Il potere delle soft skills per eccellere nel lavoro

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Il potere delle soft skills per eccellere nel lavoro

Il concetto di “soft skills” o “abilità trasversali” è oggetto di discussione nel mondo accademico e professionale da diverso tempo. Tuttavia, è stato negli ultimi anni, soprattutto negli ultimi due decenni, che le soft skills hanno guadagnato una maggiore attenzione e rilevanza.

Ma di cosa si tratta, esattamente, e perché queste abilità vengono definite “morbide”?

Le soft skills sono abilità non tecniche che riguardano principalmente le capacità personali, sociali e comunicative di un individuo. Queste abilità includono la gestione del tempo, la comunicazione efficace, la leadership, la risoluzione dei conflitti, l’empatia, la creatività e molto altro.

Differenze con le hard skills

Sembra che il termine sia stato stato coniato alla fine degli anni ‘60 dalla marina militare degli Stati Uniti quando si accorse che a determinare la vittoria nelle battaglie non  erano tanto le competenze tecniche, quanto alcune abilità, appunto, più…delicate. Ad esempio, il modo in cui un gruppo di soldati veniva guidato.

“Soft skills” si contrappone a “hard skills”, quindi a competenze “dure”. Queste ultime si definiscono così perché sono abilità tecniche, generalmente misurabili e oggettive. Si tratta di capacità concrete, spesso quantificabili, che riguardano competenze specifiche, conoscenze specializzate o abilità pratiche acquisite attraverso l’istruzione formale, l’addestramento o l’esperienza. Insomma, le hard skills sono solide, tangibili e facilmente dimostrabili.

Esempi comuni di hard skills includono:

  • Conoscenze informatiche, come programmazione, utilizzo di software specifici, sviluppo web, ecc.
  • Abilità linguistiche, come la conoscenza di una lingua straniera.
  • Competenze matematiche e statistiche.
  • Abilità in campo scientifico o tecnico, come la chimica, la fisica, l’ingegneria, ecc.
  • Competenze di progettazione e grafica.
  • Abilità operative specifiche, come la guida di un veicolo pesante o la gestione di strumenti complessi.

Queste abilità sono spesso misurabili attraverso test, certificazioni o dimostrazioni pratiche; sono quindi relativamente facili da valutare e comparare tra individui.

Al contrario, le “soft skills” (abilità trasversali) sono abilità più legate agli aspetti personali, sociali e comunicativi, come si diceva, e spesso non sono misurabili in modo così oggettivo.
In un mondo del lavoro che per tanti decenni si è occupato di aspetti concreti, pratici, di macchinari o tecnologia, l’idea che capacità poco quantificabili e meno direttamente collegate alla parte visibile del proprio compito potessero essere importanti è stata presa scarsamente in considerazione.

La loro importanza nel mondo del lavoro

Tuttavia, con la complessificazione del mondo del lavoro attraverso l’aumento delle dinamiche di squadra, della comunicazione virtuale e delle dimensioni delle organizzazioni si è fatta strada la crescente consapevolezza dell’importanza delle competenze personali nell’ambiente professionale. E si è compreso sempre più come le soft skills possano essere essenziali per il successo sul lavoro. Tanto che molte aziende e scuole offrono sempre più frequentemente corsi di sviluppo delle soft skills e ne riconoscono l’importanza nei processi di selezione del personale e di valutazione delle prestazioni.

Per molto tempo, quindi, le hard skills hanno avuto la priorità rispetto alle soft skills. Questo sia per come era strutturato il lavoro sia per la loro maggiore comprensione e misurabilità: hai un certificato o non ce l’hai, hai un certo punteggio ad un test o esame, sai fare una certa operazione oppure no.

Oggi, l’amore per le hard skills non è venuto meno e, soprattutto in ambiti scientifici e tecnici, si pone ancora molta enfasi sullo sviluppo di competenze pratiche e poca sulle capacità interpersonali. L’idea che qualcosa di così “evanescente” possa avere un impatto tanto forte, non piace certamente a molti amanti di concretezza, numeri e metodi pratici. Non per questo le cose cambiano e, piaccia o non piaccia, il successo – ancora di più nel mondo di oggi – dipende almeno altrettanto (se non di più) da competenze trasversali come creatività, collaborazione, empatia, gestione del tempo, leadership, adattabilità.

