Il potere della grinta nell’ottenere ciò che vuoi

Aspetti psicologici, Grinta | 0 commenti

Un uomo che si arrampica su una montagna molto ripida

Una delle domande che sicuramente passano di più nella mente di chi vuole ottenere un obiettivo a cui tiene molto (e nell’ambito dell’innovazione sono molte le persone di questo tipo) è quali siano le chiavi per il successo.
Piacerebbe a tutti noi avere la risposta a questa domanda racchiusa in una formuletta semplice: fai A, B e C e arriverai alla meta. Possibilmente, con A, B e C indicanti qualcosa di facilmente raggiungibile.

D’altra parte, non è un caso se il mondo è pieno di truffatori che ti raccontano che seguendo il loro semplice metodo nel giro di un baleno otterrai milioni fitti di euro. E te lo raccontano, solitamente, in un video filmato su una Lamborghini.
Peccato che, poi, chiuso il video, scendono dalla macchina, la restituiscono al noleggio auto di lusso, pagano quanto dovuto e se ne ritornano nella cameretta (magari in casa con mamma e papà) a montare il video che servirà  a vendere il loro prodotto. Il quale, purtroppo, verrà comprato sicuramente a suon di soldi da qualcuno convinto che in poche semplici mosse diventerà ricco.
In realtà, l’unico che metterà qualcosa in tasca sarà il nostro amico della Lamborghini a noleggio.
Ma no, se te lo stai chiedendo, neanche lui diventerà milionario.

Certo, l’idea di impegnarsi e fare fatica è la parte del percorso che piace meno a coloro che cadono in queste piccole truffe. Ci sarà un motivo, d’altronde, se non ho mai visto vendere corsi da migliaia di euro che promettono successo facile a Marchionne, Zuckerberg o Brian Chesky (a proposito, qui trovi la storia di Airbnb).

Aspetti psicologici e successo

Non solo la formula magica e veloce non esiste, ma certamente nel successo concorrono diversi aspetti. La fortuna, ovvio, ha un suo ruolo, ma per ridurre l’impatto di questa e alzare le possibilità di riuscita vi sono ovviamente diversi aspetti su cui fare affidamento. Alcuni pratici, come acquisizione di competenze, capacità di gestione e organizzazione, creazione di un buon network, ecc. E altre prettamente psicologiche.

Abbiamo già parlato a lungo di una di queste, il mindset, cioè l’atteggiamento mentale con cui ci si approccia alle sfide e agli impegni. È, in un certo senso, una base da cui partire e su cui innestare conoscenze e strumenti pratici. Senza il corretto mindset è un po’ come voler partecipare ad una gara di velocità indossando le scarpe coi tacchi.
Ma ce n’è sicuramente un’altra, che si può ritenere in qualche modo strettamente collegata e, volendo, la naturale conseguenza della prima: la grinta.

Gli studi della Duckworth sulla grinta

Angela Lee Duckworth è una professoressa di psicologia presso l’Università della Pennsylvania. I suoi studi si sono concentrati prevalentemente su grinta e autocontrollo. Nel suo libro “Grinta. Il potere della passione e della perseveranza” pubblicato in Italia nel 2017, parla dei risultati dei suoi studi in cui ha scoperto la forza di questo aspetto psicologico per arrivare agli obiettivi che ci si è posti. Molto più di altre caratteristiche a cui, solitamente, si dà più importanza rispetto al peso che possono acquisire nell’avere successo.
Ad esempio, ci spiega, la grinta può contare più del talento.

Naturalmente, l’autrice è ben consapevole di quanto questo aspetto dell’animo umano sia mutevole, ma le sue ricerche mostrano una direzione verso cui andare per farla crescere.
Da studentessa neo-laureata, la Duckworth si interessa della psicologia del successo, intervistando leader del mondo degli affari, dell’arte, dell’atletica, del giornalismo; ma anche in ambito accademico, della medicina e del diritto. Cercava di comprendere chi fossero le persone al vertice nei rispettivi campi, quali caratteristiche possedessero, cosa li rendesse speciali.

L’ingrediente segreto del successo

Molti di questi intervistati erano convinti che le persone di maggior successo fossero fortunate e talentuose (convinzione ben radicata in moltissimi di noi). Tuttavia, altri raccontavano storie di persone apparentemente ultra-dotate nel loro campo che, però, dopo poco abbandonavano o perdevano interesse prima di realizzare il loro potenziale.
La caratteristiche che sembrava contare di più, nei fatti, era quanto certe persone, nonostante un primo fallimento, decidessero di continuare per la loro strada e perseverare.

