlano, ma che pochi si prendono la briga di approfondire realmente.

Da qui deriva, probabilmente, la diffusione di idee e concetti errati sull’inventiva che hanno preso piede. Ed essi, paradossalmente, tendono proprio a limitare quella creatività che, senza questi pregiudizi sbagliati, potresti sviluppare maggiormente anche tu.

Ma perché dovrebbe interessarti il tema? Probabilmente risponderai: “mica devo inventare il nuovo Iphone” o “non voglio certo essere come Picasso”.
Ecco, questo è esattamente il primo errore che si commette. Pensare che la creatività sia materia per artisti e imprenditori. Come abbiamo visto, è invece una dote che si può apprendere e che migliora la tua vita, aprendoti la mente e facendoti vedere nuove opportunità dove scorgevi solo ostacoli, vie di uscita ai problemi e donandoti un modo più ampio di analizzare la realtà che ti sta intorno.

Allora, proviamo a vedere quali sono questi pregiudizi sul pensiero laterale che ti portano sulla strada sbagliata.

1.         Il creativo è sempre un artista

Il più delle volte si tende a fare coincidere questa qualità con l’essere un artista. Niente di più sbagliato. La creatività ha diverse applicazioni. Dall’arte al settore imprenditoriale, dalla scienza alla vita quotidiana, essa è in grado di apportare valore in ogni campo. E anche se sei una schiappa in disegno e quando tratteggi un cavallo tutti pensano che sia un topo, puoi ugualmente avvalerti dei benefici dell’estro. Non sarai il nuovo Renoir, ma potrai comunque rendere la tua vita migliore.

È vero che per essere artisti è necessario essere creativi, ma non è vero il contrario. Dipende dal tipo di inventiva che si richiede (pensate all’innovazione in campo industriale, tanto per citarne una). Tra le altre cose, anche gli artisti possono avere le loro rigidità. Molti fra loro si identificano per un loro stile inconfondibile; questo significa che alcuni tratti tendono ad essere molto ripetuti. Magari sono stati originali in alcuni momenti, ma si mostrano poi ripetitivi in altri.

2.         La creatività è una questione di talento

Uno fra i pensieri più duri a morire è che la creatività sia un fatto di talento o di fortuna. Quindi, non c’è nulla da fare: o ce l’hai o non ce l’hai. Con buona pace della possibilità di migliorarsi.

Nella realtà, la situazione è, per fortuna, diversa. Questa qualità può essere esercitata, sviluppata con tecniche specifiche. Questo anche per chi è già dotato, fortunato lui, di talento naturale.
Insomma, si può migliorare sia che tu parta da zero sia che tu sia già ben portato. Talento e addestramento non sono in contraddizione.
D’altra parte, sarebbe come dire che un grande campione sportivo non ha bisogno di alcun allenamento. Il talento e la dotazione naturale sono solo una base fortunata in più, ma se non vuoi azzerare il tuo vantaggio, devi perfezionarti.

3.         Basta eliminare le inibizioni

È il concetto alla base del brainstorming. Per quanto liberarsi dai blocchi certamente aiuti, non è di per sé una condizione sufficiente. Sarebbe come dire che per andare in macchina basta togliere il piede dal freno. Certo, è necessario, però non equivale a spingere sull’acceleratore, ma solamente ad eliminare un blocco ulteriore.
Ci vogliono poi delle tecniche specifiche che aiutino a liberare l’immaginazione in modo attivo, non solo in “negativo” grazie all’eliminazione delle inibizioni. È necessaria, in pratica, un’attività finalizzata alla produzione attraverso tecniche e strategie definite.
Il brainstorming, per quanto utile in alcuni casi, ha poi un altro limite. Solitamente non è una strategia all’interno di un processo sistematizzato, ma viene utilizzata di quando in quando, per un periodo ben definito di tempo, aspettandosi che magicamente e per imposizione dall’alto, sprigioni tutta la creatività necessaria.
L’immaginazione è fluida di per sé, obbligarla in limiti temporali molto circoscritti e definiti è un controsenso. La creatività circola quando è libera di farlo, quando si può inserire in un’organizzazione (lavorativa o personale) che la stimola e sollecita continuamente, non solo quando serve.

Fra l’altro, questa idea si basa su un assunto sbagliato. Cioè che la mente sia naturalmente creativa, basta liberarla dai blocchi. Ciò è assolutamente sbagliato.
La mente è molto più abitudinaria e rigida che creativa, per quanto la nostra specie si sia sviluppata certamente grazie alla sua capacità di adattarsi e apprendere il nuovo per evolversi. Tuttavia, nella maggior parte del tempo funziona in modo poco flessibile. Perché?

Questa modalità ha un suo significato evolutivo. Il cervello, infatti, tende a interpretare ciò che avviene creando modelli e categorie che ci permettono di sopravvivere e affrontare la realtà esterna. Che, effettivamente, il più delle volte è ripetitiva.
Tale tendenza ci permette, quindi, di risparmiare moltissima energia fisica, psichica e mentale e non dovere riapprendere tutto ogni volta. Tuttavia, ci rende anche poco originali, perché per ridurre lo sforzo ci fa incanalare tutto in schemi già conosciuti, precludendoci la visione del nuovo.