Quali sono le principali soft skills

Ma quali sono, esattamente, queste abilità trasversali? È difficile identificarle tutte, tanto più che alcune possono avere sfumature che si intrecciano con altre. Di seguito provo ad elencarne diverse, spiegando brevemente in cosa possono essere importanti nella vita personale e professionale.

  1. Comunicazione: comunicare chiaramente ed efficacemente sia verbalmente che per iscritto è essenziale in qualsiasi contesto. Di questa fa parte anche l’ascolto attivo, cioè la capacità di ascoltare attentamente gli altri, senza interruzioni. Una comunicazione poco chiara può produrre attriti e ostacolare il flusso di lavoro oltre che conflitti personali.
  2. Problem Solving: è la capacità di affrontare e risolvere i problemi in modo efficace. Comprende l’analisi di situazioni complesse, la ricerca di soluzioni creative e la valutazione delle opzioni disponibili per prendere decisioni informate.
  3. Empatia: saper comprendere e identificarsi con le emozioni e le prospettive degli altri è fondamentale per costruire relazioni solide.
  4. Gestione del tempo: pianificare, organizzare e gestire il proprio tempo in modo efficace è cruciale per la produttività, ma anche per una sana gestione della propria vita personale in un mondo sempre più rapido e carico di attività.
  5. Negoziazione e risoluzione dei conflitti: essere in grado di negoziare in modo efficace aiuta a raggiungere accordi soddisfacenti per tutte le parti coinvolte. Comprende anche il sapere affrontare e risolvere in modo costruttivo i conflitti che possono presentarsi, grazie alla capacità di capire le ragioni altrui.
  6. Lavoro di squadra: collaborare efficacemente con gli altri per raggiungere obiettivi comuni è cruciale in un ambiente di lavoro.
  7. Leadership: sapere ispirare, motivare e guidare gli altri è essenziale per la gestione e lo sviluppo di squadre e progetti.
  8. Gestione dello stress: sapere utilizzare lo stress in modo sano e produttivo influisce sul benessere personale e professionale, ancor più in un mondo accelerato e richiedente come quello odierno.
  9. Pensiero critico: pensare in modo razionale comprendendo la connessione fra le idee e la differenza fra realtà e percezioni soggettive permette di valutare e analizzare in modo obiettivo le situazioni e le informazioni.
  10. Creatività: pensare in modo innovativo e trovare soluzioni originali ai problemi è una capacità preziosa in vari settori dal lavoro alla vita personale.
  11. Adattabilità: essere aperti ai cambiamenti e in grado di adattarsi a nuove situazioni è importante in un mondo in continua e veloce evoluzione.
  12. Auto-motivazione e fiducia in se stessi: essere in grado di trovare la spinta intrinseca per raggiungere obiettivi personali e professionali è una condizione essenziale per ottenere quanto ci si è prefissati. È legata anche alla fiducia nelle proprie capacità e decisioni, altro ingrediente essenziale per raggiungere i risultati cercati.
  13. Capacità decisionale: prendere decisioni informate basate su dati e valutazioni, rispondendo velocemente a problemi inaspettati risulta importante in ambienti o ruoli dove l’autonomia è incentivata.
  14. Auto-consapevolezza: comprendere le proprie emozioni, punti di forza e debolezze è fondamentale per lo sviluppo e il miglioramento personale.
  15. Intraprendenza: significa essere proattivi e pronti a cominciare azioni e iniziative. Gli individui intraprendenti cercano opportunità e sono disposti a prendere rischi calcolati per raggiungere obiettivi.
  16. Autonomia: vuol dire essere in grado di lavorare in modo indipendente senza costante supervisione. È una capacità che coinvolge l’iniziativa e la responsabilità personale nel portare a termine compiti e progetti.