Perseveranza e passione

Forse conosci anche tu uomini o donne molto bravi in qualche attività ma che non reggono appena le cose si mettono male e non gli permettono di “splendere”.
Dalle sue analisi emergeva invece che chi teneva veramente duro di fronte ai risvolti negativi, persino quando non si sentiva mai veramente sicuro di potercela fare e raggiungere ciò che cercava, spesso arrivava alla meta. Anche durante il percorso, per quanto accidentato, questi soggetti sembravano molto soddisfatti, in quanto sinceramente e profondamente interessati e appassionati a ciò a cui si dedicavano.
Insomma, un po’ come quando si dice che quel che conta è il percorso e non la meta. Inseguire qualcosa è gratificante tanto quanto (e per alcuni di più) raggiungerlo.

Attenzione, quando parlo di passione non intendo dire che ogni singola sfaccettatura del lavoro che si fa per arrivare alla fine desiderata sia piacevole. Ma il fatto che l’obiettivo risulti entusiasmante per la persona, permette di non abbandonare neanche quegli aspetti più noiosi ma necessari per arrivare allo scopo finale.

In sintesi, indipendentemente dal campo, gli studi della Duckworth indicavano che i grandi successi sembravano derivare da una fortissima determinazione che si manifestava in due modi. Prima di tutto, attraverso resilienza e laboriosità. In secondo luogo, con una chiara consapevolezza di ciò che si voleva.
Determinazione e direzione, era questo a fare la differenza.

Detta in parole più semplici, sottolinea la Duckworth, avevano grinta.

Come si misura la grinta?

Arrivare ad una conclusione di questo tipo, non è poco. Ma rimane un problema enorme: come si misura qualcosa di così intangibile come passione e perseveranza?

L’autrice inizia a lavorare proprio su questi due aspetti finendo per realizzare una scala della grinta, la Grit Scale, un test che puoi eseguire facilmente e gratuitamente anche tu qui. Naturalmente, devi essere assolutamente onesto e sincero, dire bugie per ottenere un punteggio alto non ti servirà a nulla. Se non a dimostrare che potresti essere proprio una di quelle persone che si impegnano solo finché vanno bene e poi perdono di interesse: una strada spianata verso l’insuccesso 😉

Dal luglio 2004, la Duckworth ha iniziato a provare la sua scala su 1218 cadetti dell’Accademia militare di West Point. Un’accademia estremamente dura ed esigente, dove si sa chi inizia ma certo non chi arriva alla fine del percorso. Insomma, un buon punto di partenza per misurare quanto la grinta o altri aspetti caratteriali fossero collegati con il risultato finale.
Lo studio mostrò come il talento non fosse certo garanzia di grinta, mentre quest’ultima si rivelò un indicatore incredibilmente affidabile di chi ce la faceva e chi no. L’anno successivo i risultati furono equiparabili. Insomma, ciò che emergeva era che per superare tutte le prove e arrivare alla fine ciò che più contava era la grinta.

In quali ambiti conta la grinta?

Ora, il dubbio può essere che questo valga solo in determinate situazioni, come le accademie militari. Naturalmente, l’autrice ha poi ripetuto prove e analisi dei dati in molte altre situazioni differenti il cui fattore comune era però che fossero così impegnative da essere abbandonate da molte persone prima di arrivare in fondo.

Vendite

Un campo in cui è stato testato l’impatto della grinta è stato, ad esempio, quello delle vendite, una professione in cui il rifiuto quotidiano, che mette seriamente alla prova la resistenza del venditore, è all’ordine del giorno.
Dopo sei mesi dalla prima somministrazione del test, il il 55% dei venditori se n’era andato. E anche qui, la misura della grinta prevedeva chi rimaneva e chi lasciava. Allo stesso tempo, nessun altro tratto della personalità comunemente misurato, tra cui estroversione, stabilità emotiva e coscienziosità, era efficace quanto la grinta nel prevedere la permanenza nel posto di lavoro.

Scuola

Altri test vennero fatti sugli studenti delle scuole pubbliche di Chicago. Qui, ancora una volta, la grinta si dimostrò un predittore più potente del successo nello studio rispetto all’interesse per la materia, alla coscienziosità nello studio o al senso di sicurezza instillato dalla scuola.
Gli adulti più grintosi risultavano avere più probabilità di proseguire nella loro istruzione formale e di conseguire anche un MBA, un dottorato, una laurea in medicina, giurisprudenza o qualsiasi altra laurea specialistica rispetto a chi si erano diplomato solo in college quadriennali.

Naturalmente, in tutti questi casi anche altri elementi erano di aiuto. Ad esempio, nelle vendite lo era l’esperienza maturata. Nel sistema scolastico pubblico di Chicago, un insegnante di supporto rendeva più probabile che gli studenti si laureassero. Per gli aspiranti militari in carriera, la forma fisica di base all’inizio dell’allenamento era essenziale.
Ma anche confrontando in tutti questi ambiti le persone con livelli simili di queste caratteristiche, la grinta prediceva comunque il maggiore successo a parità di altre condizioni. Insomma, la grinta fa la differenza in tutti.