4.         La creatività è follia e anticonformismo

Spesso si pensa che gli anticonformisti siano creativi e che tutti i creativi debbano essere un po’ “contro” e folli per definizione. Per quanto talvolta i due aspetti possano andare insieme, in realtà la creatività è molto di più. Anche perché si può essere anticonformisti senza essere particolarmente creativi, così come creativi senza essere per forza contro qualcosa o folli.
Il più delle volte, a dire il vero, l’innovazione che funziona può essere anche dirompente, introdurre schemi fortemente originali, ma non essere contro il sistema dominante. Più spesso, invece, entra in modo completamente nuovo “potenziandolo”, dandogli una spinta ulteriore, ampliandone le capacità. Come l’Iphone che ha diffuso un concetto assolutamente nuovo della telefonia, ma non si è posta in contrasto con il mondo in cui si inseriva.
E, allo stesso tempo, l’innovazione disruptive può essere “folle” nel senso di introdurre qualcosa di assolutamente geniale e innovativo, ma per funzionare e penetrare deve basarsi su un sistema organizzativo equilibrato e ben condotto.

Non dimentichiamo, poi, un aspetto essenziale: i conformisti sono, di solito, persone ligie alle regole. Normalmente, però, le regole che vengono insegnate non sono quelle della creatività. Se gli si insegnano le tecniche per essere più inventivi, non è affatto detto che non lo possano diventare. Anzi, proprio perché solitamente sono più bravi degli altri a comprendere e applicare gli insegnamenti che gli vengono dati, potrebbero stupirvi.

5.         Strutture e regole limitano la creatività, che dev’essere libera

Questo è uno dei fraintendimenti più comuni. L’idea di introdurre delle regole che stimolino la fantasia a molti appare un controsenso. In realtà, è perfettamente logica. Un po’ come quando si crede che si debbano lasciare i figli completamente liberi di esprimersi e senza alcun limite per farli diventare creativi e indipendenti. In realtà, questo è il modo migliore per crescere figli estremamente fragili e insicuri.

La libertà si esprime molto meglio laddove trovi una direzione generale entro cui incanalarsi, alcune tecniche che la indirizzino. Allo stesso tempo, la libertà che ci stimola è quella che trova delle barriere da valicare, un limite da oltrepassare per sentire di avare fatto un passo avanti. Se non abbiamo alcun confine, non avremo nulla da superare per migliorare.
In una qualsiasi gara sportiva, la competizione è eccitante perché si cerca di abbattere dei limiti e realizzare dei record, ma questo è possibile solo se vi sono alcune norme di base condivise a dare un senso all’impresa. Immaginate una gara di corsa dove chiunque può muoversi in qualsiasi direzione, su qualunque terreno scelga, per il tempo che vuole, utilizzando gli ausili che preferisce. Chi potrebbe dire chi ha vinto?!

6.        La creatività è una questione di emisfero destro

Negli anni si è creata la convinzione che tutto ciò che è razionale risieda nell’emisfero sinistro, tutto ciò che è irrazionale e creativo nel destro. Per quanto la specializzazione emisferica sia un concetto molto utile in diversi campi, va preso cum grano salis.
È, come molte semplificazioni, valida per molti aspetti ma non per tutti. La realtà è sempre più complessa del nostro desiderio di semplificare.

La creatività è un concetto complesso che difficilmente può rinchiudersi solo in una parte del cervello. Ad esempio, in un mio precedente articolo analizzavo uno studio in cui si è visto che le zone cerebrali interessate ad un compito creativo cambiavano a seconda della competenza richiesta.

E questo diventa tanto più vero quanto più ci allontaniamo dal campo dell’arte pura e ci avviciniamo alla creatività necessaria per modificare le nostre percezioni e concetti (quella più utilizzata, ad esempio, nell’ambito dell’innovazione industriale così come nella capacità di gestire il cambiamento in generale).
Proprio perché è nell’emisfero sinistro che si formano ed archiviano concetti e percezioni.

7.       La creatività ce l’hanno solo le persone molto intelligenti

Se consideriamo l’intelligenza come multifattoriale, come ormai la scienza ci dice, possiamo certo definire la creatività una forma di intelligenza. Che, però, non è direttamente collegata con la nostra capacità logico-razionale. Persone con un QI molto elevato potrebbero benissimo essere sprovvisti di creatività, poiché le funzioni che si attivano in questi processi sono differenti. Quindi, non necessariamente una persona molto abile a pensare razionalmente, è altrettanto capace di farlo in maniera creativa.

Anzi, spesso la nostra capacità di svolgere un pensiero razionale e di seguire un percorso logico riduce le possibilità della nostra mente solo a dei percorsi ben predefiniti, non facendoci scorgere alternative, se non sono già ben collaudate.
Naturalmente, non vuol dire che chi è più intelligente è meno creativo; tutti possiamo esserlo e aumentare la nostra predisposizione. Dobbiamo però imparare alcune tecniche che sono in parte controintuitive, lontane dal pensiero verticale. Per questo, anche le persone intelligenti possono avere bisogno di allenarsi ad essere più fantasiose

Conclusioni

Arrivati a questo punto, è chiara una cosa: per stimolare la creatività, è essenziale innanzitutto avere una visione corretta di questa qualità, presente in tutti noi. Dobbiamo solo imparare a coltivarla.
E il primo passo è abbattere convinzioni radicate ma erronee sul fatto che essa venga distribuita solo a pochi fortunati.

Fantasia e immaginazione non sono i premi di una lotteria ingiusta, ma doti da coltivare per vivere meglio la nostra esistenza.

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