Le soft skills sono abilità secondarie?

Il termine “soft” non ha certamente contribuito a farne comprendere l’importanza. Sembra che, già nel nome, si indichi qualcosa di non sostanziale. Ma è vero? No, per diversi motivi.

Intanto, consideriamo che le hard skills, al mondo d’oggi, in cui le evoluzioni tecniche si susseguono rapidamente, tendono ad invecchiare precocemente. Le soft skills, al contrario, non diventeranno mai obsolete. Inoltre, non sono specifiche di un compito ma, una volta possedute, possono essere passate da un ruolo e da un ambito all’altro. Non a caso si definiscono anche “trasversali”.

Possiamo immaginare le hard skills come quelle conoscenze che ti aiutano nell’ottenere un lavoro mentre le soft  ti permettono di eccellere nello stesso.
Infatti, per quanto si tenda a pensare che la vera differenza nel lavoro la facciano le prime, varie ricerche mostrano come il vero valore aggiunto sia in termini di produttività sia di risultati economici lo portino le seconde.

Cosa dicono le ricerche

Nel libro “Lavorare con intelligenza emotiva”, Daniel Goleman porta innumerevoli studi scientifici che, ad esempio, mostrano l’impatto di questa competenza soft sulla produttività sia personale che di gruppo e le maggiori possibilità che dà di eccellere nella propria mansione.

Inoltre, in una famosa ricerca del 2012, intitolata “Progetto Aristotele”, Google cercò di scoprire cosa rendesse le squadre di successo. La ricerca coinvolse 180 squadre reali e diverse all’interno dell’azienda e furono condotte oltre 200 interviste.

Contrariamente alle aspettative iniziali, la costituzione della squadra, la collocazione geografica e altri fattori tradizionalmente considerati importanti, come l’anzianità e le dimensioni del team, hanno dimostrato di non influire significativamente sulla performance.

Google ha identificato, invece, i cinque fattori chiave che contraddistinguono le squadre di successo:

  1. Sicurezza psicologica: Le squadre in cui i membri si sentono a loro agio nel prendere rischi e mostrare vulnerabilità senza timore di critiche o punizioni hanno migliori performance.
  2. Affidabilità: La costante puntualità e qualità del lavoro svolto dai membri della squadra è un elemento essenziale. La fiducia reciproca è fondamentale.
  3. Struttura e chiarezza: Ogni membro deve avere ruoli, obiettivi e responsabilità chiari. È importante sapere cosa ci si aspetta da ciascun membro.
  4. Significato: Il lavoro deve avere un significato personale per i membri della squadra. Questo può variare, ma è cruciale che il lavoro sia importante per loro.
  5. Impatto: Le squadre devono percepire che il loro lavoro contribuisce in modo significativo agli obiettivi dell’organizzazione e che fa la differenza per l’azienda e i clienti.

Insomma, questi cinque fattori – chiaramente “soft” – sono stati ritenuti più importanti della composizione della squadra o di altri elementi precedentemente considerati cruciali. La ricerca ha dimostrato che il modo in cui le squadre lavorano insieme e le dinamiche di interazione sono fondamentali per il successo, più di chi fa parte della squadra o dove si trova fisicamente. La sicurezza psicologica, in particolare, è emersa come un elemento centrale, consentendo ai membri di esprimersi liberamente, condividere idee e lavorare in modo collaborativo.

Questi due esempi sintetizzano bene i risultati di molte altre ricerche.

 Le soft skills si possono misurare?

Per la loro stessa natura, le soft skills sono incredibilmente difficili da misurare. Esistono, ad esempio, delle valutazioni del quoziente emotivo che, però, è solo una parte delle competenze trasversali.
Ci sono, poi, misure del quoziente di adattabilità, che risulta sempre più importante. Ma il tema è lo stesso: non rappresenta tutte le soft skills, ma una minima parte. Lo stesso dicasi per il CQ, o quoziente di creatività o qualsiasi altro quoziente che ti venga in mente collegato a capacità trasversali. Per non parlare del fatto che questi test non sempre si fondano su basi scientifiche troppo solide.
Inoltre, la loro misurazione spesso comporta un certo grado di soggettività e i risultati possono variare in base alle percezioni e alle esperienze delle persone coinvolte. Non dimentichiamo, poi, che le soft skills possono essere influenzate da fattori culturali e ambientali, il che rende la loro valutazione ancora più complessa.