Questi risultati ritornavano praticamente in ogni misurazione fatta su campioni anche molto differenti fra loro su abilità e settori estremamente differenziati, dove la misura di tale competenza permetteva di prevedere meglio di qualunque altro elemento il successo finale.
Ma il potere della grinta non fu l’unica scoperta fatta.

L’utilizzo della grinta

Dalle tante ricerche realizzate, continuavano ad emergere molti dati che confermavano l’importanza di questo aspetto. Tuttavia, gli elementi raccolti permettevano di vedere anche altro. E cioè che il nostro potenziale è una cosa. Ciò che ne facciamo è un’altra. E questo la Duckworth aveva già iniziato a notarlo, in modo non scientifico ma per esperienza personale, quando faceva l’insegnante di matematica, prima di diventare psicologa.

In quel ruolo, aveva osservato come alcuni studenti apprendessero certi concetti più facilmente di altri. Tuttavia, alla fine del primo periodo di valutazione, si accorse anche che alcuni di questi alunni molto capaci non stavano andando bene come si sarebbe aspettata. Certi ottennero ottimi risultati, ma altri pur talentuosi finirono per prendere voti mediocri o peggio. Oltre a ciò, molti degli studenti che inizialmente avevano avuto difficoltà se la cavarono meglio di quanto si aspettasse.
Chi performava meglio aveva la tendenza a non distrarsi, prendere appunti e fare domande. E se qualcosa non arrivava al primo tentativo, ci provavano e riprovavano ancora.
A quanto pare, talento e attitudine non garantivano il successo.

Insomma, anche lei era stata distratta dall’idea che a definire l’eccellenza servisse il talento. Forse, era il caso di considerare, invece, anche l’importanza della tenacia e dello sforzo profuso.
Non solo. Persino studenti apparentemente più deboli su diverse materie, sembravano poi particolarmente acuti quando parlavano di temi di cui erano appassionati. Anche questo, poteva mostrare che la passione e l’impegno conseguente potevano arrivare là dove il talento non riusciva.
Mano a mano che l’esperienza dell’insegnamento proseguiva, la nostra ricercatrice si convinceva sempre più che a fare la vera differenza fosse lo sforzo. E anche questo contribuì al suo interesse per la psicologia, carriera intrapresa di seguito.

La sopravvalutazione del talento

In realtà, sopravvalutare l’importanza del talento è qualcosa di molto umano. A livello profondo, emotivo.
Infatti, se tramite sondaggi chiedete cosa sia più importante per il successo, se il talento o lo sforzo, le persone danno circa il doppio dei voti allo sforzo. Idem se parliamo di capacità atletiche o di capacità musicali. Così come valutano molto di più la laboriosità che l’intelligenza nell’assumere personale. A parole.

Se, però, si indaga con metodi più indiretti, spesso emerge un pregiudizio che va esattamente nella direzione opposta: amiamo il talento naturale.
Insomma, mentre la nostra mente razionale dice che lo sforzo e l’allenamento continuo contano di più per il successo, la nostra “pancia” ci porta in direzione opposta, cioè a percepire che le doti naturali contino di più.
E non solo in discipline come musica e sport, bensì anche in settori dove dovrebbe essere chiaro quanto il duro lavoro e la tenacia siano essenziali nel raggiungere obiettivi, cioè in ambito imprenditoriale.

Il bias della naturalezza

Il “bias della naturalezza” è un pregiudizio nascosto contro coloro che hanno ottenuto ciò che hanno perché ci hanno lavorato e una preferenza implicita per coloro che riteniamo si siano guadagnati il posto che occupano grazie al loro talento naturale. Non lo ammettiamo razionalmente, ma lo agiamo inconsciamente.
D’altra parte, sappiamo bene come nei bias sia il Sistema 1 a trascinare nell’errore il Sistema 2 (e, se non lo sai, ti consiglio di guardare i vari articoli scritti sull’argomento).

La profezia che si autoavvera

Purtroppo, non si tratta solo di un bias interno che non ha conseguenze esterne. Quando noi riteniamo che qualcuno abbia più probabilità di emergere, iniziamo a modificare il nostro atteggiamento nei suoi confronti. Cominciamo, ad esempio, ad aspettarci che eccella e questa aspettativa diventa una profezia che si autoavvera. In qualche modo, favoriamo chi pensiamo abbia una dote naturale e lasciamo più facilmente indietro chi si impegna senza essere di suo ricco di talento.

Questa modalità finisce per incoraggiare, nello studio come nel lavoro, una cultura narcisistica, basata su un mindset statico, con tutti i problemi che questo comporta.

Non solo talento

Naturalmente la Duckworth non vuole fare una battaglia contro il talento. È evidente che alcuni di noi siano più portati per alcuni ambiti ed eccellano facendo meno sforzi.
Ma se poniamo l’accento solo sul talento, rischiamo di lasciare indietro tutto il resto, che pure è molto importante. E, fatto ancora più grave, trasmettiamo inconsapevolmente il messaggio che questi altri fattori, tra cui mindset e grinta, non contino tanto quanto (e più di) il talento.
Incontrare un insegnante, un mentore, un superiore che crede in noi e ci incoraggia anche là dove non mostriamo doti naturali ed eccezionali (ma riusciamo a colmare le lacune con l’impegno), può fare tutta la differenza del mondo. E spingerci al successo. O, in direzione contraria, a farci credere che non ce la faremo mai.

Ma cos’è, veramente, il talento?

Quindi, riassumendo: nonostante razionalmente ci rendiamo conto quanto siano importanti elementi come sforzo e perseveranza, inconsciamente tendiamo a sopravvalutare il peso del talento. Ma cosa rappresenta, veramente, questa parola? Istintivamente, ci viene in mente una sorta di superpotere, di quantità estrema di una competenza, che è toccata in dono a qualcuno.

Tuttavia, uno studio interessante intitolato “The Mundanity of Excellence” di Dan Chambliss sui nuotatori agonisti spiega in modo molto più semplice l’origine di queste “straordinarie” doti. Secondo questa analisi, i risultati umani più sbalorditivi sono, di fatto, l’aggregato di innumerevoli elementi individuali, ognuno dei quali è, in un certo senso, ordinario.
Per Chabliss, una prestazione superlativa non sarebbe altro che la confluenza di decine di piccole abilità o attività, che sono state nel tempo trasformate in abitudini e poi assemblate in un insieme sintetico e ben coordinato.
Ogni singolo elemento in sé non ha nulla di sovrumano; è l’esecuzione simultanea, coerente e corretta di tutte queste capacità insieme che producono l’eccellenza.

La somma è più dell’insieme delle parti

Quello che noi vediamo quando osserviamo un atleta dotato di “talento” non è altro che il risultato di esperienza e allenamento che hanno portato queste diverse competenze a coordinarsi perfettamente in un livello di eccellenza che a noi pare “naturale”.
In realtà, andando a fondo nelle biografie di questi grandi nuotatori si scoprono molti fattori che contribuiscono spesso al loro successo finale. Fra questi, risultano quasi sempre dei genitori interessati allo sport, abbastanza abbienti per pagare tutti i costi collegati ad un allenamento continuo ed intensivo. E, soprattutto, migliaia di ore spese in piscina nel corso di anni e anni, durante i quali i famosi elementi individuali andavano a perfezionarsi e a calibrarsi su un equilibrio che finiva per determinare la prestazione impeccabile.

D’altra parte, vedere solo il talento semplifica di molto il pensiero e sembra la spiegazione più ovvia quando si guardano esclusivamente gli effetti finali di questo interminabile esercitarsi.
Il mistero del nuotatore dotato è certamente più affascinante rispetto alla banalità del sacrificio e perfezionamento continuo.

Conclusioni

In definitiva, la grinta è un fattore cruciale per il successo, ben più del talento innato o della semplice fortuna. Come dimostrato dagli studi della psicologa Angela Duckworth, è la combinazione di passione e perseveranza a fare davvero la differenza, soprattutto quando le difficoltà si fanno sentire.
Le persone che dimostrano una determinazione incrollabile, nonostante i fallimenti iniziali o le sfide, sono quelle che alla fine raggiungono i propri obiettivi.
La grinta non solo predice il successo in molti ambiti, ma ha anche il potere di trasformare il percorso verso il traguardo in un’esperienza gratificante, indipendentemente dalla meta.

Dobbiamo, però, essere consapevoli del pregiudizio che spesso sopravvaluta il talento naturale. La nostra cultura tende a celebrare i successi ottenuti con doti straordinarie, ma ciò che veramente fa la differenza è l’impegno costante e la capacità di non arrendersi.
La tenacia, l’autocontrollo e la resilienza sono componenti essenziali per superare gli ostacoli e raggiungere traguardi che sembrano lontani.

In conclusione, oggi abbiamo esplorato l’importanza della grinta nel realizzare i propri sogni. Se vuoi sapere anche com’è strutturata e come svilupparla, leggi questi altri due articoli:

La struttura della grinta: il percorso per arrivare al successo

Sviluppare la grinta: guida pratica per essere più determinati

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