Le soft skills possono essere apprese?

A questo punto, la domanda sorge spontanea: ma se sono competenze così importanti, è possibile insegnarle e apprenderle?

Sì, è possibile. Ma, trattandosi di abilità molto particolari e non di conoscenze da imparare a memoria, è chiaro che i metodi saranno differenti da quelli che si possono usare con materie più tecniche e specifiche.
Per svilupparle serve non solo l’educazione in sé, ma soprattutto tempo, pratica ed esperienza.

L’ideale, è mettere insieme questi aspetti:

  • Formazione: programmi di formazione specifici possono essere progettati per insegnare soft skills. Essi possono includere workshop, seminari, corsi online e altri metodi di apprendimento formale.
  • Esercitazioni: l’educazione sulla teoria va necessariamente affiancata con esercitazioni specifiche. Ad esempio, si possono attivare role playing su comunicazione, risoluzione dei conflitti e gestione del tempo che vanno strutturati e ripetuti per acquisire competenza.
  • Coaching psicologico: Uno psicologo può lavorare individualmente con una persona per sviluppare e rafforzare le sue soft skills. Questo approccio fornisce feedback personalizzato e consigli pratici.
  • Apprendimento esperienziale: Molte soft skills si sviluppano meglio attraverso l’esperienza pratica. Lavorare su progetti, assumere ruoli di leadership, interagire con diverse persone e affrontare sfide nella vita quotidiana possono aiutare a migliorare le soft skills.
  • Feedback: Ricevere feedback regolare da colleghi, superiori o mentor può essere estremamente utile per identificare aree in cui è possibile migliorare le soft skills.
  • Auto-riflessione: L’auto-riflessione è un modo importante per migliorare le soft skills. Le persone possono esaminare le loro interazioni e comportamenti, identificare punti di forza e debolezza e lavorare sui miglioramenti.
  • Osservazione: vedere il comportamento di modelli di riferimento o di esperti in determinate soft skills può fornire insight su come applicarle con successo.
  • Apprendimento continuo: le soft skills possono essere affinate nel tempo attraverso l’apprendimento continuo e l’apertura al cambiamento. Il feedback costante e l’adattamento sono cruciali.

È inutile dire che, trattandosi di materia alquanto complessa e pratica, l’ideale è unire diverse, se non tutte, di queste componenti. La teoria, da sola, non può bastare.
Lo sviluppo delle soft skills richiede tempo, impegno e pratica continua. Se si lavora in un’organizzazione, certamente una cultura aziendale che valorizzi queste abilità favorisce il loro sviluppo.

Conclusioni

Le competenze trasversali sono sempre state importanti e hanno sempre fatto la differenza. Tuttavia, in passato, in un mondo lavorativo meno complesso, che richiedeva anche meno integrazione di saperi e competenze differenti, persino con minore ricchezza culturale, il loro ruolo poteva più facilmente essere trascurato.

Oggi, in un mondo globalizzato, interconnesso, sempre più intricato e collegato, rinunciare a queste abilità significa perdere fortemente in ricchezza e produttività.
Non solo; il dopo COVID e la riscoperta di alcuni valori, soprattutto da parte della Gen Z (ma non solo), ha fatto emergere sempre più la necessità, per le aziende, di dotarsi di un’attenzione particolare verso certe competenze non solo hard. Dotarsi sia nel senso di ricercare persone che abbiano sviluppato le soft skills sia nel senso di potere offrire loro un ambiente attento a livello umano. Perché sempre più le persone stanno guardando a cosa offre da questo punto di vista un’organizzazione. Tecnologia, progresso, remunerazione non sono più gli unici fattori determinanti nell’accettazione di un lavoro. E, spesso, neanche i più importanti.

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